Crisi, l’ennesimo pasticcio all’italiana

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Crisi politica

La crisi politica potenzialmente incombente dopo la brusca ed incompresa fuoruscita di Italia Viva dal governo, purtroppo crea tra i cittadini un ulteriore spaesamento rispetto al sistema politico italiano, rafforza perplessità e preoccupazioni nell’establishment europeo per il rischio che un eventuale crollo italiano possa apportare ripercussioni pesanti sugli assetti economici e politici del vecchio continente.

Matteo Renzi per giustificare la sua rottura, ha usato argomenti condivisibili circa la vaghezza dei programmi di impiego delle ingenti risorse europee e riguardo alla insufficiente azione sui fattori principali della nostra debolezza economica, ma le sue denunce non sono state in grado di interessare ne la maggioranza, ne l’opposizione, né tantomeno la generalità dei cittadini.

Dunque, alcuni argomenti usati, pur veri, sono sostanzialmente apparsi come strumentali, a causa di comportamenti non molto distanti da quelli da lui pur denunciati, come l’uso reiterato di bonus e di strappi di carattere politico istituzionale, nella sua funzione passata di capo del governo. Il fatto è che il ‘pasticcio all’italiana’, confezionato in piena pandemia, è stata la rottura di una coalizione governativa meno opportuna dal dopoguerra ad oggi.

I problemi da elencare riguardanti il non funzionamento dell’esecutivo, potrebbero far impiegare giornate e giornate di racconti, e tuttavia costa al Paese di più procurare una crisi fulminea o che si trascinerà in un tempo lungo, come credo potrà avvenire, che tentare un’azione costante per raddrizzare le cose storte. Soprattutto chi fa politica, sa perfettamente che per molte ragioni Conte è destinato con alte probabilità a restare a Palazzo Chigi fino alla conclusione della legislatura.

Non c’è molto da sforzarsi per ricordare che fu proprio Renzi ad indirizzare gli eventi che condussero al Conte bis all’esaurimento della esperienza gialloverde. Allora perché arrivare a questa sciagurata conclusione! Non era meglio lavorare ai fianchi per migliorare le decisioni che ottenere uno scenario politico che si prospetta ancora peggiore?

Lo scenario che si profila con ingressi a casaccio di senatori utili a tenere in piedi il governo, è davvero ancora più preoccupante, e non servono a nulla le prediche sui cambi di casacche in Parlamento. Ormai le forze politiche riguardo a questa pratica, sono in un modo o in un altro tutte coinvolte nello sconfortante traffico tanto radicato, che l’opera tanto nota di Amedeus Mozart ‘Così fan tutte’, molto si addice a descrivere la triste realtà delle cronache politico-parlamentari.

Credo che in Europa sia molto difficile rintracciare simili esperienze soprattutto in momenti bui come quelli che si stanno vivendo in Italia. Non bastano il Covid con morti, malattie, dispiaceri, e la opportunità di risalire la china con risorse abbondanti mai viste, a infondere più responsabilità nella classe politica a partire da chi ne dovrebbe dimostrare in più per i suoi incarichi istituzionali. Sono convinto che il senso di queste vicissitudini conterà molto in futuro nelle scelte dei cittadini, e tuttavia oggi bisogna fare tutto il possibile per non subire altri danni. Lo si può fare nel far crescere nella opinione pubblica maggiore consapevolezza sulle scelte da intraprendere, sui comportamenti da incoraggiare e non, e sullo stesso ruolo dei cittadini.

Non servono tifosi osannanti o oppositori sdegnati, servono cittadini consapevoli che la loro assenza nel dibattito, consegna sempre ad improbabili leader politici la sensazione di scambiare il proprio interesse a quello di una intera comunità. Lo abbiamo imparato, proprio allora iniziano i guai.

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