Gli insegnamenti del passato per evitare una escalation militare

L'intervista di Interris.it al professor Giovagnoli nell'anniversario della dissoluzione del Patto di Varsavia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:01
14 maggio 1955, firma del Patto di Varsavia (Photo credit should read -/AFP/Getty Images)

Il Patto di Varsavia fu un’alleanza politico-militare e un’organizzazione di mutua assistenza fra l’Unione Sovietica e le democrazie popolari dell’Est europeo, operativa dal 1955 al 1991 Essa fu la conseguenza del desiderio dell’URSS di rafforzare il proprio controllo sui Paesi satelliti, già operante attraverso una serie di accordi bilaterali di alleanza, di riarmare la Repubblica Democratica Tedesca e rappresentò una risposta politica al riarmo della Repubblica Federale Tedesca che era stato consentito dopo l’accesso della stessa nella Nato caldeggiato dagli Stati Uniti in seguito agli Accordi di Parigi e di Londra siglati nel 1954. Interris.it, in occasione dell’anniversario della dissoluzione del Patto di Varsavia avvenuta il 31 marzo 1991 e considerata l’attuale situazione in Ucraina, ha intervistato il professor Agostino Giovagnoli, docente ordinario di Storia contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore ed autore di molteplici pubblicazioni.

 

I leader di DDR e RFT nel 1987 (immagine Ansa)

L’intervista

Il 31 marzo del 1991 vi fu la dissoluzione del Patto di Varsavia. Quando fu istituito, quale fu la sua funzione, che significato ebbe?

“Il Patto di Varsavia è stato istituito nel 1955, pochi giorni dopo che la Repubblica Federale Tedesca, ossia la Germania occidentale, era entrata a far parte della Nato e aveva cominciato ad armarsi. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale e il lungo periodo di transizione sino al 1949, era nata la Repubblica Federale Tedesca e la Germania era stata definitivamente divisa in due, quella occidentale e quella orientale. Alcuni anni dopo – nel 1955 – la Germania Occidentale entrò a far parte della Nato e in risposta a questa decisione occidentale venne formato il Patto di Varsavia. Bisogna ricordare che, per molto tempo, l’Unione Sovietica tentò di evitare questa soluzione: non voleva che la Repubblica Federale Tedesca si riarmasse e propose un patto di sicurezza europeo che comprendesse tutti i paesi, sia del blocco occidentale che orientale, ma tutti questi tentativi furono respinti dalla parte occidentale”.

La Nato e il Patto di Varsavia hanno rappresentato i due schieramenti opposti della guerra fredda, in che modo si sono fronteggiati? Quali sono stati i momenti di maggiore tensione tra i due blocchi?

“Nato e Patto di Varsavia si sono fronteggiati ma fortunatamente mai sul terreno, ossia non c’è stato mai nessuno scontro militare, anche se i due blocchi in qualche modo, hanno partecipato a dei conflitti, ma fuori dall’Europa; in altri contesti, quali ad esempio in Medioriente e Asia sud-orientale – Corea e Vietnam – ma, appunto, non come Nato e Patto di Varsavia in Europa. Questo ha permesso di evitare, durante tutto il periodo della guerra fredda, la cosa più temuta, ossia lo scontro in Europa. Certo, vi sono stati momenti di tensione, forse quello più forte si è verificato in corrispondenza della costruzione del Muro di Berlino nel 1961. In realtà poi, passato il primo momento, si è capito che la costruzione di tale muro aveva proprio lo scopo di stabilizzare la situazione, sia pure con un grande sacrificio per la popolazione tedesca e di Berlino. Dal punto di vista degli equilibri internazionali, tale costruzione, aveva un intento di stabilizzazione della situazione, la quale poi, è andata verso un crescendo di distensione, che ha raggiunto il suo culmine nel 1975 con il Trattato di Helsinki e con la nascita dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa che comprendeva e comprende ancora paesi dell’Europa occidentale e orientale”.

La costruzione del Muro di Berlino (immagine Ansa)

Quali conseguenze ha avuto sulla Russia e sui paesi dell’est Europa la dissoluzione del Patto di Varsavia?

“Il Patto di Varsavia si è dissolto nel 1991 dopo che – nel biennio precedente – erano cominciati dei colloqui fra gli organismi dirigenti della Nato e quelli del Patto di Varsavia nella prospettiva di creare dei legami di cooperazione che avrebbero cambiato totalmente il significato delle due alleanze militari, facendo perdere loro la funzione di organizzare militarmente blocchi contrapposti. Il tentativo non è andato a buon fine anche perché, nel frattempo, i vari paesi del blocco sovietico, hanno cominciato a prendere ognuno la propria strada, finché anche l’Unione Sovietica nel dicembre 1991, si è dissolta. Quindi, dal punto di vista delle alleanze difensive, non c’è stato uno sviluppo ulteriore in quelle aree del mondo e, per certi aspetti, sotto questo profilo, è rimasto un vuoto, perché contemporaneamente la Nato ha continuato ad esistere mentre si sarebbe anche potuto immaginare che la Nato avesse compiuto il suo compito e che quindi i due blocchi potessero dissolversi in contemporanea. Ciò non è accaduto e questo certamente ha creato instabilità nell’area dell’Europa orientale e della Russia di cui ancora oggi vediamo le conseguenze”.

Ucraina

Oggi stiamo vivendo un momento di profonda tensione internazionale con la guerra in Ucraina, quale insegnamento possiamo trarre dal passato per giungere alla pace? Quale contributo possono dare i cristiani d’Europa in questo processo?

“Il raggiungimento della pace in Europa può essere perseguito immaginando un grande accordo sulla sicurezza fra tutti i paesi europei. In altre parole, si tratta della strada aperta dall’Accordo di Helsinki nel 1975 che è già andato in questa direzione ed ha prodotto alcuni effetti positivi che ancora perdurano. Bisogna riprendere quella strada, immaginare un accordo per la sicurezza che comprenda l’est e l’ovest, altrimenti non si esce da una situazione di instabilità, sospetti reciproci e di minacce vere o presunte. Vi sono ragioni geopolitiche profonde che esigono un’azione molto allargata che comprenda tutti i paesi dell’Europa occidentale e orientale, compresa la Russia. I cristiani possono fare molto per la pace perché gli stessi sono presenti in tutti questi paesi. Ciò costituisce un elemento di unità che attraversa i confini e crea vincoli di solidarietà che, in quanto tali, sono esattamente l’opposto, del conflitto e della guerra. Certo, è molto importante che, i cristiani parlino con una voce sola, trovando unità fra di loro e superando le divisioni confessionali con lo sviluppo dell’ecumenismo il quale è davvero una via maestra per la pace”.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.