“Santità, sulla guerra in Siria ascolti la nostra voce”

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Il mio intento, che viene dal profondo dell’anima, è di rivolgere un accorato appello al Santo Padre. Vorrei che a lui arrivi il messaggio che la Chiesa di Siria è sofferente ma operante. In mezzo alla sofferenza, sta testimoniando una grande fede cristiana. Il popolo siriano in generale, ma soprattutto la minoranza cristiana sta seminando speranza nonostante le sciagure che hanno colpito il nostro Paese. Non importa il numero, ciò che conta è la qualità dei cristiani. Qui in Siria si respira un’atmosfera di grande fede nell’accettare la propria condizione e di fiducia nell’aiuto di Dio.

Lo dimostrano anche le attività di volontariato. Tanti giovani, cristiani ma anche musulmani, si stanno dando da fare per sollevare il proprio popolo, persone che hanno perso i propri cari, attraverso iniziative di sostegno psicologico, educativo, sociale. E' così che si gettano le basi per la pace. I giovani cristiani stanno facendo gli operatori di pace, rappresentano un seme di speranza in mezzo alle rovine causate dai terroristi e dai bombardamenti.

Vorrei chiedere al Santo Padre – che noi amiamo e per il quale preghiamo sempre – di ascoltare queste voci, di chi ha sofferto, chi ha lavorato per otto anni in mezzo al popolo. Non è stato facile per noi religiosi restare: abbiamo subito pressioni, abbiamo perso diversi confratelli, ma la nostra missione è questa e la compiamo con gioia. Per comprendere cosa accade in Siria, il Papa potrebbe trarre aiuto anche dal nostro ascolto, voce autentica proveniente dai luoghi di sofferenza e antidoto alle parole di chi vive all’estero e dà una visione distorta della situazione.

C’è un episodio che voglio raccontare, perché ritengo sia la testimonianza migliore del fatto che la Siria è una porta aperta per i cristiani e un seme di speranza. Il 26 giugno c’è stata una riunione tra le religiose di Damasco e il vescovo dei latini, mons. Abou Khazen. In quell’occasione abbiamo discusso dell’ultima esortazione apostolica del Papa, Gaudete et exsultate. Nel corso del dibattito, alcune suore hanno dato testimonianza del loro impegno tra i feriti del Ghouta, poco dopo la liberazione della regione da parte del nostro esercito. Uno di questi feriti, un musulmano, che è stato assistito da una suora, ha ammesso rivolgendosi a lei: “Mi ero sbagliato nei vostri confronti. Credevo che Gesù fosse l’ultimo dei profeti, ora invece, grazie alla sua testimonianza, credo che Gesù sia veramente il figlio di Dio”. Si tratta di una bellissima storia: dimostra che non è vero che il cristianesimo in Siria sta finendo, ma anzi si sta allargando verso chi non crede. Ecco, vorrei che il Papa potesse conoscere vicende come questa.

Suor Yola Girges – Superiora della Comunità di Damasco delle Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria

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