Baby gang dedita allo spaccio: 19 indagati

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:00

Spacciavano droga, organizzandosi in chat con gli smartphone, e mettevano a segno di tanto in tanto anche piccoli furti negli esercizi commerciali tanto per “passare il tempo”: per questo 19 ragazzi, di cui 15 minorenni, sono finiti nel mirino di un blitz dei carabinieri di Reggio Emilia volto a smantellare quella che considerano una gang di baby pusher ben strutturata attiva nelle province di Reggio Emilia e Modena. A seguito delle perquisizioni scattate oggi in una ventina di abitazioni, sono finiti nel registro degli indagati in 19, tra reggiani e modenesi, di cui 15 minorenni tra i 15 e i 17 anni e quattro maggiorenni (tra i 22 e i 26 anni). Due di loro sono stati anche arrestati: uno, maggiorenne, perché a casa aveva tra l'altro una serra di piante di marijuana e droga già confezionata, e un altro, minorenne, perché trovato con denaro riconducibile allo spaccio. Gli indagati – scrive Ansa – sono tutti accusati a vario titolo di spaccio di stupefacenti e furto aggravato.

Allame sociale?

Sono in aumento i casi di reati e di violenza perpetrati da minorenno e giovanissimi. Impossibile non pensare all'omicidio di Luca Sacchi, avvenuto in seguio ad una rapina (finita i tragedia) del quale sono accusati due ragazzi, Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, entrambi di 21 anni. Uno dei due, del Grosso – quello che presumibilmente ha premuto il grilletto – è anche padre di un bimbo di pochi mesi. All’origine dell’aumento della criminalità di strada nella Capitale vi è “il lavoro, che è sempre meno, e la droga”, ha commentato ieri Achille Serra, già prefetto di Roma, che auspica una riforma della giustizia che garantisca “l’immediatezza del processo e la certezza della pena” in modo da “evitare la reiterazione del reato”. Terrificante anche l'indagine sulla chat chiamata “The Shoah Party” in cui alcuni ragazzini italiani (il più “anziano” del gruppo ha compiuto da poco 19 anni, il più giovane ne ha 15) si scambiavano video a luci rosse, immagini pedopornografiche, scritte inneggianti a Adolf Hitler, Benito Mussolini, all'Isis e postavano frasi choc contro migranti ed ebrei. A far parte della chat vi erano anche 6 ragazzi, poco più che bambini, tutti di età inferiore ai 14 anni, quasi tutti 13enni, e, per questo, ritenuti dalla legge non imputabili. “Dobbiamo chiederci come mai non si riesca a distinguere tra il lecito e l’illecito”, ha evidenziato il Colonnello Stefano Di Pace, Comandante Provinciale dei carabinieri di Siena, intervistato oggi in esclusiva per In Terris.

 

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