Dimessa dopo 20 mesi Maria Antonietta Rositani. Il marito le diede fuoco

La Rositani era ricoverata al Grande ospedale di Reggio Calabria. Il 13 marzo 2019 l'ex marito Ciro Russo aveva tentato di ucciderla

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:20
Maria Antonietta Rositani e l'ex marito Ciro Russo

Proprio nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne è stata dimessa oggi, dopo 20 mesi di ricovero, Maria Antonietta Rositani. Lo ha reso noto il Comitato sorto per sostenere psicologicamente, moralmente e materialmente la donna.

La donna era ricoverata al Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria dopo che, il 13 marzo 2019, l’ex marito Ciro Russo aveva tentato di ucciderla dandole fuoco. In questi mesi Maria Antonietta Rositani ha subito decine di interventi per le gravi ustioni che hanno colpito gambe, braccia, viso.

“Grazie alla grande professionalità degli operatori sanitari del Gom guidati dal dottore Costarella – afferma il Comitato sorto a sostegno della donna – ha ricevuto le cure che le hanno permesso di iniziare il percorso di recupero ma nei prossimi anni dovrà però ancora affrontare altri trattamenti e interventi di chirurgia plastica recandosi in istituti specializzati del centro nord che richiederanno importanti spese”.

“Con la sua forza d’animo, con la sua grande fede Maria Antonietta ha dato alla città ed al Paese una grande testimonianza di voglia di riscatto e di ricerca di una vita nuova da donna libera assieme al suo grande papà Carlo e ai suoi due figli. In questo periodo ha sentito l’abbraccio della comunità reggina e non solo che le è stata vicina, questo abbraccio serve che continui ancora”.

“Con l’auspicio che lo Stato, che non ha saputo proteggerla – prosegue il Comitato – possa dare al più presto risposte garantendo gli indennizzi ed i sostegni previsti per le vittime di violenza, il comitato, nel mentre si farà promotore di una legge regionale che garantisca una tutela anche economica alle donne vittime di violenza, assieme a Banca Etica, ringraziando i tantissimi che hanno dato il loro contributo, ha deciso di continuare per un altro mese la campagna di raccolta fondi avviata nei mesi scorsi”.

Domiciliari

Intervistata in esclusiva da In Terris lo scorso luglio, Maria Antonietta aveva ricordato quella notte di quasi due anni fa. Russo era ai domiciliari perché era stato condannato dal tribunale di Reggio Calabria a 3 anni e 2 mesi per le violenze contro la moglie e la figlia.

La ragazza, la notte del 20 dicembre, aveva tentato di difendere dalle botte la madre. L’uomo, infuriato, le diede uno schiaffone al volto, facendola sanguinare. Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso: Maria Antonietta decise di chiamare le forze dell’ordine e di denunciare Ciro, dopo anni di violenze.

L’agguato

Il 12 marzo del 2019 Russo evase dai domiciliari ad Ercolano (in provincia di Napoli) e guidò per 500 chilometri per raggiungere l’ex moglie a Reggio Calabria. Lungo una strada della città calabra, Russo speronò e bloccò l’auto nella quale guidava la Rositani, per poi lanciarle addosso del liquido infiammabile gridando “muori!”.

Nel rogo dell’auto – che si trovava a pochi passi dalla scuola frequentata dal figlio della coppia – è morto il piccolo Diuck, il cagnolino adottato da Maria Antonietta per consolare il figlio dopo la separazione. Maria Antonietta riuscì per miracolo a scappare da quell’inferno di fuoco in cui si era trasformato il suo abitacolo. Da lì, il lungo calvario all’ospedale, conclusosi oggi. Russo venne catturato dopo una fuga durata 24 ore e arrestato.

La sentenza per Russo

Il Gup di Reggio, Valerio Trovato, tre settimane fa ha condannato l’uomo a 18 anni di reclusione, colpevole di avere appiccato il fuoco premeditatamente, nel tentativo di ucciderla.

Maria Antonietta Rositani, come ricostruito dal gup di Reggio Calabria che ha condannato Russo a 18 anni di carcere, era riuscita a salvarsi grazie alla sua prontezza. Era infatti scesa dall’auto e si era gettata in una pozzanghera causata dalla poggia del giorno precedente.

“Non un delitto d’impeto o un gesto impulsivo, l’imputato ha al contrario pianificato con largo anticipo l’azione delittuosa – ha motivato la sentenza ancora il Gup – La condotta di tentato omicidio si realizza in circa 25 secondi, ma tale breve durata non deve trarre in inganno, in quanto il programma criminoso era ben chiaro nella mente del Russo”.

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