Udienza, Papa: “La preghiera non sia un’attività decorativa, da teatro”

La preghiera del Papa: "Ci aiuti questa difficoltà a purificare un po’ il modo di vivere il Natale, che sia più religioso, più autentico, più vero"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:27

“Chi prega non lascia mai il mondo alle sue spalle”. Lo ha spiegato il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, trasmessa in diretta streaming dalla biblioteca privata del Palazzo apostolico e riportata da Sir.

“Se la preghiera non raccoglie le gioie e i dolori, le speranze e le angosce dell’umanità, diventa un’attività decorativa, un atteggiamento superficiale, da teatro, un atteggiamento intimistico”, il monito di Francesco: “Tutti abbiamo bisogno di interiorità: di ritirarci in uno spazio e in un tempo dedicato al nostro rapporto con Dio. Ma questo non vuol dire evadere dalla realtà”.

La preghiera

“Nella preghiera, Dio ci prende, ci benedice, e poi ci spezza e ci dà, per la fame di tutti”, ha spiegato il Papa, secondo il quale “ogni cristiano è chiamato a diventare, nelle mani di Dio, pane spezzato e condiviso”. “Cioè una preghiera concreta, che non sia una fuga”, ha aggiunto a braccio: “Così gli uomini e le donne di preghiera cercano la solitudine e il silenzio, non per non essere infastiditi, ma per ascoltare meglio la voce di Dio”.

“A volte si ritirano dal mondo, nel segreto della propria camera, come raccomanda Gesù stesso, ma, ovunque siano, tengono sempre spalancata la porta del loro cuore: una porta aperta per quelli che pregano senza sapere di pregare; per quelli che non pregano affatto ma portano dentro un grido soffocato, un’invocazione nascosta; per quelli che hanno sbagliato e hanno smarrito la via”.

“Chiunque può bussare alla porta di un orante e trovare in lui o in lei un cuore compassionevole, che prega senza escludere nessuno”, la tesi di Francesco, per cui ciascuno di noi nella preghiera “si fa cuore e voce di tanta gente che non sa pregare, che non prega, che non vuole pregare: noi siamo il cuore e la voce di questa gente, che sale a Gesù e sale al Padre, come un intercessore”.

Chi non ama il fratello non prega veramente

“Gesù  è il nostro intercessore, e pregare è un po’ fare come Gesù, è intercedere in Gesù al Padre, per gli altri”, ha detto, a braccio, il Papa. “Cristo davanti al Padre è intercessore per noi, prega facendo vedere al Padre le piaghe nelle sue mani”, ha spiegato ancora a braccio Francesco: “Quando preghiamo siamo in sintonia con la misericordia di Dio. In sintonia con il cuore di Dio, con la misericordia di Dio: questo è la preghiera”.

“Nella solitudine ci si separa da tutto e da tutti per ritrovare tutto e tutti in Dio”, ha ricordato il Papa: “Così l’orante prega per il mondo intero, portando sulle sue spalle dolori e peccati. Prega per tutti e per ciascuno: è come se fosse un’antenna di Dio in questo mondo. In ogni povero che bussa alla porta, in ogni persona che ha perso il senso delle cose, chi prega vede il volto di Cristo”.

“Alla preghiera sta a cuore l’uomo. Semplicemente l’uomo”, ha detto Francesco: “Chi non ama il fratello non prega seriamente. Chi non ama, non può pregare, perché manca lo Spirito e l’amore”. “Nella Chiesa, chi conosce la tristezza o la gioia dell’altro va più in profondità di chi indaga i massimi sistemi”, ha garantito il Papa: “Per questo motivo c’è un’esperienza dell’umano in ogni preghiera, perché le persone, per quanto possano commettere errori, non vanno mai rifiutate o scartate”.

“Noi non siamo migliori di nessuno, siamo tutti fratelli”

“Quando un credente, mosso dallo Spirito Santo, prega per i peccatori, non fa selezioni, non emette giudizi di condanna: prega per tutti. E prega anche per sé”, ha puntualizzato il Papa.

“In quel momento sa di non essere nemmeno troppo diverso dalle persone per cui prega”, ha proseguito Francesco: “Si sente peccatore, fra i peccatori, e prega per tutti. La lezione della parabola del fariseo e del pubblicano è sempre viva e attuale: noi non siamo migliori di nessuno, siamo tutti fratelli in una comunanza di fragilità, di sofferenze e nell’essere peccatori”.

Poi il Papa ha suggerito una preghiera, sulla scorta dei salmi: “Signore, nessun vivente davanti a te è giusto – nessuno di noi, siamo tutti peccatori –  siamo tutti debitori che hanno un conto in sospeso; non c’è alcuno che sia impeccabile ai tuoi occhi. Signore abbi pietà di noi!”.

“E con questo spirito la preghiera è feconda, perché andiamo con umiltà davanti a Dio a pregare per tutti”, ha commentato a braccio Francesco: “Invece il fariseo pregava in modo superbo: questo non è preghiera, questo è guardarsi allo specchio, truccato per la superbia”.

“Il mondo va avanti grazie a questa catena di oranti che intercedono, e che sono per lo più sconosciuti, ma non a Dio!”, ha esclamato il Papa: “Ci sono tanti cristiani ignoti che, in tempo di persecuzione, hanno saputo ripetere le parole di nostro Signore: ‘Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno’”.

Affrettare il passo verso il Natale vero

“Vorrei esortare tutti ad affrettare il passo verso il Natale, quello vero, cioè la nascita di Gesù Cristo”. È il saluto del Papa ai fedeli di lingua italiani collegati in streaming per seguire l’udienza.

“Quest’anno ci attendono restrizioni e disagi”, ha detto Francesco riferendosi all’emergenza sanitaria in corso: “Ma pensiamo al Natale della Vergine Maria e di San Giuseppe: non furono rose e fiori! Quante difficoltà! Quante preoccupazioni! Eppure la fede, la speranza e l’amore li hanno guidati e sostenuti. Che sia così anche per noi!”.

“Ci aiuti questa difficoltà a purificare un po’ il nostro modo di vivere il Natale, uscendo dal consumismo”, l’auspicio a braccio del Santo Padre: “Che sia più religioso, più autentico, più vero”.

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