GIOVEDÌ 12 SETTEMBRE 2019, 09:19, IN TERRIS


BENI CULTURALI

Caravaggio: il dramma e la bellezza

L'arte del genio italiano promossa grazie al Fondo edifici di culto

MICHELE DI BARI
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La Madonna di Loreto, detta
La Madonna di Loreto, detta "Madonna dei pellegrini", dipinta da Caravaggio (1604-05), attualmente conservata nella Basilica di Sant'Agostino - Foto © Flos.com
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a bellezza che ferisce, tormenta e, nel contempo, attrae prepotentemente anche i distratti emerge in ben sette opere di Caravaggio che appartengono al patrimonio dello Stato, in particolare, al Ministero dell'Interno Fondo edifici di culto (Fec).


Il Fondo edifici di culto

Un acronimo poco conosciuto, ma che, in effetti, rappresenta l'epilogo di un percorso che parte all’indomani dell'Unità d’Italia con le leggi di incameramento dei beni alla Chiesa  e giunge fino alla legge numero 222 del 1985. In tal modo, viene giuridicamente strutturato  uno sconfinato patrimonio di opere d'arte, chiese e dipinti, cui attendono con discrezione, cura, passione e professionalità,  allo scopo precipuo di valorizzare e conservare, i dipendenti del Ministero dell’Interno. Caravaggio nell’itinerario artistico di questi sette grandi capolavori disvela una parte importante della sua vicenda umana  tra la gloria nella Città eterna, e la fuga da essa, bandito e condannato a morte per l’uccisione di Ranuccio Tomassoni. 


Nel dipinto, i protagonisti

Tra le tante opere del Ministero dell’Interno , queste rappresentano i vertici assoluti dell’arte di tutti i tempi . Si resta stupiti , estasiati e colpiti dal dramma personale dei protagonisti quando lo sguardo volge verso le  due straordinarie tele della Crocifissione di San Pietro e della Conversione di San Paolo, compiute nel 1601 e collocate all’interno della cappella della famiglia Cerasi in Santa Maria del Popolo. Come pure l’esperienza solitaria ed il raccoglimento religioso che segnano la tela del San Francesco in meditazione, conservata nelle Gallerie nazionali di arte antica di Roma a Palazzo Barberini. Un’opera verosimilmente risalente al 1606, quando, appena fuggito da Roma, Caravaggio trovò rifugio nelle vicinanze, protetto dalla famiglia Colonna. Il dipinto è ora considerato di mano dell’artista, mentre quello che è conservato nel Museo dei Cappuccini di via Veneto, annesso alla chiesa di Santa Maria Immacolata appartenente al Fec , è ritenuto essere una copia. 


La bellezza a Napoli

A Napoli, si ritrova nella chiesa San Domenico Maggiore la Flagellazione di Cristo, ove la figura di Gesù, illuminata,  già mostra insolitamente la corona di spine, come nell’iconografia dell’Ecce homo, immagine della maestà divina. Le figure dei carnefici richiamano quelle dei becchini, che, insieme al nutrito gruppo di astanti, occupano la scena del Seppellimento di Santa Lucia, opera realizzata da Caravaggio nell’autunno del 1608, dopo la fuga da Malta, a Siracusa, e conservata nella chiesa di Santa Lucia alla Badia. La solitudine della morte colta proprio nell’attimo della sua irruzione, caratterizza la Decapitazione di Sant’Agapito o di San Gennaro, la cui attribuzione è stata però molto discussa. Forse risale al 1609, durante il secondo periodo napoletano del pittore, dopo la partenza dalla Sicilia. Il dipinto è conservato nel Museo prenestino della Diocesi suburbicaria di Palestrina.


L'enigma del mondo

Un dialogo con la bellezza quindi che il genio di Caravaggio dopo quattro secoli rende attuale. È la bellezza che inquieta: "nunc videmus per speculum et in enigmate. Noi guardiamo il mondo come uno specchio deformato, come se il mondo visibile fosse un enigma", come dice San Paolo. Ma sono anche i dipinti che meglio di altri illustrano la "bellezza che di sua natura tende all'oltre e all'altro; è per eccellenza il tentativo di varcare le frontiere e di dire l'ultima parola, di dire il tutto, di dire l’assoluto quasi".

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