Scuola paritaria, Gallone (FI): “Senza libertà di scelta, non c’è parità”

Dopo il convegno "Libera scuola in libero Stato", la senatrice azzurra si fa portavoce di un emendamento sulla detraibilità delle rette: "Un passo verso il pluralismo a 360 gradi e per ribadire l'essenzialità del sistema educativo"

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“Libera scuola in libero Stato”. Già le parole scelte per intitolarlo lasciavano spazio a pochi dubbi, ma gli effetti prodotti dal convegno sulla scuola paritaria del 13 febbraio scorso rischiano di produrre effetti solo auspicati nell’arco di vent’anni di dibattito. Per la prima volta si è posta una pietra angolare, imprescindibile per l’edificazione di ogni discussione e, in questo caso, componente essenziale fin qui mancata per impostare un serio cambio di marcia sul dibattito relativo alla scuola paritaria, il cui asse si sposta ora sul diritto fondamentale alla scelta del genitore. Una linea perseguita ormai da qualche anno ma che ha trovato consacrazione definitiva nell’incontro di due mesi fa, che in modo forse inedito ha mostrato una convergenza sul tema del pluralismo e, nondimeno, una trasversalità politica mancata nei due decenni precedenti. Rafforzata dalla petizione che, in poche settimane, ha raccolto firme sufficienti a far sì che il dibattito sul costo standard per allievo si concretizzasse in un emendamento al Cura Italia, mirato alla richiesta della detraibilità delle rette, di cui si è fatta portavoce la senatrice e commissario provinciale di Forza Italia, Maria Alessandra Gallone: “C’era bisogno di tirare le fila del discorso e agire in direzione della parità, a vent’anni dalla legge. L’8 aprile verrà votato il decreto e, all’interno delle votazioni, discuteremo gli emendamenti. Questo è uno di quelli a cui teniamo di più”.

 

Senatrice, il convegno del 13 febbraio scorso ha segnato un punto di svolta nel dibattito sulla scuola paritaria. Forse per la prima volta, dopo due decenni, si è concluso un dibattito con la sensazione che, davvero, si dovesse per forza di cose procedere a passi concreti…
“Esattamente venti anni. Abbiamo voluto tirare le fila del discorso, anche stanare i pensieri rispetto a quello che effettivamente è stato realizzato, per arrivare al concetto che, ancora, probabilmente non è stata raggiunta una vera e propria parità. Tant’è vero che il convegno è stato intitolato ‘Libera scuola in libero Stato’, poiché la finalità sarebbe quella, garantire una libertà di scelta educativo indipendentemente dal proprio reddito e dalla propria situazione economico-sociale. E’ stato un convegno partecipatissimo, in maniera trasversale anche dalle forze politiche a eccezione dei Cinque stelle da questo punto di vista. Abbiamo chiuso il convegno stimolando il governo, poiché c’era la senatrice Malpezzi che lo rappresentava, ad andare avanti per esempio sul sistema dell’introduzione del costo standard per allievo, per rendere l’accesso alla scuola paritaria libero veramente per tutti”.

Come si procederà?
“Con l’emergenza che si è scatenata si sono presentate altre necessità impellenti, fra cui quella di salvare la scuola paritaria. Perché se si blocca il sistema di pagamento delle rette, la scuola paritaria rischia di uscirne con le ossa rotte. Ecco perché, nella fattispecie, come Forza Italia abbiamo presentato un emendamento che prevede la detraibilità fiscale, al 100%, delle rette pagate delle famiglie all’interno del range del costo standard per allievo, cioè dei 5.500 euro. Pensiamo che questa, almeno, sia un modo per far sì che si possa dare alle famiglie di ottemperare a quello che devono però con la detrazione, e alle scuole paritarie di ricevere il dovuto. L’edificio scuola infatti è chiuso ma proseguono le lezioni online e tutti gli altri servizi didattici, esattamente come le altre scuole. Così come, in un altro emendamento, abbiamo chiesto che, laddove nel decreto che verrà votato l’8 aprile, qualora si parli di tutta una serie di sostegni alla scuola statale, si aggiunga anche quella paritaria. L’intento è perseguire il concetto che entrambe queste scuole svolgono un servizio pubblico, essenziale, determinante in un sistema che si dice democratico. E quindi, anche in questo momento di emergenza, il trattamento deve consentire a entrambe le tipologie di scuola di poter continuare a vivere. Anche perché l’Italia, senza una parte della scuola pubblica, si vedrebbe andare il sistema al collasso. Stiamo cercando in ogni modo, anche in questo momento così drammatico, di far comprendere il ruolo essenziale del sistema educativa, attraverso il quale dovrà essere garantita la ripresa. Se in questo momento molliamo una parte essenziale che è l’altra gamba del sistema educativo, andremmo a creare un enorme vulnus a tutto il sistema scuola. Da qui la determinazione, tant’è che questo emendamento è stato firmato da tutto il gruppo, e speriamo che anche altri gruppi politici presentino una proposta del genere, così da essere più forti”.

