“Non cercate 'like', abbiate il coraggio di accettate la sfida di Dio”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:16

Quali paure avete? Che cosa vi preoccupa più nel profondo?“. E' la domanda che Papa Francesco rivolge ai giovani nel suo Messaggio scritto in occasione della 33ma Giornata Mondiale della Gioventù, che sarà celebrata in ogni diocesi del mondo il 25 marzo, Domenica delle Palme. Esordisce sottolineando la grande coincidenza tra l'imminente Sinodo, che si celebrerà in Vaticano fra pochi mesi, e la Giornata Mondiale della Gioventù di Panama, in programma nel gennaio del 2019. Nel testo, suddiviso in quattro paragrafi collegati tra loro dal tema dell'Annunciazione, analizza le problematiche che i giovani di oggi sono costretti ad affrontare, ritrovando l'orogine di questa “paura” verso il futuro nel senso di inadeguatezza. Infonde speranza nei loro cuori, invitandoli ad accettare la chiamata “personale” che Dio rivolge a ciascuno. Infine, confida il suo desiderio di vedere affidate ai giovani maggiori responsabilità all'interno della Chiesa: “Voi giovani avete forza, attraversate una fase della vita in cui non mancano certo le energie. Impiegate questa forza e queste energie per migliorare il mondo, incominciando dalle realtà a voi più vicine”. 

Il rimedio alla paura

Il Papa fa notare quelle che i giovani di oggi sono costretti a vivere: il senso “di non essere amati, benvoluti, di non essere accettati” per quello che si è. Francesco ritrova le cause di queste paure: l'inadeguatezza. Sono tanti i ragazzi che “fanno continui 'fotoritocchi' delle proprie immagini, nascondendosi dietro a maschere e false identità, fin quasi a diventare loro stessi un 'fake'. C'è in molti l'ossessione di ricevere il maggior numero possibile di 'mi piace'. E da questo senso di inadeguatezza sorgono tante paure e incertezze”. Non solo: si ha paura di rimanere soli, di “non riuscire a trovare una soddisfacente affermazione professionale, di non veder realizzati i propri sogni”.

Timori, questi, presenti in molti giovani, sia credenti che non credenti.  Tanti i dubbi che sorgono nei cuori: “Forse Dio mi chiede o mi chiederà troppo. Se seguo la via che Dio mi indica, chi mi garantisce che riuscirò a percorrerla fino in fondo? Mi scoraggerò? Perderò entusiasmo? Sarò capace di perseverare tutta la vita?“. Secondo Francesco, in questi momenti, “si rende necessario il discernimento. Esso ci consente di mettere ordine nella confusione dei nostri pensieri e sentimenti, per agire in modo giusto e prudente”. Invitando a “identificare con chiarezza” le proprie paure e a “dare loro un nome”, il Papa spiega che “il lavoro di discernimento deve aiutarci a superarle aprendoci alla vita e affrontando con serenità le sfide che essa ci presenta”. “Per noi cristiani, in particolare – aggiunge -, la paura non deve mai avere l'ultima parola, ma essere l'occasione per compiere un atto di fede in Dio… e anche nella vita!”. Al contrario, “se alimentiamo le paure, tenderemo a chiuderci in noi stessi, a barricarci per difenderci da tutto e da tutti, rimanendo come paralizzati. Bisogna reagire! Mai chiudersi!“.

Una chiamata “personalizzata”

Per Bergoglio, il primo motivo per cui non bisogna avere paura “è il fatto che Dio ci chiama per nome. Dare nomi è proprio di Dio. Dietro il nome c’è un’identità, ciò che è unico in ogni cosa, in ogni persona, quell’intima essenza che solo Dio conosce fino in fondo”. E quando “chiama per nome una persona, Dio le rivela al tempo stesso la sua vocazione, il suo progetto di santità e di bene, attraverso il quale quella persona diventerà un dono per gli altri e che la renderà unica”. In altre parole, quella di Dio è una chiamata “personalizzata”, fatta su misura per ogni uomo. E proprio perché è “unica, la chiamata richiede da noi il coraggio di svincolarci dalla pressione omologante dei luoghi comuni, perché la nostra vita sia davvero un dono originale e irrepetibile per Dio, per la Chiesa e per gli altri”. Poi esorta: “Cari giovani, voi siete il 'tu' di Dio, preziosi ai suoi occhi, degni di stima e amati. Accogliete con gioia questo dialogo che Dio vi propone, questo appello che Egli rivolge a voi chiamandovi per nome”.

