Usa 2020, le elezioni presidenziali al tempo del Covid

ULTIMO AGGIORNAMENTO 3:23

Il prossimo tre novembre è un martedì e come tutti i martedì successivi al primo lunedì del mese di novembre, ogni quattro anni, i cittadini degli Stati Uniti d’America saranno chiamati ad eleggere il loro Presidente. La scelta del giorno ha un significato preciso. Racconta la società americana dell’Ottocento, fondamentalmente agricola. Si doveva dunque votare dopo la stagione del raccolto e in un giorno della settimana lontano dal weekend, destinato al riposo, e dal mercoledì, riservato al mercato. Rimaneva il martedì, visto che per giungere ai seggi di lunedì, i lavoratori sarebbero dovuti partire con il calesse la domenica.

La sfida sarà tra l’uscente, il repubblicano Trump e il democratico Biden. Anche se a duellare sul palco televisivo, a causa della positività al Covid di Trump, sono i due vice Pence e Harris. Quasi quattro milioni di americani hanno già votato. L’allargamento del voto per corrispondenza in molti Stati americani serve da misura di contenimento al propagarsi del Coronavirus, evitando assembramenti ai seggi. E’ un appuntamento importante che travalica i confini nazionali e viene seguito con grande coinvolgimento in tutti i Paesi del mondo. Era il 1787 quando i padri della prima Costituzione scritta, federale e presidenziale si riunirono a Filadelfia e decisero di far eleggere direttamente il Presidente. Definirono in termini di netta separazione i rapporti tra il Presidente e il Congresso (cioè il Parlamento). Decisero, così, che per nessuna ragione il Capo della Casa Bianca potesse mandare a casa il Congresso e che questo non potesse sfiduciarlo; ad eccezione della messa in stato d’accusa prevista per reati gravissimi (c.d. impeachment).

Il principio del potere diviso rimane ancora oggi una caratteristica tipica del governo presidenziale americano. L’unico evento in cui Congresso e Presidente si incontrano ufficialmente si tiene intorno alla fine del mese di gennaio di ogni anno, quando il Presidente si reca dinanzi al Parlamento riunito in seduta comune per pronunciare il famoso discorso sullo stato dell’Unione. Per il resto, l’ordinamento si regge tutto sul sistema dei checks and balances, allo scopo di evitare che il potere si concentri nelle mani di un solo soggetto. La figura di spicco del modello presidenziale è il Presidente della Repubblica federale, vertice del potere esecutivo che dirige il Gabinetto dei ministri, detti Segretari di Stato. Egli viene eletto direttamente dal corpo elettorale.

Per godere dell’elettorato passivo alla presidenza si deve essere cittadini americani, avere compiuto il 35simo anno di età e risiedere da oltre 14 anni negli States. Il meccanismo di elezione, formalmente indiretto, si basa in realtà su una sostanziale investitura popolare. In ogni Stato membro i cittadini scelgono gli elettori presidenziali, i quali, in un successivo momento, si riuniscono nell’Electoral College di Washington per procedere all’elezione del Presidente e del Vicepresidente. I cittadini sono fin dall’inizio a conoscenza dell’orientamento dei c.d. grandi elettori e di fatto esprimono la preferenza per l’uno o l’altro candidato alla Casa Bianca, anche se sulla scheda elettorale si trovano i nomi dei grandi elettori associati ad ogni stato federale.

Inoltre, il conteggio dei voti è calcolato sulla base del sistema “a maggioranza secca”, essendo sufficiente anche uno scarto minimo di voti per vincere la competizione nei vari Stati. Il Presidente quindi gode di una legittimazione popolare diretta. Il mandato presidenziale ha durata quadriennale ed è rinnovabile per una volta soltanto. In passato non era previsto alcun limite al numero dei mandati. Ma, a seguito delle quattro elezioni successive (vinse nel 1932, 1936, 1940 e 1944) di Franklin Delano Roosevelt alla presidenza, nel 1947 è stato introdotto il XXII Emendamento che pone un limite ad eventuali eccessive cristallizzazioni del potere esecutivo.

Il Presidente ha certezza del suo mandato e nel caso di rimozione per impeachment, ovvero nelle ipotesi di morte, dimissioni e impedimento, non si da luogo a nuove elezioni, ma alla sua sostituzione con il Vicepresidente fino alla scadenza del mandato originario. Ciò avviene anche in ragione del fatto che il Vicepresidente viene eletto insieme al Presidente, godendo al pari di questi di una sostanziale legittimazione popolare. Tale ipotesi si è verificata otto volte per causa di morte e una sola volta per dimissioni. Nel 1974 il Presidente Nixon lasciò l’incarico presidenziale a seguito dello scandalo Watergate. La forma di governo presidenziale si regge su un dualismo paritario tra esecutivo e legislativo.

E’ facile osservare come le vicende politiche e gli accadimenti internazionali degli ultimi decenni hanno finito per incidere sul concreto atteggiarsi del sistema politico e istituzionale statunitense. Il XX secolo è stato caratterizzato dal rafforzamento della figura presidenziale, anche in virtù dei meccanismi di personalizzazione della leadership e dall’accresciuto ruolo geopolitico di superpotenza che gli USA hanno assunto dalla fine della seconda Guerra mondiale

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