Decapitati i vertici di due cosche di Cosenza

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:40

Prosegue senza soste la battaglia delle Forze dell'Ordine ai gruppi malavitosi. Stamattina a Cosenza un'operazione congiunta di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza ha inferto un duro colpo ai due principali clan di 'ndrangheta operanti a Cosenza, i cosiddetti “italiani” e “zingari”. Inoltre, è stato eseguito un provvedimento di fermo – emesso dalla Dda di Catanzaro – nei confronti di 18 soggetti. Le accuse contestate sono, a vario titolo: omicidio, estorsione (tentata e consumata), porto e detenzione abusivi di arma, ricettazione, spaccio di sostanze stupefacenti, usura e lesioni; tutte aggravate dalle modalità mafiose. L'omicidio contestato ad alcuni dei 18 fermati riguarderebbe la morte di Luca Bruni, presunto boss della 'ndrangheta cosentina ucciso il 3 gennaio 2012 e il cui cadavere fu ritrovato solo due anni più tardi, nel dicembre del 2014. Lo anticipa il corrieredellacalabria.it. Bruni, divenuto boss dopo la morte del fratello Michele, sarebbe stato eliminato dalla cosca avversaria perché stava tentando di ampliare la zona di influenza del suo gruppo, contravvenendo così a un presunto “patto” esistente tra le due fazioni cosentine. 

Stanganelli

La Direzione investigativa antimafia ha inoltre coordinato l'arresto, in Francia, di Domenico Stanganelli, latitante dal 2014 in quanto colpito da mandato d'arresto europeo. Stanganelli deve scontare un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Reggio Calabria per associazione di stampo mafioso, traffico di stupefacenti, riciclaggio, porto e detenzione abusiva di armi nell'ambito di un'indagine che aveva permesso di disarticolare le cosche di 'ndrangheta “Mole'” di Gioia Tauro e “Mancuso” di Nicotera. Il ricercarto è stato trovato a Vallauris, in Costa Azzurra, presso l'abitazione dei suoceri, grazie alla cooperazione tra la Dia, la Polizia giudiziaria di Marsiglia e di Nizza e la Brigata per le ricerche ed intervento francese (Bri). Una cooperazione possibile anche grazie alla 'Rete operativa antimafia – Onnet', un progetto sviluppato proprio dalla Dia che prevede di supportare le unità investigative degli Stati membri con agenti specializzati sul fenomeno e di migliorare contestualmente lo scambio d'informazioni utili alle indagini.

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