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Martucci e Mazzi: “Vi spieghiamo l’importanza di ’40 giorni di preghiera per la vita’”

“40 giorni per la vita” (40 days for life) è una campagna internazionale di 40 giorni che mira a porre fine all’aborto attraverso la preghiera e il digiuno, la sensibilizzazione della società e una veglia pacifica dinanzi agli ospedali e alle cliniche in cui si pratica l’aborto. 40 giorni per la vita – già diffusa in circa 60 Paesi nel mondo e conosciuta attraverso il successo del film Unplanned (disponibile su Youtube) – arriva per la prima volta anche in Italia, a Modena.

Dal 27 settembre al 5 novembre, dalle 7:00 alle 19:00 la preghiera per la vita verrà svolta di fronte la Policlinico di Modena, in area Largo del Pozzo. 

Interris.it ha intervistato Maria Sole Martucci, responsabile della comunicazione per la Campagna 40 Giorni per la vita, e Andrea Mazzi vice responsabile della comunicazione della Campagna. Andrea Mazzi è anche membro della Comunità Papa Giovanni XXIII (APG23) fondata da don Oreste Benzi, il sacerdote dalla tonaca lisa in prima linea contro gli aborti e per la difesa degli ultimi e dei poveri.

Maria Sole Martucci, responsabile della comunicazione per la Campagna 40 Giorni per la vita, e il vice responsabile Andrea Mazzi

L’intervista a due voci a Maria Sole Martucci e Andrea Mazzi

Come è nata 40 days for life?

Maria Sole Martucci: “L’iniziativa è nata in Texas nel 2004 quando quattro giovani locali, uno dei quali era scampato ad un aborto, si sono ritrovati insieme e si sono detti: ‘dobbiamo fare qualcosa di più per chiedere aiuto al Signore e per smuovere le coscienze per cambiare le cose sull’aborto’. Hanno pregato e hanno deciso che dovevano iniziare a pregare per 40 giorni consecutivi davanti alle cliniche in cui si praticano gli aborti. Da lì è nata questa iniziativa che ha avuto un successo oltre ogni aspettativa, ed ora si svolge in più di 60 Nazioni. Da quest’anno anche in Italia, partendo da Modena, grazie ad una volontaria che ha vissuto in America e in Gran Bretagna dove ha avuto modo di partecipare agli eventi. Rimanendo colpita dalla forza della preghiera e dalla viva partecipazione delle persone”.

Qual è lo specifico di 40 giorni per la vita?

Maria Sole: “Lo specifico di questa iniziativa sta in due importanti fattori: il primo è la volontà di mandare un messaggio di speranza e di accoglienza per chi vive le difficoltà di un momento di sofferenza e solitudine; e il secondo è la preghiera che porta pace e invoca aiuto da Dio. Il fine è cambiare piano di comunicazione e parlare al cuore delle persone per comunicare fiducia a questa società sazia e disperata. Inoltre, seppur organizzata da un gruppo di persone volontarie appartenenti a diverse associazioni, la campagna coinvolge anche altre confessioni religiose cristiane, oltre a quella cattolica”.

Quali sono gli obiettivi che si prefigge questa iniziativa?

Andrea Mazzi: “Gli obiettivi sono molteplici. Il primo e più importante è quello finale: preghiamo per la fine dell’aborto nella nostra comunità e nel mondo intero. Questo perché riteniamo che l’aborto rappresenti un’ingiustizia verso i bambini: nessuno di noi, se fosse stato abortito, sarebbe qui oggi a far sentire la propria voce. E’ giusto essere voce di quei bimbi la cui vita è stata interrotta. E’ bene sottolineare che l’aborto è un’ingiustizia anche per le madri: la medicina ha ormai evidenziato con chiarezza quante ferite – non solo fisiche, ma anche psichiche e psicologiche – procuri l’aborto su una donna. Come membro dell’Associazione Papa Giovanni XXIII ho avuto modo di ascoltare il grido di sofferenza di tantissime donne che, per motivi vari – povertà, paura del futuro, rischio di perdere il lavoro o perché costrette dal compagno – hanno abortito. Queste donne si portano una ferita profonda e un dolore per tutta la vita. A volte, il rimpianto ha portato a forme di depressione e autolesionismo. Non è giusto che questo prosegua nell’indifferenza generale. Inoltre, l’aborto è un’ingiustizia anche per la società intera perché perdiamo pezzi del nostro futuro: al policlinico di Modena – il luogo dove ci fermiamo a pregare – nel 2021 sono stati fatti 566 aborti. E’ un numero altissimo. Poi ci stupiamo delle culle vuote, delle scuole che chiudono, delle pensioni basse e della popolazione italiana sempre più vecchia. L’obiettivo principale di 40 giorni per la vita è che tutto questo finisca”.

Perché pregare davanti alle cliniche e agli ospedali “salva delle vite?”

Andrea: “Pregare serve per due aspetti. Da un lato tante persone (e questo è anche l’esperienza della preghiera che la Papa Giovanni fa da decenni davanti agli ospedali) venendo lì e vedendo le persone che pregano si svegliano rispetto a quello che stanno per fare e comprendono quanto possa essere sbagliata questa scelta. Quindi chi sta andando ad abortire può avere – vedendoci pregare – un ultimo momento di riflessione e magari cambiare idea. Serve inoltre per avviare una presa di consapevolezza maggiore da parte della società tutta così che si cambi l’atteggiamento di fronte alle maternità difficili: di accoglienza e non di rifiuto o di indifferenza. Il problema dei tanti aborti non è solo la povertà della madre, ma l’indifferenza di chi le sta intorno: marito, colleghi, amici, familiari, a volte medici. Se invece si risvegliassero le coscienze, ci sarebbe una risposta diversa. Quante volte abbiamo sperimentato come spesso basti solo un incoraggiamento, un dire ‘dai, è possibile accogliere la gravidanza anche in una situazione difficile, ci sono tanti che ce l’hanno fatta’ per cambiare la storia di una mamma e del suo bimbo! E invece questo sostegno non lo dà nessuno. Per questo preghiamo davanti agli ospedali: per dire ‘non sei sola, noi ci siamo’”.

Cosa chiedete alle istituzioni e alla società civile?

Maria Sole: “Chiediamo il coraggio di sostenere la vita affrontando le incognite del futuro e dando segnali positivi con aiuti concreti alle famiglie e anche alle donne sole che tante volte pensano all’aborto perché non vedono alternative”.

Milena Castigli

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