I volti di un’umanità ferita nel corpo e nella dignità

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Palanca 14/03/2022 - guerra in Ucraina / foto Imago/Image nella foto: profughi ONLY ITALY

Fa impressione, in questi giorni, ascoltare le notizie sulla guerra in Ucraina, vedere i volti di uomini donne e bambini vittime della disumanità del conflitto. Un conflitto che ci ha riportato indietro di quasi 80 anni, mette in discussione il cammino e le conquiste sui diritti umani fatte finora. Nel giro di pochi giorni ci siamo ritrovati davanti ad un imbarbarimento a cui non eravamo preparati; i morti a Bucha ne sono un drammatico esempio, scene raccapriccianti si sono presentate agli occhi dei cronisti che tentano loro malgrado di raccontarci i tanti volti di questa guerra: volti dei sopravvissuti che non hanno più neanche le lacrime per piangere i loro cari, volti coperti dei morti abbandonati per strada, volti induriti delle donne che imbracciano le armi o che fuggono per mettere sotto protezione i propri figli, volti di donne e madri uccise e poi quelli dei bambini e dei ragazzi separati dai loro cari e a cui il destino ha improvvisamente cambiato il futuro, occhi sbarrati che hanno visto crudeltà e violenze inaudite e le cui scene non si cancelleranno più dalla loro memoria.

Le immagini quotidiane che ci arrivano ci raccontano di torture ed esecuzioni, di fosse comuni, di bambini usati come scudi umani, di donne violentate e schiacciate con i tank per nascondere le prove e di anziani uccisi nelle case di riposo. Sono volti di una umanità ferita anche nella dignità.

La disumanità di questa guerra non colpisce solo gli ucraini, ma anche tanti giovani dell’esercito russo, ancora sbarbati per la tenera età, mandati al massacro per una “operazione speciale” di cui non immaginavano le atrocità. Questi giovani hanno i volti dei nostri figli, degli amici dei nostri figli che si affacciano alla vita e alle responsabilità con quella pigrizia e indolenza tipica dell’adolescenza: apparentemente rigidi e insensibili, ma con dentro un caos di emozioni e di pensieri a cui cercano di dare ordine. Sono i volti di chi immaginava un ingaggio diverso, di chi era stato illuso di dover andare a fare azioni militari di routine quotidiana, traditi dai loro stessi compatrioti, da chi si fidavano, da chi doveva loro garantire un futuro.

E poi ci sono i nostri volti, quelli della gente delle altre Nazioni europee, che assiste a questa barbarie, inerme, e segue passo passo e con trepidazione l’evolversi della situazione. Eravamo tranquilli del fatto che i paesi appartenenti al continente europeo, dopo la seconda guerra mondiale, avessero fatto memoria delle atrocità della guerra e della barbarie che essa porta con sé; davamo per scontato che il mondo occidentale fosse oramai immunizzato da queste tragedie e proteso verso una risoluzione “civile” dei conflitti, dove i negoziati e il dialogo prevalessero sulla forza delle armi. Ci siamo illusi che l’interdipendenza economica non avrebbe più consentito l’inasprirsi dei conflitti. Avevamo cancellato il tema “guerra” dai nostri vocabolari e l’avevamo relegata solo ai videogiochi o a Risiko. Stavamo a stento cercando di ricominciare a condurre una vita “normale” dopo la pandemia e siamo ripiombati in un limbo, in una situazione “assurda” dove siamo spettatori attoniti delle scelte scellerate di chi attacca senza pietà dei civili inermi. Ciascuno di questi volti aspetta risposte, chiede il motivo di tutto ciò, vuole che torni la pace.

La pace ha un costo, richiede impegno concreto per costruirla: chiede giustizia per i propri morti, chiede rispetto della dignità. Non si può pensare di costruire la pace restando ciascuno nelle proprie posizioni, né si può pensare che un trattato possa cancellare i solchi della morte che ha stravolto il quotidiano di tante persone. La pace, quando arriverà, purtroppo non restituirà il mondo di prima a queste vittime, sarà, ancora una volta, responsabilità di chi rimane fare memoria e adoperarsi con tutte le forze perché in futuro il dialogo prevalga sulle armi e sulla violenza.

Emma Ciccarelli, vice presidente del Forum nazionale delle Associazioni Familiari

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