Morto il barbiere (italoamericano) più longevo del mondo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:07

La sua tariffa era di venti dollari per un taglio di capelli, ma i suoi clienti insistevano per dargliene molti di più. Qualcuno arrivava ad allungare una banconota da 100 dollari, come omaggio a un personaggio così famoso in città. Erano ben altri i prezzi quando Anthony Mancinelli, arrivato quattro anni prima dall'Italia, aveva cominciato a fare il parrucchiere in negli Stati Uniti. Nel 1923 un taglio costava circa 25 centesimi. Ma tanta generosità da parte degli avventori è stata guadagnata sul posto di lavoro, con dedizione e cura costanti. La vita di quest'uomo, entrato nel libro dei primati come il barbiere più anziano in attività quasi centenario nel 2007, è stata l'incarnazione del sogno americano. Quello dell'immigrato, giunto dall'altra parte dell'oceano che si è saputo guadagnare la paga e il rispetto della sua comunità con la serietà e la determinazione. Una di quelle storie corroboranti per lo spirito e belle da leggere ed ascoltare. Mancinelli è morto lo scorso 19 settembre nella sua casa a New Windsor, nello Stato di New York, a causa di un cancro. Era andato in pensione solo pochi mesi prima. A parlare di lui è stato il New York Times.

Padri, nonni e bisnonni

Quattro generazioni di clienti, tanti tipi di capelli e moltissimi stili diversi sono passati sotto le sue forbici da acconciatore e barbiere. Dal 1923, quando ha iniziato a esercitare a tempo pieno la professione, praticamente fino alla sua morte Anthony Mancinelli non ha mai posato i suoi attrezzi del mestiere, che comprende anche pettini, creme, lozioni. “Capeli corti, lunghi, alla Buster Brown o permanenti. Qualsiasi fosse lo stile, li ho tagliati tutti”, ha detto lo scorso al prestigioso quotidiano statunitense. Per rendere ancora meglio l'idea, ha aggiunto: “Ho servito i padri, i nonni e i bisnonni di alcuni dei miei clienti attuali”. L'unica volta che ha tirato giù la serranda del suo salone è stata per arruolarsi e partire per la Seconda guerra mondiale.

Un secolo fa

Antonio, in seguito diventato Anthony, è nato a Montemilone, in provincia di Potenza, in Basilicata, nel 1911. Otto anni dopo anni dopo, come decine di migliaia di connazionali, insieme ai genitori ha preso il largo a bordo di una nave diretta nel Nuovo Mondo. È sbarcato a Ellis Island, l'isolotto dove venivano fatti arrivare gli immigrati prima dell'ingresso sul suolo americano vero e proprio, cento anni fa. Il 12 settembre 1919. Era partito con la famiglia a bordo del bastimento “Caserta” per raggiungere dei parenti a Newburgh, un paese non lontano da New Windsor. Due cittadine della Valle dell'Hudson, il fiume che attraversa New York. La Grande Mela distava da casa sua un'ora di macchina, ma la sua vita si è svolta tutta a New Windsor.  

Elisir di lunga vita

Anthony ha cominciato a lavorare nella bottega di un barbiere come garzone a 11 anni, nel 1922. L'anno seguente ha lasciato la sua scuola per dedicarsi solamente a tagliare capelli. Ha aperto il suo salone “Anthony Barbershop” nel 1930, poi negli anni Settanta ha deciso di andare a lavorare per altri. E così ha fatto fino alla fine. Nonostante l'età che avanzava, continuava a passare ore e ore per cinque giorni a settimana in piedi, con sue vecchie scarpe di cuoio usurate. A 96 anni è diventato un barbiere da Guinness, gli è stato infatti riconosciuto di essere più anziano del mondo in attività. Il segreto di tanta longevità? Nemmeno i suoi medici lo sanno. “Non ha mai preso una pillola in vita sua”, ha detto il suo ultimo datore di lavoro Jane Dineza, titolare del salone “Fantastic Cuts”. “La gente ha cominciato a seguirlo all'emporio per chiedergli come facesse a vivere così a lungo”, continua Dineza e lui indicava verso l'alto, indicava Dio“. Forte nel corpo e nell'animo, non fumatore, morigerato nel mangiare – “spaghetti sottili, così non ingrasso”, pare abbia detto una volta – e nel bere, ha provato a resistere fino all'ultimo. Non perché era ormai una celebrità – “Passava più tempo a fare interviste che con i clienti e lo invitavano a molti eventi”, racconta Dineza – ma per amore del suo lavoro. Solo dopo essersi sentito male nel salone ed essere caduto ha accettato, seppur con riluttanza, di andare in pensione. Passava le sue giornate guardando il wrestling professionistico alla televisione e potando la siepe del suo giardino. “Me la taglio da solo, sono un barbiere”, ha detta volta a sua figlio. 

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