Dov’è la responsabilità educativa?

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La notizia della presa di posizione, pubblica, trasversale ed unitaria, dei cattolici presenti nel parlamento del Kenya contro la proposta di legge di legalizzazione dell’aborto – a fianco dei Vescovi locali – è un’occasione da non perdere per riflettere su quanto sta accadendo nel nostro Paese. Viviamo certamente un’onda lunga culturale che nasce negli anni ‘68/70, ma è sconcertante assistere all’accelerazione degli ultimi anni.

Tra leggi inique ed interventi creativi dei vari tribunali, la nostra bella Italia si è messa a competere con la Spagna zapateriana, dove i pilastri valoriali riguardanti la vita, la famiglia naturale e la responsabilità educativa dei genitori sui figli sono stati distrutti nel giro di pochi mesi. Ideologia Gender assunta come dogma civile, unioni civili equiparate alla famiglia naturale, eutanasia e suicidio assistito come conquiste di libertà, progetto di legge Zan liberticida con introduzione di fatto del reato di opinione, proposte di legalizzazione delle adozioni omogenitoriali, di normalizzazione dell’utero in affitto e di commercializzazione libera della cannabis: ecco le pietre miliari della strategia contro la storia e la cultura del nostro Paese, fondate sui principi della rivelazione giudeo-cristiana.

Va detto con chiarezza: il vero antagonista, il nemico da combattere ed annientare non è né Salvini, né la Meloni, né in centrodestra – questi sono passaggi intermedi – è il mondo prolife e profamily che trova il suo statuto ontologico nella promozione della vita e della famiglia a 360 gradi. É di oggi la notizia che due senatori PD, Monica Cirinnà e Andrea Marcucci, hanno presentato interrogazione al governo per modificare il decreto ministeriale del 23.12.2015 che impone la dicitura “padre” e “madre” nei documenti d’identità dei minori. Come si dice, al peggio non c’è mai limite, e questa ne è un’ulteriore prova (se mai ce ne fosse bisogno).

Solo un cieco – e l’ideologia rende ciechi! – può non vedere che il progetto del “nuovo umanesimo” e della “Open Society” è la distruzione delle identità fondamentali – uomo, donna, padre, madre, famiglia – con lo scopo di plasmare persone deboli, senza radici esistenziali, vulnerabili, prive di sostegni parentali solidi, veri “sudditi” di un potere culturale, politico ed economico che si propone ed impone come l’unico garante della loro “felicità”. Ecco la parola magica: felicità! Ecco la trappola in cui tutti stiamo per cadere, perché la felicità è certamente una meta che tutti rincorriamo. Una vita senza regole morali, senza padri e senza madri, in cui dal “sesso senza figli” si è passati a “figli senza sesso”.

Suonano come una profezia che fa tremare le vene ai polsi le recenti parole di Benedetto XVI: “La vera minaccia risiede nella dittatura mondiale di ideologie apparentemente umanitarie, opporsi alle quali significa l’esclusione dal consenso fondamentale”. E, per non rimanere nel vago e nel generico, specifica che solo pochi anni fa “chiunque avrebbe considerato assurdo parlare di matrimonio omosessuale. Lo stesso vale per l’aborto e la produzione di esseri umani in laboratorio”. Conclusione: “La società moderna sta formulando un credo anticristico, opporsi al quale verrà punito con la scomunica sociale”.

Purtroppo, ci tocca constatare che si va anche più in là: se il pdl Zan diventasse legge, ci sarà non solo la scomunica sociale – peraltro già in atto – ma la galera per chi osasse dire, ad esempio, che l’utero in affitto è un vergognoso abominio. Questo sì, vero sfruttamento della donna! Dunque, tornando alla notizia sui parlamentari cattolici del Kenya, sorge spontanea una domanda: “I cattolici italiani, o sedicenti tali, che siedono in Parlamento che fanno? Dove sono? Tutti afoni, sordi e ciechi? Tutti sudditi delle segreterie più o meno massoniche dei loro partiti?”.

Non scomodiamo la “coscienza” – grande malato dei nostri anni – ma almeno la coerenza: come si può allinearsi supinamente ad istanze in inconciliabile contrasto con quello che Papa Francesco chiama “il disegno di Dio sull’uomo e sulla famiglia”? Ma sarebbe ingiusto limitarsi a questa pur vera denuncia. Perché ne evoca necessariamente un’altra: e dove sono i cattolici – o sedicenti tali – che hanno votato e mandato in parlamento quei personaggi? Contra factum non valet argumentum: qualcuno ce li ha mandati, e quel qualcuno siamo noi! E non c’è alibi o scusante che tenga: ogni partito ha luci ed ombre, ma quelli che hanno preso decisioni legislative e posizioni politiche pubbliche contro vita, famiglia e libertà educativa ci sono ben noti. E così come questi non fanno mistero dei loro programmi, altrettanto noi non si faccia mistero del nostro convinto e militante contrasto.

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