Francia, il lato controverso della “legge che cancella il padre”

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“La legge che cancella il padre” è stata definita dal movimento pro-life Manif pour tous, tutt’altra presentazione era stata fatta invece dall’attuale presidente Emmanuel Macron che, in campagna elettorale, aveva promesso la “procreazione medicalmente assistita per tutte”.

Comunque la si voglia chiamare la loi bioéthique (la legge quadro sulla bioetica) approvata martedì in via definita dall’Assemblea nazionale consentirà a tutte le donne, comprese single e coppie omosessuali, di accedere alla fecondazione eterologa completamente pagata dal servizio sanitario nazionale (fino a questo momento riservata alle coppie eterosessuali che soffrono di infertilità). L’unico paletto resta l’età massima per la madre, che non dovrà superare i 43 anni.

Il via libera definitivo arriva dopo due anni di iter parlamentare, preceduto da un altro anno e mezzo di Stati generali delle bioetica, in cui sono intervenute tutte le parti sociali, comprese la Chiesa e i movimenti femministi, che con il loro contributo alla riflessione hanno impedito che nel disegno di legge fosse inserita anche la legalizzazione dell’utero in affitto.

I vescovi e la comunità cattolica francese hanno continuato, anche durante il dibattito alle Camere, a denunciare gli aspetti più controversi della legge, che fra le altre cose permette la possibilità per le donne di conservare i loro ovociti al di fuori delle necessità mediche e facilita la ricerca sulle cellule staminali embrionali, aprendo persino ai cosiddetti ‘embrioni chimera’ uomo-animale. Questo inverno i presuli avevano organizzato quattro venerdì di preghiera e digiuno per richiamare l’attenzione su queste derive che portano ad “una nuova modalità di filiazione” che “cancella completamente il padre dal concepimento”.

All’indomani dell’ok dell’Assemblea nazionale sono tornati a farsi sentire i Vescovi, tramite una nota di Éric de Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims e presidente della Conferenza episcopale francese, in cui si chiarisce che “se la legge afferma un diritto, non vuol dire che questo diritto sia giusto. Questo nuovo quadro legislativo fa saltare nuove barriere etiche e restituisce pertanto a ciascuno, più che mai, la propria responsabilità personale”. “Il fondamento della ‘bioetica alla francese’ di cui il nostro Paese andava tanto orgoglioso è stato cancellato – si legge ancora – la dignità propria di ogni essere umano, grande e piccolo, non è più il punto focale”.

Degno di nota anche l’intervento dell’arcivescovo di Rennes, nonché responsabile del gruppo di bioetica dell’episcopato francese, monsignor Pierre d’Ornellas, che ha citato le parole di Papa Francesco quando aveva invitato a combattere “il virus dell’individualismo”, spiegando che si è tutti chiamati a costruire una società che accolga la dignità di ogni uomo, una ospitalità messa alla prova “dall’effettivo rispetto nei confronti di più vulnerabili e dei più piccoli, così come dalla solidarietà dimostrata nei loro confronti”.

La deriva individualista delle società occidentali è proprio una delle chiavi per leggere la nuova legge francese. In Svezia, dove il 50% dei cittadini vive da solo e l’eterologa per tutte è già consentita da diversi anni, il fenomeno delle mamme single rappresenta un’ampia fetta percentuale delle nuove maternità. Sempre più bambini sono “programmati” fin dal concepimento senza un padre. Come ha mostrato il documentario del 2016 “La teoria svedese dell’amore” di Erik Gandini, migliaia di ragazze svedesi scelgono il seme da cataloghi con donatori (in realtà uomini ben pagati) che restano anonimi. Si tratta un processo di vera e propria eugenetica, che vede la selezione dei gameti in base alle caratteristiche fisiche e psicologiche del donatore, senza contare poi la privazione del diritto alla conoscenza delle proprie origini.

Stiamo quindi procedendo verso una società di “individui”, dove ogni desiderio del singolo si tramuta in diritto, quasi sempre però a scapito dei più deboli e indifesi: bambini, disabili, anziani.

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