Fisco: più equilibrio nella lotta all'evasione

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Alcune disposizioni legislative italiane, soprattutto in materia fiscale, si pongono in palese contraddizione con il processo evolutivo dei Paesi maggiormente sviluppati, Europei e del Nord America, volto al rafforzamento delle garanzie dei soggetti privati nei confronti del potere pubblico.

Si tratta di un cambiamento ispirato ad una condivisibile progressiva valorizzazione dell’uomo come individuo, dei suoi diritti e libertà, rispetto alla collettività la cui enfatizzazione nei confronti del singolo cittadino ha, nel passato, alimentato le grandi dittature della destra e della sinistra.

Nella misconoscenza di tale insidia, ormai da tempo sono stati attivati strumenti di contrasto all’evasione fiscale, tra i quali lo spesometro, il redditometro e gli studi di settore, che dovrebbero consentire di verificare la congruenza tra le spese sostenute nel corso del periodo di imposta ed il reddito dichiarato dal contribuente.

Tuttavia, analizzando i risultati degli ultimi anni, le misure messe in campo per la lotta all’evasione fiscale non hanno funzionato, mentre è certo che le imprese e i cittadini sono stati gravati da ulteriori fardelli legislativi e burocratici.

La necessità di contrastare un fenomeno odioso come l’evasione fiscale non è in discussione, ma ciò non può avvenire attraverso una compressione significativa e generalizzata del diritto di ogni persona di non subire intrusioni esterne nella propria sfera personale fino a quando non violi un precetto normativo, oppure non vi siano fondati dubbi della sua inosservanza.

Il possibile accesso ai dati personali e a quelli dei componenti familiari, al di fuori di qualsiasi indagine specifica, mal si concilia con i nostri principi giuridici costruiti sulla centralità e inviolabilità della persona, e conduce ad una cruda, ma quantomai realistica semplificazione secondo la quale ogni soggetto è controllato e schedato in quanto potenziale, per non dire, presunto, trasgressore.

Non vi sono dubbi sul fatto che l’evasione fiscale oltre ad essere una attività contra legem, sia la rappresentazione plastica di una grave ed intollerabile ingiustizia sul piano economico e sociale, anche se, in nessun caso, può essere giustificata l’adozione di misure di carattere straordinario che violino i principi espressi dalla Carta Fondamentale.

Tra le poche affinità programmatiche delle forze politiche in campo, seppure con talune differenziazioni applicative, vi è quella di attuare un sistema fiscale più equo e rispettoso del diritto alla riservatezza e all’intimità familiare, la cui tutela è una delle primarie finalità del nostro ordinamento.

Si tratta di un presupposto tutt’altro che secondario che potrebbe costituire parte di un sintetico ma incisivo progetto governativo condiviso da chi, nel perseguimento di finalità di interesse generale, tenga conto che quello dell’individuo non può prevalere sulla collettività ma, al contempo, non possono essere eccessivamente, inutilmente, arbitrariamente sacrificati i valori fondanti per un interesse pubblico spesso rappresentato da obiettivi ad elevato quoziente di astrazione.

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