Quarantene, turni e cattedre vuote: i primi due mesi di scuola

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Sono passati ormai un paio di mesi dall’inizio dell’anno scolastico e ci sembra doveroso fare un bilancio. Il ministro dell’Istruzione aveva fatto due promesse. La prima: mai più didattica a distanza. Sulla carta, le regioni e i sindaci possono tornare alla Dad solo in caso di zone rosse e se sussistono delle condizioni di rischio epidemiologico direttamente sulle scuole. Hanno “blindato” l’anno scolastico per gli studenti dalla prima infanzia alle superiori. Su carta almeno. Dando meno libertà d’azione agli enti locali che lo scorso anno hanno fatto il bello e il cattivo tempo.

Di fatto, però, la Dad è uscita dalla porta e rientrata dalla finestra: c’è una piccola percentuale di istituti e scuole dove non si riesce a garantire il rispetto dei protocolli di sicurezza e sanitario, in particolare quelli sull’assembramento. Secondo le nostre rilevazioni, sono circa il 3% le scuole superiori che hanno continuato fare Dad, anche se su base mista, con dei turni.

L’altra promessa fatta dal ministro dell’Istruzione riguardava il fatto che tutti i professori sarebbero stati in cattedra a partire dal primo giorno di scuola, ossia il 13 settembre nella maggior parte delle regioni. Su questo, effettivamente, tra concorsi straordinari che si sono svolti la scorsa estate, procedure per inserimento in cattedra di docenti che fino a qualche tempo non avevano il titolo e vari escamotage, la situazione è stata migliore rispetto agli anni precedenti. Il problema dei posti vacanti, parliamo di circa il 20% ogni anno, è una conseguenza del precariato. Permangono, però, delle situazioni, ormai siamo a novembre inoltrato, dove l’organico è ancora da completare.

Un altro tema che riguarda la scuola è quello dei turni. Per gestire i flussi di movimentazioni nelle grandi città (studenti, lavoratori, negozi, etc), i tavoli di coordinamento coordinati dai prefetti hanno portato all’adozione di turni ingresso e uscita degli studenti: alcuni entrano presto, ossia prima delle 8, altri più tardi, dopo le 10. In questo secondo caso, si esce da scuola alle 15 o alle 16, ma qualora l’istituto scolastico non è adeguatamente attrezzato non c’è una vera e propria pausa pranzo. Situazione che è sfociata in proteste, i dirigenti scolastici hanno cercato di combattere in tutti i modi questo disagio e in alcuni casi ci sono riusciti. Come in Puglia, dove quasi tutte le province avevano iniziato con i turni per l’ingresso, poi piano piano sono tornate tutte all’orario regolare. A Roma e nel Lazio, ancora oggi ci sono i turni in ingresso e uscita.

Altro tema è quello riguardante quarantene e nuovi protocolli: una situazione kafkiana. Le dispone le Asl su segnalazione del dirigente scolastico: una volta avuta la segnalazione decidono chi va in quarantena e per quanto tempo. I protocolli, fino alla settimana scorsa, prevedevano che in caso di uno studente positivo scattava la quarantena per tutta la classe. Ad inizio mese è stato inviato alle Asl un nuovo protocollo: visto l’avanzare della campagna vaccinale, se non si fosse verificata la presenza di un cluster, la quarantena sarebbe scattata solo per il singolo studente. Facile scritto su carta, difficile da applicare. Infatti il dirigente scolastico non appena scopre un caso positivo, deve avvisare l’Asl e predisporre la quarantena per i compagni di classe e per quei docenti che sono stati a contatto per almeno 4 ore. E’ qui il vero inghippo di questo protocollo: devi fare i tamponi a tutti e poi acquisire i risultati. Nel frattempo, l’attività didattica è sospesa. Se le Asl fossero tempestive e si occupassero direttamente di quest’attività, allora la sospensione potrebbe essere anche minima o si potrebbero non perdere giorni di scuola in presenza. Ma in caso contrario uno o due giorni in Dad sono da mettere in conto per chiudere il cosiddetto T0 o tempo zero. Poi, se dopo il primo giro di tamponi non ci sono altri positivi, si può proseguire con la didattica in presenza. Altrimenti con un altro positivo vanno in Dad solo in non vaccinati, che non si salverebbero in caso di due ulteriori positivi anche se la quarantena sarebbe solo di una settimana invece che di 10 giorni.

Se non fosse già abbastanza complicato, i tamponi andrebbero poi ripetuti 5 giorni dopo il T0 per confermare lo scenario maturato in quella fase o modificarlo. Questo crea un po’ di confusione. Ci sono una serie di criticità che sembrano essere destinate ad aumentare: i contagi stanno aumentando, siamo sopra i 50 casi ogni 100mila abitanti, soglia al di sopra della quale è difficile fare il tracciamento dei casi. Inoltre, da quanto dicono i dirigenti scolastici, non c’è uno standard unico di gestione delle quarantene da parte delle Asl, anche se questo protocollo era nato con l’intenzione di dare tempi certi e garantire la didattica in presenza per quanto possibile.

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