Le mani della criminalità organizzata sul settore agroalimentare in Puglia

L'operazione "Grande Carro" ha postato alla luce i legami della criminalità non solo in ambito nazionale, ma anche internazionale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:39

I carabinieri del Ros e del Comando tutela ambientale hanno eseguito oggi, 27 ottobre, un’ordinanza di misura cautelare richiesta dalla Dda di Bari nei confronti di 48 persone accusate di aver favorito le attività di un’organizzazione mafiosa.

I dettagli dell’operazione – ribattezzata “Grande Carro” – sono stati resi noti in conferenza stampa questa mattina alla presenza del Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, il procuratore di Bari Roberto Rossi, il comandante del Ros Pasquale Angelosanto, il comandante del reparto tutela agroalimentare di Salerno Giorgio Borrelli, il vice presidente di Eurojust Filippo Spiezia ed il vice direttore generale di Olaf (ufficio europeo per la lotta antifrode) Ernesto Bianchi.

Operazione “Grande carro”

L’operazione ha postato alla luce “le mani della criminalità organizzata sul settore agroalimentare”. “Un’operazione di grande importanza, dalla portata immensa. Un lavoro che si proietta in varie direzioni, non solo nazionali, ma internazionali. Una vera e propria organizzazione mafiosa, criminalità organizzata diretta in quei paesi nei quali è minore la resistenza e più debole la legge come Bulgaria, Romania e Repubblica Ceca“, ha spiegato Cafiero in conferenza stampa.

Le accuse

Le accuse nei confronti dei destinatari delle ordinanze, riporta Ansa, sono: associazione di tipo mafioso, riciclaggio, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, sequestro di persona a scopo di estorsione, detenzione illegale di armi ed esplosivi, truffe per il conseguimento di erogazioni pubbliche anche dell’Unione Europea.

In provincia di Bari è stato eseguito un unico arresto. Il ‘centro strategico’ delle attività illecite è stato individuato dagli investigatori invece nella ‘mafia foggiana‘, “non circoscritta” e “molto più potente di quello che si pensi”. “Una mafia vera, insita sul territorio nazionale, che penetra nel tessuto sano della società condizionandone economia”, hanno sottolineato gli inquirenti.

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