Editoriale

Perché il ponte sullo Stretto potrebbe rappresentare un acceleratore politico e sociale

Renato Schifani, presidente della Regione Sicilia, è addirittura euforico. “Se tutto va bene l’anno prossimo (2024, ndr) assisteremo alla posa della prima pietra del ponte sullo Stretto. Qualcosa si muove, ma qualcosa di importante. Sarebbe il ponte più lungo della terra, ma mi fido dei progressi della scienza affinché quest’opera sia sicura”. L’ex presidente del Senato, ospite di SkyTg24, con la sua visione oltre l’ostacolo, sembra incarnare quello spirito dell’Isola che in molti non riescono a cogliere. Quanto sia diffuso non è dato saperlo con esattezza, però rappresenta uno spirito dei tempi da non sottovalutare. “Il decreto ha resuscitato un vecchio appalto, altrimenti si doveva fare la nuova gara e iniziare molto tardi”, ricorda il governatore siciliano, “la ditta rinuncia ai danni chiesti al tempo di Monti e ritorna all’appalto rivisitato, c’è l’istituto revisione prezzi, succede che si possano revisionare i prezzi in un appalto normale, figuriamoci in questo che si riprende dopo dieci anni. Non ci trovo nulla di strano, è giusto essere rigorosi nei costi e non giocare al ribasso dovendosi poi fermare per mancanza di coperture. Davanti a opere del genere il rigore è dovuto”.

Ecco, sul rigore occorre seri, e non cercare scorciatoie. Perché se è vero che l’opera è importante, anche la certezza di non finire nella palude degli errori commessi nel passato è altrettanto significativa. Del ponte se parla da troppo tempo e troppi sono stati quelli che ne hanno parlato a sproposito, e solo per ragioni elettorali, finendo con il mettere il Paese in una posizione di grande imbarazzo nel contesto internazionale. L’impegno del governo nel voler realizzare l’opera rappresenta una garanzia, ma non può essere la sola. L’ostinata avversione di una parte della politica rischia di creare un altro cortocircuito da evitare con ogni mezzo.

Il Movimento 5 Stelle, per esempio, insiste nel dire che l’opera “non è una priorità per la Calabria. Nella regione le infrastrutture sono ancora all’anno zero”. Ammesso lo siano realmente, non fare il ponte porterà nuovi lavori in Calabria, renderà più veloce la Regione? Onestamente ne dubitiamo. Il ponte sullo Stretto, se inserito nel giusto ragionamento politico, rappresenta uno straordinario acceleratore politico e sociale da non sottovalutare affatto. Fermare il Paese su un’eterna linea del Piave, aspettando che passi lo straniero, non è una tattica, ma una visione masochistica del mondo, dove il tempo è un fattore strategico. Quindi va sfruttato. Quanto ai costi dell’opera Schifani delinea il quadro. “Credo che saremo intorno ai 15-16 miliardi, la rivalutazione è nella logica delle cose. Il conflitto in Ucraina ha determinato un sostanziale aumento del costo delle materie prime, l’aumento è dovuto anche a questo fatto imprevedibile. Penso si debba arrivare intorno ai 15 miliardi, ma non faremo i conti della serva, l’opera va fatta trovando adeguate coperture extra nazionali”. Secondo le stime del Documento di Economia e finanza per l’opera ci vogliono 14,6 miliardi di euro, di cui 13,5 per il ponte e 1,1 per le opere ferroviarie. Il viceministro alle Infrastrutture, Edoardo Rixi, ha spiegato che il costo complessivo dell’opera è fissato “nel limite massimo” dell’importo indicato nel Def, ma la rideterminazione del prezzo viene fatta “escludendo gli oneri finanziari funzionali alla remunerazione dei capitali apportati dall’investitore privato” e gli “oneri funzionali all’adeguamento del progetto esecutivo” a delle prescrizioni fissate dal decreto, come la normativa sulla sicurezza o la compatibilità ambientale.

Dopo cinquant’anni di chiacchiere, si passa finalmente ai fatti per unire e modernizzare il Paese”, scrive su Twitter il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini. Aspettiamo i fatti a questo punto. Circa l’iter parlamentare, in anticipo rispetto alla tabella di marcia la Camera, dopo aver dato il via libera alla fiducia, ha approvato la conversione in legge del decreto Ponte, con 183 sì, 93 contrari ed un’astensione. Adesso la palla passa al Senato che entro la fine della prossima settimana voterà il decreto. Relatore sarà il senatore messinese Nino Germanà, vice presidente del gruppo Lega a Palazzo Madama e segretario della Commissione Trasporti, Infrastrutture e Ambiente, nonché tra i principali sostenitori del Ponte sullo Stretto. Soddisfatto Salvini che sin dall’insediamento del governo Meloni ha voluto tra le priorità l’opera tra le due sponde. Il decreto arriva blindato al Senato dove la maggioranza non dovrebbe avere intoppi e in tempi brevi la società Stretto di Messina sarà quindi in grado di riprendere quel percorso interrotto dal governo Monti nel 2012.

Enrico Paoli

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