Editoriale

L’Ucraina e il valore autentico della pace

La pace è molto più dell’assenza di guerra. Nella tragedia in corso in Ucraina resta la volontà da parte di Papa Francesco di dialogare e ricucire. E prima che scoppiasse la guerra, Vaticano e Patriarcato di Mosca erano al lavoro per un secondo incontro. Dopo quello di Cuba nel 2016. Tra Jorge Mario Bergoglio e Kirill. L’ambasciatore russo presso la Santa Sede Aleksandr Avdeev aveva dato anche un orizzonte temporaneo. “A giugno o luglio”. Previsione che forse suona irrealistica.Al Patriarca di Mosca e di tutte le Russie si è rivolta la conferenza episcopale polacca. Per invocare la fine della guerra in Ucraina. “Ti prego, Fratello, di fare appello a Vladimir Putin. Affinché termini l’insensata lotta col popolo ucraino. Nella quale stanno morendo persone innocenti. E la sofferenza non riguarda solo i militari. Ma anche le persone civili. Soprattutto donne e bambini“. L’arcivescovo Stanisław Gądecki presiede l’episcopato polacco. E ha scritto una lettera a Kirill invocando un appello al ritiro dell’esercito russo da uno stato sovrano quale è l’Ucraina. Nessun motivo, nessuna ragione giustifica mai la decisione di iniziare un’invasione militare in un Paese indipendente. Con il bombardamento di complessi residenziali, di scuole o asili. La guerra è sempre una sconfitta dell’umanità.

La bandiera della pace firmata da tutti i partecipanti all’ultima Marcia della Pace di don Tonino, a Sarajevo nel 1992

I presuli polacchi si rivolgono ai soldati russi affinché non partecipino a questa ingiusta guerra. Affinché si rifiutino di obbedire agli ordini. I cui esiti sono numerosi crimini di guerra. Il rifiuto di obbedire agli ordini in questa situazione è un obbligo morale. La guerra in Ucraina lacera le già divise Chiese cristiane dell’area. E’ una storia fatta di “scismi” e contese. Un cammino ecumenico che non ha mai avuto risultati definitivi. Ma con le bombe lanciate dalla Russia sulle città ucraine, adesso scricchiola soprattutto il mondo ortodosso. Kirill, dall’inizio del conflitto ha pronunciato solo poche e timide parole sulla pace. Mai chiamando in causa il Cremlino. Al quale il Patriarcato è storicamente legato a doppio filo. E sembra più isolato. Dalla base arrivano le prime prese di distanza. A partire dalla lettera in cui si parla di “una guerra fratricida”. A firmarla sono 239 tra preti e diaconi del patriarcato di Mosca. Ma le firme si aggiungono di ora in ora. Perché i “preti russi per la pace”, come si definiscono loro stessi, hanno reso pubblico un indirizzo mail al quale inviare le adesioni. E’ una “sfida” all’establishment civil e religioso (cioè a Putin e Kirill). In un Paese in cui la Chiesa nazionale è da sempre cinghia di trasmissione del governo. Preti coraggiosi che si espongono in una sorta di “not in my name”. Dall’Ucraina è invece arrivato un appello diretto al Patriarca Kirill. “Santità! Vi chiediamo di dire una parola da Primo nella gerarchia sulla cessazione del sangue versato in scontri fratricidi sul suolo ucraino. Chieda alla leadership della Federazione russa di fermare immediatamente le ostilità. Che stanno già minacciando di trasformarsi in una guerra mondiale“. La firmano gli ortodossi che sono per loro scelta sotto l’ombrello del Patriarcato di Mosca. La Chiesa ortodossa in Ucraina è divisa tra quelli che si riconoscono nel Patriarcato di Mosca (autori di questo appello). E e la Chiesa “autocefala” che si è unita nel 2018 con il Patriarcato di Kiev. Quest’ultima è stata riconosciuta dal patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo. Mentre è considerata “scismatica” dal patriarcato di Mosca. Ma a lanciare l’appello a Kirill sono proprio gli ortodossi ucraini che sono sotto la sua giurisdizione. Analogo appello arriva dal Consiglio delle Chiese Cristiane che ha base a Ginevra. “Il mondo la guarda, alzi la voce». Per completare il panorama, in Ucraina ci sono due Chiese cattoliche. Quella di rito latino. E quella “uniate” o greco-cattolica. Poi ci sono i protestanti e anche i testimoni di Geova. Un mosaico, quello delle Chiese cristiane, che non ha favorito il dialogo. E che è tra gli elementi di tensione che hanno portato all’escalation. E’ monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, a sottolineare che “in questo scenario paghiamo anche le divisioni interne alle confessioni cristiane“.

 

Giacomo Galeazzi

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