Guerra e fame: il “pane quotidiano” di milioni di persone

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:02

Dal 2019, il 7 giugno di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Sicurezza Alimentare, proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 dicembre 2018 con Risoluzione 73/250, con lo scopo di attirare l’attenzione e ispirare azioni per aiutare a prevenire, individuare e gestire i rischi di origine alimentare, contribuendo alla sicurezza alimentare, alla salute umana, alla prosperità economica, all’agricoltura, all’accesso al mercato, al turismo e allo sviluppo sostenibile.

Mi ha molto colpito, in questo tempo particolare e così lungo e tortuoso che stiamo attraversando, il titolo “Bombardare il Pane”, che fa comprendere molto bene la correlazione che c’è fra crisi climatica, crisi sanitaria e crisi della Pace.

Già, perché dopo due lunghi anni di pandemia, che hanno evidenziato le differenze fra gli esseri umani e guardando come si sta trasformando in peggio la vita sul Pianeta a causa dei cambiamenti climatici, arriva una Guerra insensata (non perché ne esista una sensata) che mette a nudo la fragilità della parte più benestante del Pianeta e produce effetti tragici sulla parte più povera dello stesso.

Stiamo assistendo impotenti alla “guerra del grano”, il grano nei campi in Ucraina va maturando, nessuno a mieterlo, viene stivato in grandissimi silos che traboccano, mentre i porti sul Mar Nero e nel Donbass bloccati da tre mesi. L’Ucraina è un grande Paese esportatore di grano, rappresenta metà del fabbisogno di dieci Paesi africani, e dell’area del Sahel. Così, mentre i potenti si scambiano pesanti interferenze e sanzioni e usano le armi per distruggersi, c’è un’altra guerra non dichiarata: la carestia.

Nel mondo occidentale subiamo pesanti aumenti del costo della vita: a tirare la volata sono i cereali con listini aumentati del 34% sullo stesso mese del 2021, seguiti dai prodotti lattiero caseari del 24%, zucchero del 22%, carne del 17% dei grassi vegetali del 46%. Adesso il peso delle scelte dei potenti inizia a diventare molto duro anche per noi. Ma ci sono parti del mondo in cui, per quanto l’ONU abbia inteso rafforzare gli sforzi sulla sicurezza alimentare, si getta un enorme macigno sul capo di milioni di persone che muoiono di fame.

I dati più recenti ci indicano che 24 mila persone muoiono ogni giorno per fame e malnutrizione e sono più di 800 milioni quelle che soffrono di fame e malnutrizione. In soli cinque Paesi dell’Africa meridionale ci sono 13 milioni di persone afflitte da carestia. Proprio li all’inizio di luglio si recherà Papa Francesco, in Congo e Sud Sudan, dove la guerra e la fame sono il “pane quotidiano”. Lo ha urlato forte e chiaro il Santo Padre che “la fame non è solo una tragedia, ma anche vergogna” , nella sua enciclica Fratelli Tutti. E ha dettato anche l’agenda della comunità internazionale a prendere una decisione coraggiosa: “Costituire con i soldi che s’impiegano nelle armi e in altre spese militari ‘un Fondo mondiale’ per poter eliminare definitivamente la fame”. Non si può dire che il Papa sia stato ascoltato, anzi più spesso vilipeso per le sue posizioni coraggiose, ma così lontane dagli interessi dei Potenti della Terra.

Ma non sfugge a nessuno che la realizzazione concreta di un’equità sociale, politica, economica, può partire solo da scelte degli Stati verso l’azzeramento del debito dei Paesi più poveri e verso l’orientamento di risorse importanti nella direzione dell’aiuto alle economie locali.

Per realizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile di Fame Zero e cancellazione della povertà, dobbiamo investire nei piccoli agricoltori a livello familiare e aiutarli a sfruttare appieno i loro asset, le loro conoscenze ed energie, e dare loro la forza di trasformare le loro vite e le loro comunità. Le scelte che facciamo ora determineranno se i nostri sistemi alimentari futuri saranno sani, nutrienti, inclusivi, resilienti, sostenibili o meno.

Si raggiunge così l’obiettivo Fame Zero 2030 e il secondo degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030: sradicare la fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile. Viceversa, il modello economico dominante continua ad essere quello capitalistico, che produce ancora più fame e carestia, mentre arricchisce pochi potenti. È l’«eccesso antropologico» di cui parla Francesco nella Sua enciclica Laudato si’.

La sicurezza alimentare è una responsabilità condivisa tra governi, produttori e consumatori. Tutti hanno un ruolo da svolgere dalla fattoria alla tavola per garantire che il cibo che consumiamo sia sicuro e sano. Attraverso la Giornata Mondiale della Sicurezza Alimentare, l’OMS lavora per integrare la sicurezza alimentare nell’agenda pubblica e ridurre il peso delle malattie di origine alimentare a livello globale. La sicurezza alimentare è affare di tutti.

Ma cibo sicuro in ogni parte del mondo e per ogni essere umano è un obiettivo che si può raggiungere solo con una scelta decisa di equità sociale.

Potrebbe così apparire un paradosso il tema scelto per celebrare quest’anno la Giornata Mondiale per la Sicurezza alimentare: “Cibo sicuro Salute migliore”. Si direbbe sia quasi un ossimoro, potrebbe davvero apparire un’ovvietà. Perché dovrebbe essere un diritto di pochi e non di tutti?

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.