Sgominata rete di prostituzione nel teramano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:26

L'ennesimo traffico di esseri umani è stato sgominato dalla Squadra mobile di Teramo, che ha interrotto l'inferno per diverse ragazze nigeriane, venute in Italia per un riscatto sociale e costrette a prostituirsi per ripagare il debito i viaggio che ammontava a circa 25.000 – 30.000 euro.

Operazione Subjection

Le ragazze erano mentalmente paralizzate da una rete di estorsori che facevano capo a una madame, la nigeriana Kate Osazuwa, 35enne residente a Monsampolo del Tronto, e ad altri sodali di diversa nazionalità. Dall'operazione Subjection, condotta dagli agenti della squadra mobile della Polizia di Stato del vicequestore aggiunto Roberta Cicchetti, è emerso anche il nome di un italiano: si tratta del 62enne teramano Gerardo Di Sabatino, proprietario di due appartementi a Martinsicuro e responsabile della “logistica” della tratta. Stando a quanto rivelano le indagini, il suo compito era quello di portare a casa le ragazze dopo la notte. Le cinque ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip del tribunale di Teramo e richieste dalla procura distrettuale dell'Aquila attraverso i pm David Mancini e Stefano Giovagnoni riportano l'accusa di tratta di esseri umani, sfruttamento, favoreggiamento della prostituzione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Ragazze paralizzate

Gli agenti della Polizia di Stato sono partiti dal monitoraggio della strada “Bonifica del Tronto”, luogo capitale della prostituzione, osservando diverse ragazze che operavano soggiogate dai loro carnefici. In un secondo momento, gli agenti hanno fatto irruzione in cinque appartamenti, rinvenendo dodici ragazze che alloggiavano tra Martinsicuro (in provincia di Teramo) e Monsampolo del Tronto (in provincia di Ascoli Piceno). Stando alle dichiarazioni delle ragazze, tutte erano soggette a una donna, la madame, che le ha assoggettate per anni attraverso riti voodoo. Il rito rappresentava per i carnefici una garanzia di restituzione del debito che le giovanissime contraevano prima della partenza: nello specifico, un sedicente “stregone” impartiva un vincolo religioso che, se spezzato, avrebbe riversato sulla vittima e la sua famiglia la dannazione eterna. Gli agenti hanno scoperto lo scenario facendo breccia nella fiducia di una delle vittime: ammontano a dodici le ragazze coinvolte nella tratta. 

Esodo senza fine

Le giovani vittime provenivano da un viaggio difficoltoso. Tre anni fa, le ragazze hanno lasciato Benin City alla   volta di Tripoli dove, ammassate in un appartamento, hanno alloggiato due mesi. Dopo la traversata su un barcone, ad attenderle in Italia, v'era la madame, che s'è occupata di condurle a Martinsicuro. Colà hanno trovato una vasta rete di aguzzini connazionali che si occupavano di gestire il loro reclutamento e imporre i vincoli coercitivi. Per tutte loro, soggiogate mentalmente e vessate anche fisicamente, prostituirsi era diventato l'unico modo per estinguere il debito contratto alla partenza.

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