Perché le prossime settimane saranno fondamentali per il premier e il Paese

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E se fosse Sergio Mattarella a succedere a Sergio Mattarella? Un mandato a tempo, come quello di Napolitano. Giusto il tempo per trovare un’intesa vera, non fittizia o figlia di accordi al ribasso tanto dannosi per il Paese quanto devastanti per l’immagine internazionale, in modo da concedere a Mario Draghi il tempo, e il modo, per completare il lavoro avviato a Palazzo Chigi. Non sarebbe così male, in fondo.

Del resto, com’era facilmente prevedibile, la recrudescenza della pandemia e la difficoltà dei partiti a trovare un candidato condiviso per il Colle, troppi personalismi per un solo posto, sta facendo riemergere l’ipotesi di rielezione di Mattarella, nonostante la nota ritrosia dell’interessato. A sorpresa, la maggioranza dei senatori del Movimento 5 Stelle che, lo ricordiamo, è il primo gruppo tra i grandi elettori, ha chiesto il bis di Mattarella. Sull’onda dei senatori M5S, anche un gruppo di deputati del Pd (Orfini, Ceccanti, Romano e altri) ha rilanciato il bis e ha addirittura proposto di cominciare a votare Mattarella subito, il 24 gennaio, sperando di rieleggerlo “a sua insaputa”, il che sarebbe clamoroso. Le iniziative dei senatori M5S e dei (pochi) deputati piddini, ovviamente, hanno fortemente irritato il Quirinale, perché Mattarella non può essere “usato” come candidato di bandiera per contrastare altri candidati (Berlusconi e Draghi, ma anche i manovratori Franceschini e D’Alema, le cui trame esulano dagli interessi collettivi per servire solo la loro bottega). Ma è altrettanto chiaro un fatto: un Mattarella bis risolverebbe molti problemi. Proviamo a metterli in fila.

Stabilizzerebbe la situazione politica; rassicurerebbe Draghi a Palazzo Chigi, sempre più irritato con i leader dei partiti per i modi non troppo ortodossi usati per trattare anche gli affari più spinosi, compresi i decreti sul Covid. E poi allontanerebbe il rischio di elezioni anticipate, un vero disastro per il Paese, in questa fase soprattutto. E poi consentirebbe di concentrare la politica sulla lotta al Coronavirus e sull’attuazione del Pnrr, tranquillizzando i Paesi nostri alleati e l’Ue, preoccupati che l’Italia riprecipiti nell’instabilità endemica. Draghi a Chigi è un’assicurazione sulla vita per tutti, in fondo. Per questa ragione le prossime settimane sono fondamentali per il premier e il Paese.

Le ovazioni con richieste di “bis” raccolte da Mattarella alla prima della Scala, alla prima di Firenze, alla Festa del Cinema di Roma e in tante altre occasioni, indicano che moltissimi italiani vorrebbero restasse al Quirinale. E’ noto che Mattarella – lo ha ripetuto anche commemorando i predecessori Segni e Leone – considera un eventuale bis come un’inaccettabile forzatura della Costituzione, perché un doppio mandato di 14 anni (7 più 7) configurerebbe una specie di “monarchia repubblicana”. Tuttavia, va ricordato che i Padri costituenti, se avessero voluto escludere il bis, lo avrebbero scritto in Costituzione. Sarebbero bastate sette parole: “Il Capo dello Stato non è rieleggibile“. Se non le hanno scritte è perché, probabilmente, pensavano che in certi casi il bis sarebbe potuto essere necessario. E forse siamo in uno di quei momenti.

In altri sistemi, del resto, la rielezione del Presidente è del tutto naturale: in Germania il Presidente Steinmeier dovrebbe essere rieletto a fine mese. Negli Usa i Presidenti possono fare due mandati, per un totale di 8 anni; in Francia i Presidenti si sono ricandidati anche quando il mandato durava 7 anni (ora è ridotto a 5): Mitterrand è stato Presidente per 14 anni filati (1981-1995) e Chirac per 12 (1995-2007). Per non parlare dei capi dell’esecutivo: i 16 anni di Merkel e Kohl in Germania o i quasi 12 della Thatcher in Gran Bretagna. Quindi, pur comprendendo e rispettando le convinzioni di Mattarella, forse sarebbe opportuno che rimettesse la scelta al Parlamento: in fondo, anche lui è “un nonno al servizio delle istituzioni”. Non solo.

Il fatto che vi sia un fronte largo, soprattutto all’interno del governo, che lavora per tessere la tela sulla necessità di salvaguardare la figura di Mario Draghi, rafforza il lavoro del premier e ne rilancia la strategia. Un fronte che non comprende solo i ministri più vicini al presidente del Consiglio ma anche leader di partito (come Letta e Renzi) e moderati di tutti gli schieramenti. Non è caso quindi se le resistenze all’interno dei gruppi parlamentari sull’eventualità che possa essere Draghi il sostituto di Mattarella crescono.

Anche alla luce dei malumori emersi sulle decisioni arrivate prima in cabina di regia, poi nel Consiglio dei ministri sull’obbligo vaccinale e sull’estensione del green pass. Il premier ha cercato di mediare ma da una parte il Movimento 5 stelle, dall’altra la Lega, hanno alzato le barricate. E il sospetto, argomenta un big del partito di via Bellerio, è che così facendo si voglia dividere il centrodestra e mettere a serio rischio il prosieguo della legislatura. Ed è quello che va scongiurato. Perché se l‘impasse che si registra sulle trattative sull’elezione del presidente della Repubblica non sarebbe legato solo al nome di Berlusconi, ma anche su chi, eventualmente, debba andare a sostituire l’ex numero uno della Bce a palazzo Chigi, significa che i giochi di potere rischiano di mettere a rischio la tenuta del Paese. Meglio la soluzione del Gattopardo allora: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. 

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