Abbracciare il Paradiso

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Un giorno per abbracciare tutto il Paradiso: questa è la festa di Ognissanti, il giorno di tutti i santi. Nel calendario quotidiano dell'anno scorrono, come in un film, i volti e le avventure di bambini, giovani e adulti, uomini e donne, religiosi e laici, preti, vescovi e papi che, come leggiamo nel capitolo settimo dell'Apocalisse, hanno attraversato la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell'Agnello. Fedeltà a Cristo è scritto nel loro passaporto e gioia sperimentano nella festa infinita del Cielo. La festa di Ognissanti ci aiuta a ricordare che, per quanto faticosa possa apparirci questa umana esistenza, è nulla in confronto alla felicità che ci attende. Ad una condizione: che lo sguardo resti fisso verso l'Alto mentre i piedi, ben piantati in terra, camminano veloci fra le vicende terrene  verso la meta celeste: Dio.

Che non sia facile questo percorso lo tocchiamo con mano facilmente guardando come, sempre più, vada diffondendosi una mentalità mondana che dà importanza a gesti e tradizioni tendenzialmente alternativi al messaggio evangelico. Nei primi secoli i nostri antenati nella fede cristianizzarono usanze pagane; oggi sembra l'opposto e che tutto ciò avvenga come se fosse naturale: sono cristiani battezzati a lasciarsi affascinare da miti paganeggianti come forse potrebbe essere anche Halloween, una festa che ha la capacità mediatica di oscurare il senso cristiano della festa di tutti i santi e del ricordo di tutti i defunti, due ricorrenze legate strettamente nella tradizione delle nostre comunità che, mentre onorano i santi, ricordano i defunti, coloro che sono oggi quel che saremo noi, un domani prossimo o remoto.

Ed ecco che anche quest’anno è passata la fiera di Halloween con tanta euforia e confusione. Soprattutto il business delle zucche mostruose e del “dolcetto e scherzetto” di pura matrice anglosassone. Molti individuano le origini dell’attuale festa in quella celtica di Semhain, che coincideva con il capodanno celtico. Semhain segnava la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno e allo stesso tempo l’ultimo raccolto, l’occasione in cui si mettevano da parte le provviste per superare il freddo inverno nordico. Per questo motivo Semhain era la festa più importante per i celti e rappresentava un momento di passaggio, fuori dal tempo.

Forse da qui viene il carattere mortuario della festa di Semhain, che ritroveremo nel moderno Halloween: i Celti credevano che la parete che divide il regno dei morti da quello dei vivi si assottigliasse e che i due mondi potessero entrare in comunicazione: i morti potevano tornare nel mondo dei vivi ed entrare in contatto con essi. Ed allora la festa di Semhain era occasione per onorare i morti.

I romani più tardi fecero coincidere la festa di Semhain con la loro festa dei morti, che aveva luogo in maggio, mentre più avanti i cristiani istituiranno la festa dei morti il 2 novembre, il giorno dopo di Ognissanti.

Molti non lo sanno, ma il nome moderno di Halloween è legato alla festa di Ognissanti, in quanto deriva da “All Hallow’s Eve”, che in inglese antico significava proprio la vigilia di Ognissanti. Semhain si lega dunque, oltre che ad Halloween, a una serie di feste in onore dei morti, sia religiose che non religiose.

Peccato che abbia preso piede la deriva impazzita della spensieratezza goliardica importata da Paesi anglosassoni, che qualche volta sconfina in qualcosa di pericoloso dal punto di vista spirituale. Qualcuno addirittura la definisce una festa satanica, quasi il compleanno di Lucifero. Senza troppo lasciarsi prendere dalla mano di ogni possibile esagerazione e tenendo conto che le mode anglosassoni guardano facilmente al guadagno e quindi a trasformare ogni evento in un’occasione di affari economici, penso che mettersi a fare polemiche serva poco. Ed è tutto sommato poco redditizio. E’ meglio “evangelizzare” questa festa, che poi significa farla ritornare al suo primo vero significato: il ricordo dei morti e di tutti i santi.

Possibile che dobbiamo assistere impotenti a questa strana forma di riconquista da parte del paganesimo delle nostre tradizioni cristiane? Fortunatamente leggo che in molte diocesi sta prendendo piede la tradizione di lasciare in soffitta streghe e vampiri per dar luogo a simpatici e fantasiosi anti-party con bambini che si vestono da santi offrendo così una risposta che può attrarre i ragazzi ma al tempo stesso offrire loro motivi di crescita umana e spirituale senza trascurare il divertimento che pure ci vuole.

In qualche parrocchia hanno addirittura inventato uno slogan per questa festa: “Una festa per il santo che c’è in te e scegli un santo e vestiti come lui”. Mi pare una mossa intelligente per non dar la sensazione che i cristiani siano persone che sono “contro” tutto ciò che è moderno, in un momento in cui è dilagante la febbre di Halloween da diventare quasi una delle attività “obbligatorie” nelle scuole in questo periodo. Offrire un’alternativa è una mossa saggia e opportuna specie quando supportata da un contesto che la favorisce e l’accompagna e soprattutto se sa essere attraente e competitiva. Non dobbiamo mai dimenticare che il cristianesimo, ci ricorda papa Francesco, deve “attrarre”, deve stupire  per la sua bellezza e bontà.

Che ne dite allora se tra qualche hanno invece di bambini mascherati da Halloween ci saranno loro coetanei vestiti da santi sorridenti e felici e non vampiri terrificanti e tristi? Insomma, tutti santi, holyween. Intanto fanno molto bene quelle comunità che propongono in alternativa alle pazzie delle vie invase da streghe e zucche terrificanti, l’adorazione eucaristica e momenti di sana allegria in oratorio piuttosto di quelle parrocchie che scelgono di accodarsi alle mode del momento che, è bene ricordarlo, sembrano innocue ma purtroppo non lo sono. 

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