Il microcosmo che può salvare l’ambiente

Luigi D'aquino, agronomo e ricercatore di Enea, racconta ad Interris.it il mondo delle piante, i suoi benefici e il loro legame con la tecnologia che serve per migliorare la qualità di vita.

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:01

“Allevare piante al chiuso è una sfida tecnologica non banale, come sa chiunque allevi piante in ambiente domestico ma anche chi le allevi in laboratorio o per fini produttivi. Il panorama agronomico offre diversi approcci innovativi alla problematica, approcci che si differenziano per il substrato utilizzato per allevare gli apparati radicali e, di conseguenza, per il modo di somministrare acqua e nutrienti alle piante -. A raccontare ad Interris.it il mondo delle piante e tutto ciò che ad esso appartiene è Luigi D’Aquino, agronomo e ricercatore di ENEA. I benefici delle piante sono tanti, anche nel combattere l’inquinamento -. Questi sistemi differiscono notevolmente per sostenibilità ecologica, fabbisogni energetici, resa produttiva e qualità del prodotto. Viene fornito un inquadramento generale della problematica e descritto un nuovo Microcosmo per allevare piante, sviluppato in sinergia dalla ricerca pubblica e privata italiana”.

Le piante sono sempre state un importante mezzo per combattere l’inquinamento ambientale, addirittura tramite alcuni studi hai riportato che a Pompei sono state ritrovate delle ollette in terracotta con fiori di drenaggio destinate all’allevamento di piante. Come si sfruttavano prima le piante e cos’è cambiato rispetto al presente?
“L’allevamento delle piante al di fuori del loro contesto, il suolo, può essere fatto all’aperto (in balcone, in terrazzo ecc.) o anche al chiuso ma presuppone sempre l’allevamento in vaso. L’allevamento in vaso è una pratica antichissima sia nel mondo occidentale sia in quello orientale e consente all’uomo di coltivare le piante dove in genere questo non è possibile. Ovviamente, la funzione può essere quella di produrre del vegetale per la cucina ma l’effetto estetico – psicologico non è da trascurare”.

Quali sono gli effetti che possono avere sulla vita dell’uomo?
“L’effetto benefico delle piante sulla qualità estetica di un ambiente ma anche sulla psiche umana è una conoscenza empiricamente consolidata ma ci sono anche studi che dimostrano l’impatto positivo delle piante e dei paesaggi vegetali sulla salute umana. a questo va aggiunto che le piante, per come “funzionano”, hanno inevitabilmente un effetto di miglioramento della qualità dell’aria negli ambienti al chiuso. Su quest’ultimo aspetto bisogna dire che l’effetto depurante delle piante recentemente è stato molto enfatizzato, mentre non ci sono dati che dimostrino con certezza quanto efficaci possano essere le piante nel depurare l’aria, notoriamente poco salubre, degli ambienti al chiuso in cui viviamo e lavoriamo per ore e ore ogni giorno. Sicuramente, però, danno un loro contributo al miglioramento della qualità dell’aria al chiuso e della percezione che di questi spazi l’uomo ha”.

Oggi si parla molto del microcosmo, di cosa si tratta nello specifico?
“Il Microcosmo ENEA-FOS (ENEA sai cosa è, FOS S.p.A. è il partner privato che ha sviluppato con noi la tecnologia ingegneristica e che è comproprietaria con noi del brevetto) è una tecnologia per allevare piante in laboratorio come se esse fossero in pieno campo. O almeno fa questo con una capacità di riproduzione dell’ambiente naturale intorno alla pianta, terreno compreso, molto meglio di una qualunque camera climatica, quindi è un apparato da laboratorio per fini tecnico scientifici. Il sistema consente di controllare, anche da remoto, i principali fattori ambientali che agiscono sulla crescita e sullo sviluppo
dei vegetali, compresa la somministrazione di luce, e consente di modificare la gamma di
parametri ambientali controllati in funzione di particolari esigenze dell’operatore”.

Su cosa si basa questa nuova tecnologia?
“I principi che stanno alla base della sua tecnologia possono essere applicati per allevare piante al chiuso anche solo solo per fini domestici (alimentari, estetici, depurativi) e infatti stiamo lavorando a prototipi di questo tipo. É una ricerca tutta italiana che vede coinvolti, oltre a ENEA e FOS anche BECAR S.r.l., azienda del Gruppo Beghelli (multinazionale italiana), la quale cura lo sviluppo della parte illuminotecnica, che come puoi ben immaginare è anch’essa fondamentale. L’obiettivo quindi è mettere a disposizione del Sistema Paese tecnologie avanzate di laboratorio ma anche solide tecnologie applicative per l’allevamento di piante a al chiuso per fini produttivi e domestici”.

Come si presente la struttura di un microcosmo?
“L’apparecchiatura è modulare: il cuore è costituito dall’insieme di una camera destinata all’allevamento della parte aerea delle piante (camera epigea) e di una destinata all’allevamento della parte radicale (camera ipogea); le due camere sono isolate l’una
rispetto all’altra, sono accessibili indipendentemente e il controllo dei parametri ambientali e dello stato delle piante può avvenire in modo ergonomico in qualunque punto delle
due aree, riducendo al minimo lo stress per le piante stesse; i parametri ambientali nelle
camere sono gestiti e controllati indipendentemente e gli scambi gassosi tra esse avvengono solo attraverso la superficie del substrato in cui crescono le radici, come avviene in natura”.

Per quanto riguarda l’allevamento delle piante al chiuso, quali sono i benefici e quali i lati negativi?
“Rispetto ai sistemi tradizionali, basati su vasetti, la tecnologia del Microcosmo garantisce rese più elevate e consente di allevare piante di tipi anche molto diversi. Rispetto ai sistemi idroponici, spesso proposti come il futuro dell’agricoltura domestica e industriale, la tecnologia del Microcosmo garantisce rese meno elevate ma fa un uso della risorse di gran lunga più sostenibile! (vedi quanto ho scritto nella pubblicazione che ti ho mandata).

Quali sono i prossimi progetti?
“Nella mia visionarietà un po’ folle immagino che si possa portare agricoltura semplice, efficace e sostenibile nelle case, nei capannoni industriali magari ridando un po’ di naturalità a quei lager ovattati che sono i nostri agglomerati urbani. In questo modo si potrànno avvicinare anche le derrate alimentari ai luoghi di consumo. Magari allentando la pressione sui terreni agricoli supersfruttati che potrebbero tornare a essere coltivati in maniera più estensiva (= opposto di intensiva). Questo migliorerebbe anche la qualità dell’aria, non solo e non tanto per l’effetto depurante dell’aria esercitato direttamente dalle piante ma anche e soprattutto perché ridurrebbe quell’esercizio per il quale i prodotti della terra fanno giri assurdi il territorio (nazionale ma anche internazionale) bruciando combustibili fossili senza pietà prima di arrivare sulle nostre tavole. Nemmeno più freschi! Ovviamente questo genererebbe anche nuove filiere con ricadute occupazionali”.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.