La gioia mortificata

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In qualunque parte del globo, a qualsiasi condizione atmosferica, di censo, di razza per uno sviluppo corretto di un bambino il gioco è fondamentale. E’ una nozione elementare di pedagogia che però in questo periodo storico globalizzato rischia di essere dimenticata.

In un mondo dove la televisione, le piattaforme elettroniche, giochi prefabbricati e preconfezionati trasformano l’aspetto ludico nell’isolamento più totale, c’è il rischio di produrre nuove generazioni di alienati. Molti hanno dimenticato l’importanza che per i più piccoli hanno i giochi improvvisati, quelli che loro stessi possono creare attraverso le loro grandi capacità e che l’adulto non dovrebbe mai, per nessun motivo, mortificare.

I bambini hanno bisogno di sfogare le proprie energie in ambiti non sempre così super protetti come la società oggi tende ad imporre. Siamo passati dal lasciarli scorrazzare ovunque sentendoli liberi e felici, a un asfissiante controllo artificiale ed esagerato; un aspetto particolarmente accentuato in alcuni dei nostri Paesi europei, Italia compresa.

Purtroppo la crescita delle metropoli ha fatto scomparire le piazze quasi del tutto, e gli unici spazi ancora a misura d’uomo – una sorta di riserva naturale inalienabile – possono essere trovati nei paesi.

Nel corso dei secoli, studiosi di varie discipline, dalla sociologia alla psicologia, hanno sottolineato la fondamentale importanza del gioco, nelle sue accezioni più varie. In particolar modo è stato evidenziato quanto sia importante permettere ai piccoli di avere il tempo e lo spazio per viverlo, e come, attraverso esso, il bambino strutturi la sua concezione del mondo.

Non a caso il principio è stato inserito nella Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Rigths of the Child), approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989. Ma prima ancora, nella Dichiarazione di Ginevra dei diritti del fanciullo redatta nel 1924 in seguito alla prima Guerra Mondiale, si diceva esplicitamente che “il fanciullo deve avere tutte le possibilità di dedicarsi a giochi e attività ricreative che devono essere orientate a fini educativi”.

Mai spegnere la gioia a coloro che più di chiunque altro hanno il diritto esprimerla con tutta la propria vivacità. Quando la burocrazia impedisce loro di aggregarsi spontaneamente non si fa altro che danneggiare il futuro. Questi figli saranno costretti ad assistere alle diatribe più assurde che soltanto noi adulti sappiamo mettere in scena. L’innocenza di questi piccoli va sempre sommamente tutelata e protetta; quando gli adulti lo dimenticano, invecchiano.

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