Come saranno le città del futuro

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La mobilità sta cambiando, soprattutto nelle città, e sta nascendo anche in Italia l’idea di “mobilità condivisa”. L’Osservatorio nazionale Sharing Mobility comunica che la condivisione dei mezzi, soprattutto quelli elettrici, è aumentata notevolmente: in un anno il numero di noleggi di veicoli elettrici sarebbe aumentato di circa il 300%, arrivando a generare circa quaranta milioni di spostamenti su mezzi condivisi.

Questo successo e tutta questa diffusione derivano anche dagli incentivi voluti dai vari governi (e anche dal post lockdown), che hanno valuto premiare l’utilizzo di mezzi meno inquinanti e più “sostenibili”. Tutto molto bello, ma, sia per quanto riguarda la regolamentazione delle infrastrutture e del traffico (circolazione nelle strade, nei marciapiedi, gestione delle torrette di ricarica e normative di circolazione), sia per quanto riguarda la reale “sostenibilità” di questi veicoli, bisognerà sempre prediligere la qualità al risparmio, analizzando e valutando attentamente bene ciascun aspetto.

Per quanto riguarda la regolamentazione, a San Francisco, che è vista come la città del futuro, è nato l’Office of Emerging Technology: un apposito ente preposto a controllare e regolare l’uso di nuove tecnologie, prima della loro diffusione. Scooter elettrici, robot di consegna e auto in condivisione sono entrati prepotentemente nell’ecosistema della città, generando alcuni effetti collaterali che riguardano la congestione dei marciapiedi, delle strade e dei posti pubblici.

Anche in questo caso il nuovo “Office”, prima di decidere, consulterà l’opinione pubblica e i vari dipartimenti preposti, a fronte della presentazione di una domanda a pagamento da parte delle aziende che vorranno lanciare un nuovo prodotto in uno spazio pubblico. Se un’azienda dovesse lanciare una nuova tecnologia senza permesso, riceverà una sanzione fino a $ 1000 al giorno. Tutto ciò si è reso necessario proprio perché San Francisco è diventata una sorta di “parco giochi” per tutte quelle Startup che vogliono lanciare e testare nuove tecnologie, quasi sempre a basso costo e pericolose.

Uber e Lyft, che hanno sede nella baia di San Francisco, sono tra le prime aziende, ad esempio, ad aver immesso i loro veicoli nelle strade e a generare una forte congestione del traffico in tutta la zona. Marble, altra azienda con sede nella città del Golden Gate, ha cominciato nel 2016 a lanciare i famosi robot di consegna lungo i marciapiedi, generando enormi problemi ai pedoni ed ai negozianti. Il 2017, invece, è stato l’anno del boom delle Startup di monopattini elettrici e dei servizi per la loro loro “condivisione”.
Aziende come Bird and Lime hanno avviato, senza richiedere permessi e autorizzazioni, un nuovo servizio: la condivisione dei monopattini elettrici “dockless”, cioè senza la presenza di torrette di ricarica e bloccaggio (“dock”). Tutto ciò ha generato in pochissimo tempo numerose lamentele sulla sicurezza delle persone e sul disordine pubblico.

Il sistema dockless, infatti, consente agli utenti di lasciare ovunque nella città i monopattini (proprio perché non sono previsti “dock” dove poterli lasciare), che verranno recuperati da appositi operatori designati, con il compito di controllarli, stoccarli e ricaricarli (anche a casa propria). Ormai il monopattino elettrico è la moda del momento, amata dagli utenti di qualsiasi età, e sta monopolizzando la mobilità urbana, soprattutto nelle grandi città.

Ogni giorno leggiamo nei quotidiani di incidenti e di sanzioni relative a velocità elevate, di trasporti vietati di persone o cose, di utilizzi notturni senza luci e pettorina catarifrangente, del non rispetto delle regole del codice stradale… Una delle più grandi Startup starebbe sviluppando un piano di controllo del traffico con l’utilizzo di steward privati, con il compito di vigilare sul rispetto del codice della strada, che bloccheranno gli utilizzatori più indisciplinati e impediranno l’abbandono dei monopattini in aree di maggior pregio. Ben fatto, ma non basta!

