Vescovi filippini: “Ogni cristiano deve fare di tutto per impedire che ci siano vittime del traffico umano”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:46

“È compito di ogni cristiano fare di tutto per impedire che qualcuno sia vittima del traffico umano e per salvare quanti sono caduti nella tratta, affinché possano riprendere a vivere insieme alla propria famiglia, agli amici e alla comunità”. Così scrive nella sua lettera pastorale mons. Socrates B. Villegas, presidente della Conferenza dei vescovi filippina. Riprendendo quanto scritto nella Dichiarazione contro la schiavitù, firmata da Papa Francesco e da altri esponenti di altre religioni, il vescovo di Lingayen-Dagupan sottolinea che la carità e la compassione richiedono che “i cristiani esercitino ogni sforzo per liberare i trafficanti di esseri umani dai motivi e dalle seduzioni che li spingono verso il loro commercio illecito, per riportarli ad attività buone e benefiche”.

Secondo quanto riportato in una stima dell’International Labour Organizzation (Ilo), ogni anno 1 milione di uomini e donne filippine emigrano in cerca di lavoro e sarebbero circa 10 milioni le persone che si trovano all’estero per lavoro. Ma il dato più inquietante è quello che si riferisce ai soggetti che si trovano ai lavori forzati in fabbrica, in piantagioni, cantieri e pescherecci; non vengono quantificate quante persone sono in stato di schiavitù, ma nel rapporto è scritto che si tratta di un “numero significante”.

Nel territorio asiatico e in Medio Oriente, non è raro trovare molti che lavorano come domestici in case private e che spesso sono vittime di abusi e di violenze sessuali. “Dove sono quei vostri fratelli e sorelle resi schiavi? Dove sono quei vostri fratelli e sorelle che ogni giorno uccidete nei magazzini clandestini, nelle spire della prostituzione, nello sfruttamento del lavoro in nero? Dove sono quei bambini usati per chiedere l’elemosina?” chiede il vescovo Villegas prendendo spunto dal brano della Genesi in cui Dio chiede a Caino dove sia suo fratello. “Il Signore – conclude nella sua lettera il vescovo – è morto sulla croce per liberare il suo popolo non solo dalle catene del peccato, ma anche da quel male che va a caccia di ogni umana debolezza e della vulnerabilità del singolo e della società”.

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