Se il privato fa le veci del sociale in pandemia

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Durante la pandemia si è assistito a un meccanismo di sussidiarietà capovolta, in cui alle note fragilità del sistema sanitario e socio-assistenziale, lo Stato ha reagito incentivando la mobilitazione del privato sociale, sia sotto un profilo fiscale (incremento di donazioni, raccolte fondi), sia in relazione alle dinamiche di supporto e community building, sul piano sanitario e sociale, modificando le prassi delle relazioni tra sfera pubblica e società civile. È stato infatti demandato al Terzo Settore l’onere di operare a sostegno della comunità, mettendo in campo risorse ed energie per rispondere ai bisogni dei cittadini, dagli interventi di prima necessità, come distribuzione di cibo e di beni di necessità, educativi (supporto al sistema scolastico, fornitura di devices, riduzione del digital divide), a quelli in grado di garantire livelli essenziali di assistenza, soprattutto nel campo socio-sanitario.

È sotto gli occhi di tutti il contributo che queste organizzazioni stanno garantendo. Migliaia di realtà sono in prima linea per contrastare l’emergenza sanitaria e sociale. Le scuole amministrate dal Terzo settore si sono messe in evidenza per la velocità con la quale hanno trasferito la didattica sul digitale. Il mondo del volontariato e delle pratiche di prossimità, con la consueta capacità creativa, sta costruendo microreti e azioni sul territorio per scongiurare l’isolamento delle persone più fragili: dalla telemedicina alla consegna a domicilio di alimenti e medicine, fino al conforto on line di chi ha perso, senza nemmeno l’ultimo saluto, un proprio congiunto. Le cooperative sociali stanno attrezzando strutture di accoglienza per persone in quarantena, e quelle di inserimento lavorativo stanno riconvertendo la produzione per fornire camici e mascherine.  Senza trascurare l’azione della filantropia istituzionale, che sta destinando con rapidità ed efficacia risorse a sostegno dell’emergenza sanitaria, ma anche dei molteplici altri necessità che sono scoppiate.

Si può dire che l’economia sociale si appresta a vivere un anno di grandi cambiamenti. Il Terzo Settore, sulla scorta della riforma e dell’istituzione del Registro Unico, è destinato ad assurgere a tutti gli effetti a ‘terza gamba’ dell’economia, dando al concetto di sussidiarietà la dinamicità di una forza aggregante che metta insieme imprese for profit, imprese non profit e pubblica amministrazione per definire comuni linee di intervento.

Il Terzo Settore ha uno slancio vitale perché è variegato, e conosce al proprio interno realtà diverse. Per promuoverne la crescita è essenziale favorire la più estesa attuazione del principio di sussidiarietà: il che comporta lo sviluppo di un’alleanza a livello paritetico fra il mondo delle imprese, la società civile organizzata, gli enti pubblici territoriali e nazionali. Questo non vuol dire l’elargizione di finanziamenti pubblici a pioggia o la creazione di una sorta di impresa sociale di Stato; al contrario l’agire sociale e l’impatto prodotto dovranno diventare il framework del modello di sviluppo in un contesto di economia e sussidiarietà circolare.

Come insegnava Václav Havel,“non si governa senza società civile”. All’epoca del Coronavirus il suo insegnamento è ancora più attuale.

 

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