Massacro in una casa a Ciudad Juarez

ULTIMO AGGIORNAMENTO 2:25

Una vera e propria strage quella avvenuta a Ciudad Juarez, cittadina messicana poco al di qua della frontiera del Rio Bravo con gli Stati Uniti (in passato conosciuta come El Paso del Norte). Una banda di uomini armati ha fatto irruzione all'interno di un appartamento, uccidendo tutte le 11 persone che si trovavano all'interno: secondo quanto riferito da 'Tv Milenio', le vittime sarebbero 8 uomini e tre donne, tutti ritrovati in condizioni pietose. Al momento dell'arrivo delle Forze dell'ordine, i cadaveri presentavano evidenti segni di tortura e, per quanto riguarda le donne, forse anche di violenza sessuale. Gli otto uomini sono stati rinvenuti a testa in giù, con le mani legate dietro la schiena e tutti con un foro in testa, letale, inferto con un'arma di grosso calibro. Le tre donne, invece, erano state denudate prima di essere uccise.

L'indagine

Un massacro che, probabilmente, andrebbe a inserirsi nell'ambiente del narcotraffico in quanto nella casa sarebbero state rinvenute alcune dosi di anfetamina (rinominate con nomignoli specifici nel gergo dei trafficanti messicani) il che avrebbe inodotto le Forze dell'ordine a ritenere che la casa fosse un luogo di ritrovo di tossicodipendenti connessi ai narcotrafficanti, un cosidetto 'picadero'. Gli uomini e le donne uccisi avrebbero dunque fatto parte di una banda, probabilmente trucidati a seguito di un regolamento di conti.

Alta tensione

Nelle ultime ore, infatti, nell'area attorno a Ciudad Juarez si sono verificati intensi scontri tra bande rivali, finiti nel sangue e costati la vita a uno dei leader dei narcos della zona, Juan Arturo Padilla Juarez, apprtenente alla banda degli Aztecas. Gli inquirenti ritengono che l'episodio di Ciudad sia connesso a tale scontro e, più in generale, a un clima di crescente tensione fra i narcotrafficanti del nord del Messico. I rapporti suggeriscono che le uccisioni sono legate all'omicidio di ieri del leader della banda di Los Aztecas, Juan Arturo Padilla Juárez, nel carcere di Aquiles Cerdán, situato a Juárez. Pare infatti, secondo quanto riportato dai media locali, che anche nella prigione locale si siano verificati degli scontri tra alcuni detenuti appartenenti a bande rivali.

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