Editoriale

I temi che la Meloni affronterà al Festival dell’economia

Sarà la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, l’ospite più attesa, nel ricco panel di relatori, della 19esima edizione del Festival dell’Economia di Trento, in programma dal 23 al 26 maggio, con la la vincente formula che vede per il terzo anno consecutivo il Gruppo 24 Ore insieme a Trentino Marketing nel ruolo di organizzatori per conto della Provincia Autonoma di Trento e con il contributo del Comune di Trento e dell’Università di Trento. “Io, Giorgia e i dilemmi dell’Europa” è il tema su cui il premier dialogherà con la giornalista di Sky TG24 e Radio 24, Maria Latella, alle ore 14,30 di venerdì 24 maggio al Teatro Sociale di Trento. Lo stesso giorno il Festival prevede la presenza della segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, alle 17,15, intervistata da Ferruccio de Bortoli sul tema “Le mie risposte ai dilemmi del nostro tempo”. Se fra la premier e la numero uno dei dem ci sarà anche solo un incrocio di sguardi difficile dirlo, resta però la singolarità della scaletta.

Perché, comunque, si tratterà di un confronto a distanza, dove lo scontro sul redditrometro, per esempio, diventato uno degli argomenti caldi di queste ore, non potrà non esserci. “Non introdurremo mai un grande fratello fiscale”, ha scrtto sui social la premier Meloni affermando che “se saranno necessari cambiamenti, sarò io la prima a chiederli. Finora”, osserva, “l’attuazione della delega fiscale è andata nella direzione di migliorare il rapporto tra Stato e cittadino, tutelare i lavoratori onesti e contrastare la grande evasione”. A scanso di equivoci, tuttavia, la Lega presenterà un ordine del giorno al decreto Superbonus che impegna il governo a confermare il superamento dello strumento che il fisco utilizza per risalire al reddito presunto dei contribuenti. “Udite, udite. Meloni ora annuncia che vi salverà dal grande fratello fiscale. Basta con le prese in giro”, ha replicato su Twitter il leader del M5s Conte, mentre la segretaria del Pd Schlein vede il governo “diviso su molte questioni”.

Tornando a Trento, al netto dei titoli dati dal Festival, lo svolgimento dell’una e dell’altra non potrà non prescindere dall’economia, essendo uno dei temi caldi della vera campagna elettorale, quella vissuta nelle cancellerie europee, ben differente da quella mediatica. In un recente report l’Unione Europea, tanto per inquadrare meglio il tema, ha delineato un futuro economico per l’Italia che si discosta notevolmente dall’ottimismo del governo di Giorgia Meloni. La Commissione prevede che, entro il 2025, il deficit italiano raggiungerà il 4,7%, segnando un incremento rispetto alle stime più conservative del Tesoro italiano. Inoltre, si stima che il debito aumenti di tre punti percentuali nello stesso periodo, raggiungendo il suo massimo in quattro anni, una prospettiva più negativa del previsto. La discrepanza tra le aspettative del governo e le proiezioni dell’UE solleva interrogativi sulla direzione finanziaria del Bel Paese. Mentre il governo rimane fiducioso nella capacità di superare gli ostacoli, gli analisti europei suggeriscono una realtà più complessa, che richiederà misure decisive e forse impopolari per garantire la stabilità economica a lungo termine.

Questo scenario pone l’Italia di fronte a scelte difficili: da un lato, la necessità di stimolare la crescita economica e, dall’altro, l’urgenza di contenere il debito pubblico. E questo sarà sicuramente uno dei temi sui quali la premier proverà a dare delle risposte, sempre ammesso che dal palco arrivino le domande giuste. Ma anche se i quesiti non dovessero arrivare nel corso del confronto di Trento, il duello sui numeri fra Palazzo Chigi e la Ue resta comunque in quinta, in attesa di irrompere sulla scena. Giova ricordare come Paolo Gentiloni, Commissario europeo per l’Economia, abbia precisato che queste previsioni non includono le pianificate vendite di asset, di cui mancano ancora i dettagli. Anche il Ministro delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, ha sottolineato che le stime della Ue non tengono pienamente conto dell’effetto delle recenti misure.

Entrambe le proiezioni, sia quelle della Commissione sia del Tesoro, si basano sulle politiche attuali. Ciononostante, la possibilità di apportare correzioni è limitata, rendendo la sfida ancora più ardua. La pressione aumenterà dopo il test elettorale delle elezioni del Parlamento europeo all’inizio di giugno. Va detto che il governo Meloni ha sapientemente bilanciato misure di austerità con un modesto allentamento fiscale, conquistando la fiducia del mercato finanziario. Le agenzie di rating hanno mantenuto una visione positiva sull’Italia, confermando un outlook stabile mentre lo spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi ha toccato il punto più basso degli ultimi due anni. E questo legittima un cauto ottimismo.

Enrico Paoli

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