Editoriale

La decisione della Consulta: una buona notizia per L’Italia

La Corte costituzionale ha reputato inammissibile la proposta di referendum per l’abrogazione dell’articolo 579 del codice penale inerente l’omicidio del consenziente. I giudici della Consulta hanno reputato che con l’abrogazione della norma non sarebbe preservata la tutela minima della vita umana con particolare riferimento alle persone fragili e vulnerabili.

La decisione della Consulta è una buona notizia per l’Italia che evita di spalancare le porte ad una deriva mortifera che mette su un piano inclinato malati, disabili e anziani. Il nostro Paese non avrebbe fatto alcuna conquista ma solo intrapreso quella strada che in altri Paesi europei (Belgio e Olanda su tutti) ha portato in pochissimo tempo all’abbandono terapeutico di migliaia di persone, facendo passare nel giro di un lustro i casi di eutanasia da poche unità a migliaia ogni anno. La strategia politica è sempre la stessa dai tempi dell’aborto, si prede un caso limite e lo si esaspera per far passare l’eliminazione di una vita come un atto di pietà e di autodeterminazione. In questo modo ogni sorta di difesa dell’inviolabilità della vita umana viene spazzata via in nome della libertà. Questa volta hanno fatto leva sulla vicenda di Dj Fabo e pochi giorni fa è stata la volta di Mario, il giovane camionista delle Marche rimasto tetraplegico che sarà ucciso con il Tiopentone. Si tratta di disabili stabilizzati, non in una fase terminale della vita, a cui viene data la morte perché si è stati incapaci di offrire cure e vicinanza, mancanze da impuntare in primis alle istituzioni sanitarie statali che si ostinano ad ostacolare l’implementazione delle cure palliative previste dalla legge.

Se fosse passato il referendum proposto dai radicali sarebbe venuto meno definitivamente il dovere del cittadino di astenersi dall’assecondare l’altrui desiderio di suicidio e il dovere dello Stato alla solidarietà sociale. Inoltre la legalizzazione del suicidio assistito significherebbe il completo sconvolgimento del rapporto medico-paziente. Ma per comprendere a fondo cosa c’è in ballo bisogna anche considerare che l’eliminazione dei fragili inguaribili ma non incurabili (le cure per alleviare il dolore e migliorare le condizioni di vita possono essere garantite per ogni tipo di malattia) rappresenterebbe un risparmio enorme per le casse dello Stato.

Ovviamente il pronunciamento dei giudici della Consulta non mette la parola fine all’instancabile azione della cultura dello scarto ma può essere considerata un’importate vittoria della cultura della vita. Movimenti pro life e parlamentari per la vita hanno ottenuto nuova linfa per le prossime sfide che li attendono dietro l’angolo a cominciare da giovedì, quando alla Camera inizierà la discussione del testo unico sull’eutanasia.

Marco Guerra

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