La strada della vocazione

Riferendosi poi al brano evangelico dell'Annunciazione, il Papa scrive: “Il motivo principale per cui Maria non deve temere è perché ha trovato grazia presso Dio“. E spiega: “Questa parola ci parla di amore gratuito, non dovuto. Quanto ci incoraggia sapere che non dobbiamo meritare la vicinanza e l’aiuto di Dio presentando in anticipo un 'curriculum d’eccellenza'. La grazia divina è continuativa, non qualcosa di passeggero o momentaneo, e per questo non verrà mai meno”. Essa, aggiunge, non mancherà mai di sostenere l'uomo, “soprattutto nei momenti di prova e di buio“. Ed è proprio questa presenza “continua della grazia divina” che “ci incoraggia ad abbracciare con fiducia la nostra vocazione”. La strada che ci viene chiesta di percorrere “non è priva di croci. Il sentimento di inadeguatezza accompagna il discepolo di Cristo fino alla fine, ma egli sa di essere assistito dalla grazia“. Ma ancora una volta, prosegue il Papa, ci vengono in aiuto le parole che l'angelo ha rivolto a Maria: “Ciascuno di noi è una storia amata da Dio. L’aver 'trovato grazia ai suoi occhi' significa che il Creatore scorge una bellezza unica nel nostro essere e ha un disegno magnifico per la nostra esistenza”. In questa prospettiva, “l’ignoto che il domani ci riserva non è una minaccia oscura a cui bisogna sopravvivere, ma un tempo favorevole che ci è dato per vivere l’unicità della nostra vocazione personale e condividerla con i nostri fratelli e sorelle nella Chiesa e nel mondo”.

Accettare la sfida

Dalla consapevolezza “che la grazia di Dio è con noi proviene la forza di avere coraggio nel presente: coraggio per portare avanti quello che Dio ci chiede qui e ora, in ogni ambito della nostra vita; coraggio per abbracciare la vocazione che Dio ci mostra; coraggio per vivere la nostra fede senza nasconderla o diminuirla”. E aggiunge: “Quando ci apriamo alla grazia di Dio, l’impossibile diventa realtà. La grazia di Dio tocca l’oggi della vostra vita, vi 'afferra' così come siete, con tutti i vostri timori e limiti, ma rivela anche i meravigliosi piani di Dio! Voi giovani avete bisogno di sentire che qualcuno ha davvero fiducia in voi: sappiate che il Papa si fida di voi, che la Chiesa si fida di voi! E voi, fidatevi della Chiesa!“. “Voi giovani avete forza, attraversate una fase della vita in cui non mancano certo le energie – prosegue -. Impiegate questa forza e queste energie per migliorare il mondo, incominciando dalle realtà a voi più vicine”. Poi confida: “Desidero che nella Chiesa vi siano affidate responsabilità importanti, che si abbia il coraggio di lasciarvi spazio; e voi, preparatevi ad assumere queste responsabilità”. Invita poi a contemplare “l’amore di Maria”, “un amore premuroso, dinamico, concreto. Un amore pieno di audacia e tutto proiettato verso il dono di sé”. Una Chiesa “pervasa da queste qualità mariane sarà sempre Chiesa in uscita, che va oltre i propri limiti e confini per far traboccare la grazia ricevuta”. La conclusione, è tutta rivolta alla Gmg di Panama: “Vi invito a prepararvi a questo nostro appuntamento con la gioia e l’entusiasmo di chi vuol essere partecipe di una grande avventura. La Gmg è per i coraggiosi! Non per giovani che cercano solo la comodità e che si tirano indietro davanti alle difficoltà. Accettate la sfida?”.

In un comunicato diffuso in contemporanea al documento papale, il Dicastero vaticano per i Laici, Famiglia e Vita spiega che “è significativo che questo Messaggio, pubblicato nella festa della Cattedra di San Pietro, sia stato firmato dal Santo Padre l'11 febbraio, memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, giorno in cui Sua Santità ha aperto le iscrizioni alla Gmg di Panama 2019“.

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