Crisi Ucraina e tensioni Usa-Russia: cosa sappiamo in realtà

Intervista di Interris.it all'ambasciatore Armando Sanguini, senior advisor Medio Oriente e Nord Africa dell’ISPI

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“Sulla situazione in Ucraina non sappiamo quasi nulla, non abbiamo certezza di cosa stia accadendo davvero. C’è chi dice che la popolazione sia tranquilla, chi smentisce. Ma dove sta la verità? L’Ucraina, inoltre, sembrerebbe accusare l’Occidente di drammatizzare la realtà”. A parlare è l’ambasciatore Armando Sanguini, che ha ricoperto la carica di ambasciatore italiano in Tunisia e in Arabia Saudita e ora è senior advisor Medio Oriente e Nord Africa dell’ISPI, l’Istituto per gli studi di politica internazionale, intervistato da Interris.it in merito alla situazione Ucraina e alle tensioni tra Stati Uniti e Russia.

Le tensioni tra Russia e Ucraina

Le tensioni tra i due Paesi si sono inasprite nel novembre 2021, quando i primi soldati russi sono stati schierati lungo il confine. Per prevenire il rischio di un’invasione, le nazioni della Nato – l’alleanza militare che unisce Ue, Stati Uniti, Canada e altri Paesi Occidentali – hanno minacciato pesantissime sanzioni economiche alla Russia. Ma per capire cosa sta accadendo oggi, conviene fare qualche passo indietro negli anni. Nel 2014 il presidente ucraino e filorusso Viktor Yanukovych decide di sospendere l’accordo di libero scambio con l’Ue. Scattano forti proteste popolari, che lo costringono a lasciare il potere e scappare. Nella penisola di Crimea, abitata prevalentemente da russofoni, un gruppo di ribelli insorge e proclama l’indipendenza chiedendo, dopo un referendum vinto con oltre il 90 per cento dei voti, l’annessione alla Russia, annessione che Vladimir Putin immediatamente riconosce. Un’altra insurrezione armata esplode nella parte orientale del Paese, il Donbas, scatenando una guerra civile ancora in corso nelle province di Donetsk e Lugansk che ha causato già migliaia di morti. Sia l’Ucraina che l’Occidente hanno accusato la Russia di aver sostenuto la ribellione, ma Mosca ha sempre negato le accuse affermando che i russi che si sono uniti ai separatisti lo hanno fatto volontariamente.

Quell’accordo di pace non rispettato

Un accordo di pace del 2015, noto anche come Minsk II (il primo era stato firmato l’anno precedente ma era fallito) prevede, tra le altre cose, da una parte che Kiev assicuri autonomia alle regioni separatiste e amnistia per i ribelli e dall’altra il ritiro dei militari russi. L’accordo di pace non è stato rispettato e molte sono le questioni che restano irrisolte, anche perché Putin non vuole che l’Ucraina possa passare sotto il controllo della Nato. Ecco che tra le richieste della Russia c’è il passo indietro degli Stati Uniti per avere maggiore disponibilità e possibilità di movimenti, anche economici.

L’intervista

Ambasciatore, qual è la situazione ad oggi tra Ucraina, Russia e Stati Uniti?

“Stiamo osservando da almeno due mesi e mezzi i movimenti al confine ucraino, con una data della possibile invasione che viene spostata sempre un po’ più avanti. La mia domanda è questa: Biden e Putin si sono sentiti due giorni fa, avrebbero parlato per circa un’ora. Dal colloquio sono emerse solo due parole: Putin che accusa Biden di isteria, Biden che minaccia Putin di una punizione esemplare. Ma è possibile che il colloquio si sia ridotto solo a questo?. Si potrebbe pensare che il colloquio sia stato un po’ più articolato”.

Quali sono i possibili scenari che si potrebbero verificare?

“Io mi auguro che Putin non sia così sprovveduto e non invada l’Ucraina. Ci sono una serie di opzioni militare che vengono ben propagandate, un allarmismo che viene alimentato come se fosse un incendio: ogni tanto si getta benzina al fuoco. L’opzione guerra, al momento non è solo la più complicata ma anche la più inverosimile: i danni che la Russia patirebbe sono immensi, l’Ucraina risulterebbe un boccone indigesto: non si tratta di un ‘fazzolettino’ di terra, non è la Crimea; inoltre bisogna tener conto della sua capacità di difendersi, sta ricevendo armamenti da diversi fronti. Si potrebbe però verificare una sorta di ‘conflitto localizzato’ con il quale la Russia proverebbe a strappare il Donbas all’Ucraina. La terza opzione è che Russia e Stati Uniti continuino in questa prova di forza sperando che uno dei due molli, facendo un primo gesto di allentamento”.

In tutto questo scenario, dove si colloca il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj?

“La figura di Zelenskyj viene lasciata nell’ombra, mentre è proprio lui il protagonista di tutto ciò. Le due richieste di Mosca sono di rispettare i russofili e i russofoni dell’Ucraina, e di non portare la Nato sui nostri confini. L’Ucraina oggi non ha nessuno dei requisiti richiesti neanche per richiedere l’ingresso della Nato. Ora che male ci sarebbe se Zelenskyj rinunciasse a entrare nella Nato? Dobbiamo anche ricordare che, di fatto, non ci entrerebbe: per accettare un nuovo membro nell’alleanza militare serve l’unanimità che ad oggi non c’è”.

C’è una reale possibilità che la Russia invada l’Ucraina?

“Come dicevo prima l’Ucraina sarebbe un boccone troppo indigesto per la Russia. secondo la mia opinione, sono scarse le possibilità che si possa verificare un’invasione. Ci sarebbero ripercussioni devastanti per la Russia che non viaggia in ottime condizioni di salute. In tutto questo però c’è un rischio: quando ci sono oltre 120mila militari ammassati al confine – in realtà a 200 chilometri dal confine – con armamenti e missili, l’incidente può sempre capitare, provocato o no, da una parte o dall’altra. Potrebbe essere gli stessi ucraini russofili a provocarlo. Da una parte c’è Putin che non fa mistero della sua voglia di creare tensione, ma dall’altra parte ci sono gli americani che fanno altrettanto. Stanno giocando con il fuoco, ma qualcuno potrebbe bruciarsi. Nella storia dell’umanità, le scintille che hanno provocato i grandi conflitti non si contano. Ma qualcosa si potrebbe fare?

Cosa?

“L’Ucraina potrebbe decidere di dare autonomia al Donbas. Inoltre, l’Osce si è detta pronta a rivedere il formato Normandia in Turchia. Erdogan non vede l’ora di recitare la parte del pacificatore. Potrebbe essere questo il momento per riprendere il filo del dialogo”.

Al netto di tutte le considerazioni, Biden e Putin continuano a fare la voce grossa. Tutta una strategia per poi arrivare a una trattativa?

“Il rullo di tamburi diventa massimo per aprire lo scenario di una sorpresa, ma siamo arrivati al limite. Biden con questo atteggiamento sta cercando di recuperare consensi, ma è sotto al 40%. Se si dovesse arrivare alla guerra, anche in seguito alle sanzioni dell’Ue e degli Stati Uniti, la Russia entrerebbe in un mare di problemi, ne uscirebbe disintegrata. Comunque, sarebbe un disastro per tutti, Europa compresa”.

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