Il giudizio che condanna la personalità: effetto pigmalione

Cosa si intende per effetto pigmalione? Quando si verifica? Ecco chi può rimanerne colpito e a cosa bisogna prestare attenzione

L’“Effetto Pigmalione” si verifica quando un educatore (insegnante o genitore), che nutre scarsa considerazione nelle capacità del discente o, viceversa, alta considerazione, finisce per trattarlo, inconsciamente, secondo il suo giudizio. Il bambino, a sua volta, può recepire il messaggio (infondato) e interiorizzarlo, tarpando le proprie aspirazioni o aumentando le proprie competenze. Il docente, quindi, deve essere attento a non far trasparire alcun giudizio. L’influenza può avvenire anche attraverso forme comunicative paraverbali (tono, ritmo, accento, volume) e non verbali (gesti, mimica del viso, postura e distanza interpersonale).

Pigmalione, cittadino, o forse re, di Cipro, si invaghì di una scultura rappresentante Afrodite, dea della bellezza. Per Ovidio, che lo raffigura come uno scultore, la statua era talmente bella che l’artista chiese e ottenne che divenisse reale. Lo scultore aveva modellato ciò che voleva. Allo stesso modo, un insegnante delinea la personalità e le competenze dello studente sino a convincerlo a migliorarsi o, al contempo, se la stessa nutre perplessità, a limitare l’apprendimento. Il vocabolario Treccani definisce Pigmalione “chi assume il ruolo di maestro nei confronti di persona rozza e incolta, spec. una donna, plasmandone la personalità, sviluppandone le doti naturali e affinandone i modi”.

Fu chiamato anche “Effetto Rosenthal”, poiché questo professore di psicologia sociale, insieme a Lenore Jacobson, preside di una scuola elementare, realizzò, nel 1965, un noto esperimento (Harvard Test of Inflected Acquisition), assegnando degli studenti a delle insegnanti, definendoli come i migliori risultanti dai test sul quoziente intellettivo. In realtà, i giovani erano stati selezionati a caso ma la considerazione che li precedeva, condizionò gli educatori, convinti di aver la crema degli studenti. Si innescò un processo che condusse tali ragazzi a eccellere sul serio, in una costruzione reciproca, di convincimento, di aspettative e di fiducia. L’esperimento ha avuto maggior successo poiché, data la giovane età degli allievi, non era consolidata una giusta personalità di se stessi.

La costruzione del sé, attraverso l’opinione del prossimo, inizia sin dalla socializzazione primaria, esercitata dalla famiglia e poi prosegue per quella secondaria, attraverso scuola, chiesa e gruppo dei pari. Fondamentale, dunque, il ruolo dei genitori, per valorizzare e stimolare la capacità dei figli senza pretendere prestazioni fuori dal normale; infondendo fiducia, rassicurando sulle capacità possedute, favorendo la ricerca, la curiosità, anche nell’approccio con un fenomeno nuovo e sconosciuto. Altre definizioni utilizzate, sono “fenomeno psicologico dell’aspettativa”, “effetto golem” o “effetto Pigmalione negativo”.

Molti usano la locuzione “profezia che si autoavvera” ma non si tratta di magia o di strani incantesimi, piuttosto di una convinzione (e di una suggestione) alla quale l’individuo può uniformarsi, sino a cambiare identità e comportamento e ad assumere il ruolo che la società o l’educatore gli pone. La discriminazione è dietro l’angolo, per questioni sociali, etniche, religiose e di censo. Può iniziare a produrre gli effetti nei primi anni di vita, a livello scolastico e proseguire nel tempo, in ambito sociale e lavorativo, limitando l’autostima del soggetto, rendendo gli ultimi sempre più ultimi.

Nel 2016, a proposito di autostima, Papa Francesco affermò “Non accettarsi, vivere scontenti e pensare in negativo significa non riconoscere la nostra identità più vera: è come girarsi dall’altra parte mentre Dio vuole posare il suo sguardo su di me, è voler spegnere il sogno che egli nutre per me. Dio ci ama così come siamo, e nessun peccato, difetto o sbaglio gli farà cambiare idea”.

La costruzione della fiducia in famiglia e nella comunità” è il titolo del volume scritto dal professor Andrea Pozzobon e pubblicato da “Mimesis” nel novembre 2020. Il volume studia il valore interazionista della fiducia e il ruolo, sempre più articolato, che ricopre nella costruzione del collante sociale.

