Tredicenne salvata dalla rete del Blue Whale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:16

Un'indagne della Polizia di Stato di Bari, coordinata dalla locale Procura presso il Tribunale per i Minorenni e dal Servizio centrale operativo ha scoperto una rete di Blue Whale – l'orribile “gioco” suicida online – ad un livello molto avanzato (il 30 mentre al 50 è previsto il suicidio. Gli agenti hanno indivituato e identificato anche una 13enne che partecipava al challenge ed hanno tempestivamente informato i genitori del coinvolgimento della figlia. L'indagine è partita grazie alla segnalazione di alcune “amiche di chat” della minorenne. 

I segni

E' così emerso che da alcuni mesi a ragazzina trascorreva molto tempo al cellulare, si attardava ad andare a dormire ed era diventata particolarmente taciturna. Nell'ultimo periodo, inoltre, usciva raramente e solo con una compagna di classe, diventando molto selettiva nelle amicizie. La mamma, qualche giorno prima dell'intervento della Polizia, aveva notato alcuni segni sulle braccia della figlia che però aveva addebitato ai graffi del gatto. La ragazza è stata ascoltata dal personale specializzato della Sezione minori della squadra mobile, alla presenza di uno psicologo. Durante l'audizione la ragazza ha confessato di essersi procurata i tagli con una lametta di un rasoio e di aver inviato le foto ad un'amica di scuola. 

Da accertamenti tecnici sul cellulare della minore, è emerso che erano state cancellate ed archiviate diverse chat di WhatsApp, relative ai gruppi “Panda”, “Disastro”, “Disagio” e “Deupolcuassassino”. La tredicenne, inoltre, era registrata sul social “Instagram” dove aveva pubblicato immagini allarmanti ed angoscianti, tra cui la foto di una stazione ferroviaria con treno in transito, e frasi come “soffro”, “sto male”, “voglio morire”. Analoghe frasi sono state rinvenute nel suo diario scolastico, al cui interno era contenuto un biglietto manoscritto con la frase di addio che avrebbe lasciato alla madre il giorno del suicidio.

Altre quattro minorenni inserite nel gioco

I poliziotti hanno ricostruito l'elenco dei partecipanti ai gruppi WhatsApp e, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, sono state interessate le Squadre Mobili di competenza in diverse regioni d'Italia (Marche, Campania, Emilia Romagna, Sardegna, Abruzzo, Lombardia, Calabria, Puglia, Lazio, Toscana, Basilicata, Piemonte e Veneto) al fine di individuare i reali utilizzatori dei profili e procedere alla loro audizione; si è così scoperto che altre quattro giovanissime ragazze erano inserite pienamente nel gioco ad un livello avanzato.

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