Omicidio Rega, anche il collega Andrea Varriale era disarmato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:31

Il mistero s'infittisce. Dalle indagini dei carabinieri sulla notte della morte del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ucciso con undici coltellate, emergono nuovi elementi che però non riescono a diradare la nebbia che rende oscura la vicenda. Perché la vittima era disarmata? Era o non era in servizio? Perché il suo collega, Andrea Varriale, non ha sparato nemmeno un colpo d'avvertimento in aria? Sulla vicenda che vede accusato come autore dell'omicidio il reoconfesso Elder Finnegan Lee, giovane turista americano di 20 anni, e di concorso nello stesso reato il suo amico e connazionale Christian Gabriel Natale Hjort, di 19, alcuni giornali nazionali – La Repubblica, il Corriere della sera e Il Messaggero – scrivono le novità citando l'informativa del Nucleo investigativo dei carabinieri. Il quotidiano diretto da Carlo Verdelli spiega che il documento è stato depositato presso la Procura di Roma in vista dell'udienza al tribunale del Riesame chiesta dal legale di Hjort. Si sarebbe dovuta tenere venerdì 6 settembre ma è slittata a lunedì 16 dopo che lo stesso l'avvocato del ragazzo ne ha ottenuto il rinvio in attesa del deposito dell'informativa, poi avvenuto. La difesa del suo amico Finnegan Lee ha rinunciato al Riesame e punta sulla perizia psichiatrica per dimostrare la paura provata all'incontro con gli agenti. Repubblica inoltre, riporta anche la conversazione tra Varriale e un suo collega della centrale operativa a cui chiede di mandare un'ambulanza perché Cerciello “perde tanto sangue, sto tamponando. Fa veloce che perde tanto sangue”.

Oggetti mancanti

Nessuno dei due carabinieri, quella sera, aveva con sé l'arma d'ordinanza. Nonostante fossero operativi, come scrive Repubblica facendo riferimendo a un ordine di servizio ufficiale. Che Rega non avesse la pistola con sé lo aveva già dichiarato il Comandante provinciale dei carabinieri di Roma Francesco Gargaro. Varriale invece avrebbe ammesso che erano entrambi disarmati davanti ai magistrati, motivando con il fatto che erano in borghese. Indossando t-shirt e bermuda, il militare descrive così il abbigliamento, le pistole sarebbe state visibili. Non erano solo le loro armi le cose mancanti all'appello. Infatti nell'elenco degli oggetti che aveva con sé Rega, dentro un marsupio, quando si è presentato sul luogo dell'appuntamento con i due americani, spicca l'assenza delle manette e del tesserino identificativo. Sempre Varriale in un primo momento avrebbe invece detto che era stata proprio l'esibizione dell'identificativo dell'Arma a farli aggredire dai due giovani.

Le immagini e la chat

È stato possibile, grazie all'analisi di una trentina di telecamere nei punti dove sono avvenuti i fatti di quella notte, scoprire cosa è successo nelle vicinanze dell'albergo Le Meridien, zona Prati, dove nella stanza 109 allogiavano i due turisti. Questa documentazione, depositata anch'essa presso la procura per il Riesame, mostrerebbe Natale Hjort uscire da solo dall'hotel, alzarsi il cappuccio della felpa sulla testa e camminare per le vie vicine guardandosi intorno. I carabinieri, scrive ancora Repubblica, descrivono i suoi movimenti come quelli di un sopralluogo nei luoghi dove sarebbe dovuto avvenire l'appuntamento con Sergio Brugiatelli, l'uomo di cui in un primo tempo si era detto fosse un informatore della autorità ma non sono stati trovati contatti telefonici con i due carabinieri nel 2019, che li avrebbe condotti ad acquistare della cocaina e a cui poi avrebbero sottratto lo zaino. Sul perché di questo furto, le versioni dei quotidiani divergono tra chi scrive che gli americani si rendono conto che gli era stata venduta della tachipirina, e chi che fossero fuggiti dopo l'intervento di una pattuglia di carabinieri che era a Trastevere. Sempre il Corriere, sul suo sito, pubblica lo scambio di messaggi tra Natale Hjort e Brugiatelli che risale alle 1:19. Il ragazzo gli intima di presentarsi da solo davanti la filiale di una banca in via Belli, l'uomo intanto è con i carabinieri.

La richiesta d'aiuto

Repubblica riporta per intero la chiamata di Varriale alla centrale operativa dei carabinieri per farsi mandare un'ambulanza mentre tenta di soccorrere Rega gravemente ferito. Varriale grida al telefono: “Collega accoltellato, collega accoltellato, Mario, Mario, Mario! Veloce il 118, veloce, Mario guardami!”. Poi dà la posizione “Via Pietro Cossa civico 32” e descrive la drammaticità della situazione del collega: “Vi prego volate, vi prego perde un sacco di sangue sto tamponando io, Mario oh, Mario, Mario! Mario dai che ce la fai!”.

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