Le “quattro mani” del nuovo paradigma dell’economia civile

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Il nuovo paradigma emergente dell’economia civile afferma che l’equilibrio di un sistema socioeconomico dipende crucialmente dall’azione di quattro mani e non, come nel vecchio mainstream, dalla sola mano invisibile del mercato e dalla mano visibile delle istituzioni. Il vecchio modello infatti si reggeva su un assunto molto semplice. La mano invisibile di Adam Smith riconcilia gli appetiti individuali con il benessere di tutti attraverso il meccanismo della concorrenza (che però non è affatto mercato ma una delicata istituzione) che abbassa i prezzi e fa felici i consumatori. Tutte le volte che il mercato fallisce (ovvero quando la mano invisibile non basta) interviene il deus ex machina del “pianificatore benevolente” istituzionale che, perfettamente informato, riallinea tramite tasse o regolamentazione il benessere privato con quello sociale.

E’ lo stesso vecchio mainstream a riconoscere in innumerevoli contributi che le due mani non bastano perché la storia è piena non solo di fallimenti del mercato ma anche delle istituzioni (la “cattura dei regolatori” è uno degli esempi più frequenti che abbiamo imparato a conoscere con le vicende del ponte di Genova). E’ per questo motivo che il paradigma dell’economia civile riconosce che abbiamo bisogno della terza mano della cittadinanza attiva e della quarta mano di una nuova generazione di imprenditori più ambiziosi che non guardano solo al profitto ma anche all’impatto sociale ed ambientale delle loro scelte. La Dottrina Sociale della Chiesa ha storicamente sottolineato e fatto propria l’importanza di queste due mani parlando in passato di sussidiarietà (il protagonismo delle comunità locali più adatte a risolvere problemi locali perché più vicine al problema) e di responsabilità dell’imprenditore e, più recentemente nelle encicliche post globalizzazione, di voto col portafoglio dei consumatori e risparmiatori responsabili, responsabilità sociale d’impresa, finanza etica e banche etiche e cooperative.

Come spiego nell’ultimo libro, il problema in realtà è ancora più profondo e attiene alla sopravvivenza della stessa democrazia perché senza alimentare i percorsi di cittadinanza attiva la democrazia rischia di morire in un conflitto permanente tra politici e cittadini passivi trasformati in rancorosi leoni da tastiera. E’ per questo motivo che oggi la missione primaria deve essere quella di alimentare questi percorsi strutturati attorno a quattro assi fondamentali: consumo e risparmio responsabile, comunità energetiche, co-programmazione e co-progettazione da parte di istituzioni locali e enti del terzo settore che disegnano assieme i nuovi servizi per la persona e gestione dei beni comuni da parte delle comunità locali.

Le istituzioni più lungimiranti sono quelle che capiscono che il loro successo e il loro ruolo più generativo sta proprio nell’accompagnare questo processo ed essere levatrici delle energie della società civile. Con buone leggi che attivano processi come la legge 381/91 che ha fatto sì che oggi operino in Italia (dati 2018, circa 16.557 cooperative sociali di tipo A e B, con 458.222 dipendenti.

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