GIOVEDÌ 23 GIUGNO 2016, 18:00, IN TERRIS

LA CORTE DEI CONTI: "PIL TROPPO MODESTO, SIAMO IN RITARDO"

Presentata la relazione sul rendiconto generale dello Stato 2015. "Il debito pubblico è il maggior elemento di vulnerabilità"

DANIELE VICE
LA CORTE DEI CONTI:
LA CORTE DEI CONTI: "PIL TROPPO MODESTO, SIAMO IN RITARDO"
"Il recupero della crescita del Pil appare ancora troppo modesto e, soprattutto, in ritardo rispetto alla ripresa in atto negli altri principali Paesi europei". Lo dice il presidente di coordinamento delle sezioni riunite della Corte dei Conti, Angelo Buscema, nella relazione sul rendiconto generale dello Stato 2015. "L'elemento di maggiore vulnerabilità italiana - ha sottolineato - è l'elevato livello del debito pubblico, impone, ben più dei vincoli Ue, un dosaggio molto attento tra sostegno alla crescita e rientro del debito, fondamentale per le aspettative dei mercati".

Buscema parla di un quadro europeo "sempre meno stabile" per le spinte che arrivano "non solo nella Gran Bretagna". Il presidente osserva che la fase attuale "è dominata da molteplici fattori di incertezza sul piano internazionale come su quello interno". Tra i fattori di incertezza anche "una condizione latente di instabilità finanziaria, connessa alle incertezze che originano dai diffusi timori sullo stato del sistema bancario in Europa".

Per il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, "Lo sforzo di contenimento degli ultimi anni appare assai severo, soprattutto sulle spese che più incidono sul funzionamento delle amministrazioni e sui servizi resi ai cittadini". Il giudice contabile ha ricordato in particolare che tra 2010 e 2015 la spesa per i redditi da lavoro dipendente nella P.a. è diminuita "in valore assoluto a oltre 10 miliardi". L'azione di riequilibrio dei conti pubblici si è tradotta anche in risparmi "molto rilevanti" della spesa per interessi sul debito.

Secondo il procuratore generale Martino Colella "l'auspicabile prospettiva di una riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese ripropone la necessità di una revisione strutturale dell'intero sistema tributario". L'impegno, ha sottolineato, deve muoversi "in tre direzioni: un ampliamento della base imponibile, una rivisitazione degli obiettivi redistributivi assegnati al sistema di prelievo e la ricerca di un effettivo coordinamento della leva fiscale tra livelli di governo".
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