Save the children (organizzazione non governativa per migliorare la qualità di vita dei bambini), il 3 ottobre scorso ha pubblicato, al link https://www.savethechildren.it/blog-notizie/report-mondiale-sull-istruzione-discutiamone-insieme, il nuovo Report dell’OCSE Education at a Glance 2022. Si legge “Fra il 2000 e il 2021 i livelli di istruzione in Italia sono cresciuti più lentamente della media dei Paesi OCSE. La quota di giovani fra i 25 e i 34 anni con un titolo di istruzione universitaria è cresciuta infatti di 18 punti percentuali (dal 10% nel 2000 al 28% nel 2021) rispetto a una crescita in media di 21 punti percentuali. […] Dopo essere salita al 31,7% durante la pandemia nel 2020, la quota di NEET tra i 25 e 29 anni in Italia ha continuato ad aumentare fino al 34,6% nel 2021. Tale quota è diminuita tra il 2019 e il 2020 dal 28,5% al 27,4% per i giovani tra 20 e 24 anni, ma è poi aumentata fino al 30,1% nel 2021. Questa situazione rischia di perpetuare il circolo vizioso che va dalla povertà economica a quella educativa, e viceversa. […] Elevata la percentuale di bimbi fra i 3 e i 5 anni che frequentano la scuola dell’infanzia (92%), un dato che colloca il nostro Paese al di sopra della media OCSE, anche se bisogna ricordare che il monte orario di insegnamento dell’Italia è inferiore alla media europea (rispettivamente 945 e 1071 ore), che si concretizza in una minore offerta oraria nelle regioni meridionali. Nei successivi gradi di istruzione il monte ore (744 alla primaria, 608 alle medie e 608 alle superiori) risulta comunque di poco sotto la media UE (rispettivamente 740, 659 e 642)”.

La rivista scientifica “Il TNPEE”, al link https://rivistedigitali.erickson.it/il-tnpee/archivio/vol-n-3/06_cerroni-et-al_tnpee_2022-1/, nel maggio scorso, sottolinea “L’effetto è stato ampiamente discusso e accertato in diversi settori, in modo particolare in ambito psicologico e pedagogico, e riconosce sul piano medico-clinico una declinazione nota come ‘effetto placebo’. Il placebo è una sostanza comunemente utilizzata nei test clinici come mezzo di confronto con un farmaco oggetto di valutazione; il placebo è dotato di una molecola priva di effetti biologici. Parlare di ‘effetto placebo’ significa riferirsi alle false credenze conseguenti l’assunzione di una sostanza innocua: il paziente, convinto dell’efficacia del rimedio, riferisce/ottiene miglioramenti in termini di salute pur non avendo assunto un farmaco”.

Le aspettative, condizionanti, che hanno riflesso a scuola, nel sociale e nel lavoro, possono essere positive oppure negative. In altri casi, soprattutto nella famiglia, possono rendersi esasperate e frutto di proiezioni egoistiche dei genitori che scaricano sui figli le proprie frustrazioni e i propri insuccessi avviandoli a una competizione insana e deleteria.

Alcuni “motivatori” sollecitano a circondarsi esclusivamente di persone che nutrano grandi speranze, in modo da influenzare positivamente la propria personalità. Cingersi, tuttavia, soltanto di persone e relazioni positive, non contribuisce a definire, in modo equilibrato, la personalità dell’individuo. Questo deve entrare in relazione con chiunque e, disponendo di razionalità, di autocontrollo e senno, costruire la sua sana personalità non solo sui complimenti altrui ma anche sulla scorta delle critiche e degli appunti mossi.

Il linguaggio è l’elemento fondamentale per la crescita, cognitiva, comportamentale e sociale del bambino, in cui lo stesso costruisce la propria identità (Ego) sulla base delle aspettative e comunicazioni che riceve dall’altro (Alter). La fase dello sviluppo cognitivo è molto delicata poiché il bambino non ha ancora strutturato il proprio Sé, dunque può accettare qualsiasi condizionamento, anche quello espresso da un insegnante che nutre sfiducia e che, anche indirettamente e inconsciamente, tenderà a plasmarlo verso un’aspettativa modesta. Il genitore, l’insegnante e l’educatore devono, senza pregiudizi, saper tirar fuori da ogni soggetto il meglio di sé, senza creare sottovalutazioni o sopravvalutazioni. Un bambino considerato meno capace, tenderà ad assumere questa etichetta e a modificare la propria identità, tenderà a convincersi di tali sue difficoltà.

Un’applicazione concreta di questo effetto si ha anche nelle relazioni di coppia, in cui l’esigenza o l’illusione di cambiare l’altro, possono produrre conseguenze negative. La questione è delicata poiché il fenomeno, responsabile di situazioni di bassa autostima nei piccoli, ha capacità di influenzare anche individui più adulti sia nel gruppo dei pari, sia nell’ambiente lavorativo.

Non occorrono motivatori e le loro ricette in 10 consigli utili per vincere nella vita; è necessaria una sana ed equilibrata stima di sé scevra da condizionamenti, che permetta di ascoltare e parlare e di attutire i colpi che, a livello lavorativo, tenderanno a sminuire. Occorre saper reagire a forzature di costruzioni della personalità e, al tempo stesso, non divenire generatore di attese nei confronti di qualcuno. Le aspettative tendono a modificare la realtà, a imporre e desiderare l’altro come si vuole, rischiando di non considerarlo per quello che è realmente. Non è necessario agire sempre in base a ciò che credono gli altri: un’equilibrata personalità permette di vivere in modo autonomo e libero, pronti a tollerare rischi e frustrazioni, nell’ascolto dell’alterità senza risultarne condizionati. Il prossimo non condiziona, aiuta, sia in forma attiva che passiva. Non si plagia né deve plagiare.

Ai gradini più bassi della società ci sono i più deboli, per i quali le condizioni svantaggiate, culturali, sociali, economiche e politiche, si sommano anche alla discriminazione e alle aspettative sempre più negative ed emarginanti, finendo, spesso, per convincerli di essere inferiori e non all’altezza.