E creare quello zoccolo duro a livello politico che, in questi vent’anni, sembra essere mancato, perlomeno per garantire al dibattito di produrre effetti concreti in direzione di una piena attuazione della 62/2000 sul piano dei sistemi educativi..
“Esatto. La finalità del convegno è stata quella di unire tutte le voci. Quello che è successo ha provocato enormi disagi in tutti i settori. Il convegno sarebbe dovuto essere il primo passo di un percorso che sicuramente continuerà, anche in questo momento di emergenza. Quell’incontro ha dato la dimostrazione che c’è la volontà di esserci da parte di tutti, o quasi”.

Del resto, anche la presidente del Senato Casellati ha mandato un messaggio chiaro in questa direzione…
“Sì, anche se non era con noi fisicamente, ha mandato un messaggio talmente chiaro che è come se fosse stata lì. Una posizione talmente netta da non lasciare adito a nessun dubbio. E ribadisco che qui non si tratta di essere partigiani ma di amare la scuola, l’educazione e di voler effettivamente realizzare quel modello in cui una famiglia deve essere libera di scegliere il proprio tipo di sistema educativa. Altrimenti la libertà di scelta viene meno, e così anche il concetto della parità scolastica”.

Nel corso del ventennio intercorso tra la legge sulla Parità e il convegno del mese scorso il dibattito sulla scuola paritaria ha vissuto fasi estremamente altalenanti. A cosa è da attribuire un tale andamento a singhiozzo?
“Secondo me è stata innanzitutto una questione culturale. Persino il linguaggio è sempre stato sbagliato. Quante volte parliamo di scuola statale o privata? Nessuno dice la scuola pubblica statale e scuola pubblica paritaria. Tante volte anche pseudo-addetti ai lavori, usando un linguaggio sbagliato danno un messaggio sbagliato. Si pensa alla scuola paritaria come se fosse per i ricchi, mentre alla pubblica come quella per tutti. E’ un atteggiamento culturale che deve cambiare. Io sono stata assessore nel mio comune, a Bergamo, e se non avessi avuto la scuola per l’infanzia paritaria avrei avuto delle serissime difficoltà. Peraltro scuole che avevano una retta assolutamente alla portata. Il sistema lombardo è virtuoso da questo punto di vista, perché col sistema del buono scuola consente alle famiglie di scegliere la scuola che preferiscono, perché poi vengono sostenute e aiutate. Se si esportasse il modello lombardo in tutta Italia si farebbe un grande passo avanti. Ma la prima cosa resta cambiare la mentalità rispetto al concetto che si ha della scuola paritaria. Perseguendo il concetto del costo standard per alunno si arriverebbe anche a un risparmio per la scuola statale, e questo non si comprende. Mi dispiacerebbe si arrivasse a uno stato di crisi della scuola paritaria per far capire quanto è importante il servizio che svolge. Avere avuto il sostegno di personalità alte durante il convegno e anche dei rappresentanti dei genitori è stato molto importante”.

Un tema cruciale quello delle famiglie. D’altronde sono state proprio loro, attraverso una partecipata petizione, a porre l’aut aut alla classe politica…
“E’ vero. Quando vedi che c’è da parte delle famiglie la volontà di metterci la faccia e chiedere in prima persona, un governo che ascolta non può prescindere dall’ascoltare. E’ chiaro che il sostegno delle famiglie dà anche a noi la forza di continuare sentendoci nel giusto. Perché non si vuol fare un discorso partigiano ma di giustizia, di correttezza nell’approccio. Altrimenti aboliamo la legge sulla Parità, sennò si rientra nell’ipocrisia che noi, come persone di scuola, aborriamo perché non rientra nei canoni educativi”.

Fondamentale, come diceva, la trasversalità politica mostrata in fase di discussione. C’è la speranza che si confermi anche in Aula?
“Il mio auspicio è proprio questo. L’importante è che passi il concetto. Non possiamo permetterci, vuoi per convinzione o per opportunità, di far morire la scuola paritaria in Italia”.

Al di là dell’emendamento, è quindi un impegno che porterete avanti a oltranza… 
“Certo, anche perché il pluralismo è fondamentale. Non possiamo pensare di avere un unico tipo di pensiero dal punto di vista educativo. E’ una questione talmente evidente in uno stato democratico: non può non esserci un sistema pluralistico a 360 gradi”.

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