Camera e Senato: ecco i nomi dei capigruppo
MARTEDÌ 27 MARZO 2018, 16:21, IN TERRIS

ITALIA 2018

Camera e Senato: ecco i nomi dei capigruppo

Consultazioni in "rosa" per Forza Italia. Grillo-Toninelli (M5S), acclamazione per Delrio-Marcucci (Pd). Conferme Lega

REDAZIONE
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Bernini, Delrio, Toninelli, Fornaro
Bernini, Delrio, Toninelli, Fornaro
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on la nomina odierna dei capigruppo di Camera e Senato si vanno delineando le strategie e i destini delle forze politiche in Parlamento. In Forza Italia il colore che domina è il rosa. Anna Maria Bernini, dopo esser stata proposta sabato scorso dalla Lega come presidente del Senato, è la nuova presidente dei senatori forzisti, mentre Mariastella Gelmini è stata eletta capogruppo alla Camera. Entrambe elette all'unanimità.

Pareri unanimi anche nel M5S, dove sono stati eletti Giulia Grillo capogruppo alla Camera e Danilo Toninelli al Senato. "Abbiamo ratificato il comitato direttivo, siamo ora organizzati per realizzare il programma per cui siamo stati votati da 11 milioni di italiani”, ha affermato il capogruppo M5S al Senato Danilo Toninelli al termine dell’assemblea. Complimenti alla coppia Grillo-Toninelli sono giunti dal capo politico pentastellato Luigi Di Maio "per il grande lavoro fatto nella conferenza dei capigruppo".

Nel Partito Democratico Graziano Delrio è stato eletto alla Camera per acclamazione dall'assemblea del gruppo. Andrea Marcucci è invece il nuovo presidente dei senatori dem. "Vogliamo provare tutti insieme a dare un segnale di squadra e l'unità è il presupposto per costruire il rilancio del Pd. Per questo le due proposte che vi presento per i capigruppo sono fatte con questo spirito", ha detto il reggente Pd Maurizio Martina presentando le sue proposte all'assemblea del gruppo alla Camera.

La Lega non offre sorprese: Gianmarco Centinaio capogruppo al Senato e Giancarlo Giorgetti alla Camera. Federico Fornaro di Leu è  stato invece eletto presidente del Gruppo Misto alla Camera. In Fratelli d'Italia nomina di capogruppo "pro tempore" alla Camera per Fabio Rampelli, che manterrà il ruolo fin quando non sarà completato il mosaico dell'ufficio di presidenza di Montecitorio. Al Senato nominato invece Stefano Bertacco, veronese ex Forza Italia.

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COMMENTO | ENRICO PAOLI

Capigruppo scelti pensando al governo

COMMENTO ENRICO PAOLI Facebook Twitter

Potrà sembrare un rito stanco e antico ma nella liturgia della politica, e la nuova era appena iniziata non sembra volersi affrancare da quelle regole codificate dal tempo più che dalla consuetudine, la scelta dei capigruppo di Camera e Senato serve a tracciare la rotta che seguiranno i partiti. Come nostromi su una nave a vela, i leader delineano traiettorie e percorsi destinati a segnare l’andamento della legislatura. Del resto, una volta passate le elezioni, spente le luci dei commenti a gettone, ciò che conta veramente sono i numeri, perché è solo con quelli che si governa. E se Lega e Movimento 5 Stelle, nell’immaginario collettivo, rappresentato la novità, la variabile che sposta la pallina nel flipper, il loro effetto dirompente finisce nel momento in cui  le regole del gioco tornano a determinare la scena. Fuor di metafora, Carroccio e pentastellati, nella scelta dei capigruppo non hanno recitato a soggetto, ma hanno seguito un copione scritto da tempo, imparato a memoria dagli attori mandati in scena, in modo da rassicurare l’establishment e gli elettori. Diamo loro quello che si aspettano, in fondo la vera partita riguarda la formazione del governo.

In parte anche Forza Italia ha seguito una traiettoria lineare, rinunciando a percorsi arditi, mentre il Pd ha giocato di sponda non volendo restare marginale. La scelta di Del Rio, meno sbarazzina e più istituzionale, serve a dare al Nazareno un punto di riferimento pragmatico in Aula, soprattutto nel momento in cui ci saranno da prendere decisioni di peso. Il partito di Berlusconi, invece, muovendo le Regine, prova a dare scacco al Re. E' chiaro a tutti, ormai, che Lega e Cinque Stelle, con una sorta di patto non scritto e non detto, si stanno annusando, fiutando, nella convinzione che questo è il loro momento. Ora, adesso, non domani. E quindi per uscire dal tornante dell’opportunità per imboccare quello della storia che porta alla bandiera a scacchi hanno bisogno di neutralizzare Berlusconi, di metterlo nella condizione di non dettare le condizioni, ma di subirle. L’indicazione della Bernini e della Gelmini, due donne forti nel partito e fortissime sul territorio dove comandano truppe cammellate pronte a muoversi a seconda del bisogno, serve a spostare in avanti l’orologio della storia. Forza Italia, restando ancora a Brunetta e Romani, sarebbe stata inevitabilmente votata a guardare il passato, non ad osservare il presente. In questo almeno, l’ex premier, nonostante il rischio fronda degli scontenti, ha avuto fiuto. Ma fuori dalla scacchiera dei nomi, dove le pedine sono state mosse con una certa astuzia, tanto il Pd quanto Forza Italia devono trovare il coraggio di mettersi davanti allo specchio per fare i conti con i propri errori. Che non sono pochi.

Che il Cavaliere abbia sbagliato la campagna elettorale è un fatto acclarato, così come che il Pd soffra ancora dell’effetto Renzi. Ma se entrambe le formazioni non molleranno in fretta la zavorra, rischiano di essere superate dalle forze emergenti. L’opa lanciata da Salvini sul partito degli azzurri è tanto forte quanto inevitabile, e solo Berlusconi rappresenta un argine. Stabilire sino a quando la diga potrà reggere non è facile. E non per il dato anagrafico quanto per l’oggettivo quadro politico che si va delineando. Se Salvini chiuderà con Di Maio la partita del governo, significa  che per i prossimi due anni, almeno, avremo un governo di programma che metterà alle corde gli alleati e gli avversari. Berlusconi sarà in grado di trattenere i suoi? E Renzi avrà la forza di tenere in ostaggio il partito? Le nomine dei capigruppo, se lette in filigrana, disegnano una strana verità: nulla è come appare. In pratica, ciò che si vede in scena, non corrisponde a ciò che sta avvenendo nel retropalco, figuriamoci nei retrobottega delle ditte. E non è detto che sia un male. In fondo, il biglietto pagato era a metà prezzo. Per quello intero dovremo aspettare il prossimo giro.

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