Non dobbiamo dimenticare che le norme da adottare, quando si utilizza monopattino elettrico, sono le stesse che i ciclisti devono rispettare. Il problema principale sembra essere l’irresponsabilità delle persone, che dovrebbero tener conto che la guida su strada, e soprattutto nel traffico, non è mai un gioco, qualsiasi mezzo si usi. I motociclisti lo sanno molto bene (soprattutto chi è già caduto), e lo vediamo dal loro abbigliamento e dai sistemi di sicurezza che adottano. Ma i nuovi “monopattinisti” lo sanno?

Per quanto riguarda la loro “sostenibilità”, invece, sembra che i monopattini elettrici non siano proprio così “amici dell’ambiente”. Ecocompatibili, ecologici, zero emissioni: sono alcune tra le definizioni più utilizzate per promuovere i monopattini elettrici, che, però, non sembrano essere del tutto vere.

Uno studio dell’Università della Carolina del Nord sull’impatto ambientale dei veicoli elettrici condivisi afferma che la correlazione tra lo “scooter sharing” e la diminuzione dell’impatto ambientale non sarebbe così scontata come sembra! Non bisogna solamente analizzare il ciclo di vita dei monopattini elettrici (dalla loro progettazione alla loro produzione, dal loro commercio alla loro diffusione, dalla loro manutenzione al loro smaltimento), ma anche la loro vera “efficacia” nel sostituire i veicoli a combustione!

“Se si pensa solo alla parte visibile del ciclo di vita, quindi a bordo di un veicolo privo di tubi di scappamento, è facile ipotizzare che i consumi siano ridotti”, dichiara Jeremiah Johnson, professore associato di ingegneria civile ed edilizia ambientale dell’Università della Carolina del Nord e responsabile di questo studio, “ma se facciamo un passo indietro, possiamo vedere tutte le altre cose che sono un po’ nascoste nel processo”.

Da questo studio risulta che le emissioni medie di gas serra per miglio di ogni scooter elettrico equivalgono circa alla metà delle emissioni delle automobili! L’impatto ambientale del mezzo, infatti, dipende da come e con quali materiali è stato prodotto, dai mezzi di locomozione che va a sostituire e dalla sua durata in funzione senza guasti. “La bicicletta, anche quella elettrica, è quasi sempre più rispettosa dell’ambiente rispetto all’utilizzo di un monopattino elettrico condiviso, che ha bisogno di auto e camion per essere prelevato e riportato in servizio”, spiega il professor Johnson. Secondo i ricercatori, a fronte del 34% di persone che avrebbero utilizzato un’auto, il 49% sarebbe andato a piedi, l’11% avrebbe preso un autobus e, infine, il 7% avrebbe rinunciato al viaggio. Insomma, l’impatto sull’ambiente dei monopattibi elettrici sarebbe sicuramente minore se servisse soprattutto a ridurre la quantità di automobili e non di pedoni.

Per gli studiosi, questi elementi presi nel loro insieme dimostrano che la produzione di inquinanti utilizzando monopattini elettrici è maggiore di quella prodotta dagli autobus diesel in una zona trafficata! Viene perciò suggerito di utilizzare altri veicoli elettrici per la raccolta dei monopattini, di ridurre la distanza tra i vari punti “dock”, di impiegare l’intelligenza artificiale per caricare solamente i veicoli scarichi e segnalare quelli guasti e di utilizzare di materiali riciclati per la costruzione e la riparazione.

“Se le compagnie dei monopattini riuscissero a estendere la vita dei loro mezzi senza raddoppiare l’impatto di materiali e produzione, questo ne ridurrebbe di molto l’impatto per miglio. E se riuscissimo a farli durare almeno due anni, già avremmo un netto miglioramento“, conclude Johnson. Aspettavamo nel 2020 le macchine volanti e ci siamo ritrovati con i monopattini sui marciapiedi…!

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