Confrontarsi invece di conformarsi. La fede non è una statua da museo

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All’ultima udienza al Movimento dei Focolari, il Papa ha indicato un modello. E cioè “una fedeltà dinamica. Capace di interpretare i segni e i bisogni dei tempi. E di rispondere alle nuove istanze che l’umanità pone. Ogni carisma è creativo. Non è una statua da museo“. Si tratta di “rimanere fedeli alla fonte originaria”. Sforzandosi di ripensarla. Ed “esprimerla. In dialogo con le nuove situazioni. Sociali e culturali“. tempiQuest’opera di aggiornamento, avverte il Pontefice, deve armonizzare “creatività. Saggezza. Sensibilità verso tutti. Fedeltà alla Chiesa”. Da qui la necessità del dialogo. Dell’apertura ai diversi contesti culturali. Sociali. Religiosi. Il Vangelo, infatti, è “destinato a tutti”. Come “fermento di umanità nuova. In ogni luogo e in ogni tempo”. E “Dio non è un signore distante che abita solitario i cieli. Ma l’Amore incarnato. Nato come noi da una madre. Per essere fratello di ciascuno. Per essere vicino. Il Dio della vicinanza. Sta sulle ginocchia di sua madre. Che è anche nostra madre. E da lì riversa sull’umanità una tenerezza nuova. La fede è un incontro, non è una religione. E anche la Chiesa ha bisogno di rinnovare lo stupore di essere dimora del Dio vivente. Altrimenti, rischia di assomigliare a un bel museo del passato. La ‘Chiesa museo'”. La Madonna, invece, “porta nella Chiesa l’atmosfera di casa. Di una casa abitata dal Dio della novità“, evidenzia il Papa.

tempiFrancesco esprime lo stesso concetto del suo maestro San Giovanni XXIII. I tempi cambiano. Anche i cristiani cambino. Senza paura e nella fede in Gesù.
Messa alla Domus Santa Marta. In conclusione del Sinodo sulla famiglia. Il 23 ottobre 2015 Jorge Mario Bergoglio riconosce che non è facile capire i segni dei tempi. Cosa vuole realmente dirci Cristo. Troppo facile conformarsi. Bisogna invece fare silenzio e osservare. E dopo fare una riflessione. E così i tempi cambiano. E i cristiani devono cambiare continuamente. Con libertà. E nella verità della fede.Francesco parla di una Chiesa che deve operare. Facendo attenzione ai segni dei tempi. Senza cedere alla comodità del conformismo. Ma lasciandosi ispirare dalla preghiera. Un’esortazione a camminare. Saldi nella fede in Gesù Cristo. E nella
verità del Vangelo. Ma l’atteggiamento dei cristiani deve muoversi continuamente. Secondo i segni dei tempi. I cristiani sono liberi per il dono della libertà che ha donato Gesù Cristo. Ma il lavoro dei cristiani è guardare cosa succede dentro. Discernere i loro sentimenti e pensieri. E cosa accade fuori. Discernendo i segni dei tempiJorge Mario Begoglio ha seguito la stessa impostazione nell’emergenza Covid. A un anno di distanza, ha rievocato il “momento straordinario di preghiera. In tempo di pandemia”. La Statio Orbis celebrata dal vescovo di Roma. Nella piazza deserta. Sotto lo sguardo del Crocifisso di San Marcello al Corso. Portato in processione lungo i secoli dai romani per invocare la fine delle epidemie. E della “Salus Populi Romani”. L’antica icona mariana. Che protegge la città eterna. “Perché avete paura? Non avete ancora fede?” è il libro della Lev che racchiude il significato di quel momento. Per non dimenticare parole e gesti entrati nella storia. Nel volume curato dal Dicastero per la Comunicazione, il Pontefice ricorda di aver pensato “alla solitudine di tanta gente”. La piazza vuota “era impressionante”. tempiUn momento intenso e drammatico. Cosa ha dato forza e speranza al Pontefice? Francesco risponde: “Baciare i piedi del Crocifisso da sempre speranza. Lui sa cosa significa camminare. E conosce la quarantena. Perché gli misero due chiodi lì per tenerlo fermo. I piedi di Gesù sono una bussola nella vita della gente”. Francesco solo sul sagrato di piazza San Pietro. Con la pioggia battente. Pregò affinché venisse ascoltato il grido dell’umanità. Risvegliatasi dal torpore dell’indifferenza.

Il Papa prega davanti al Crocifisso della Chiesa di San Marcello a Roma, il 15 marzo 2020 – Foto © Vatican Media

Francesco invitò a rendersi conto che siamo “tutti sulla stessa barca”. Bisognosi gli uni degli altri. Dell’aiuto di Dio. Un evento non soltanto mediatico. Bensì una preghiera in grado di unire il mondo. Fu il modo con cui il Vicario di Cristo si fece vicino a tutti. “Ero in contatto con la gente. Non sono stato solo, in nessun momento…”, racconta.

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