L'incoraggiamento del Papa al popolo malgascio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:43

Fihavanana, “lo spirito di condivisione, aiuto reciproco e solidarietà“. Parte da questo principio basilare della Costituzione malgascia il discorso di Papa Francesco alle autorità del Madagascar, seconda tappa del suo viaggio nell'Africa meridionale. E non è un caso perché, come affermato dallo stesso Santo Padre, tale concetto costituzionale “include anche l’importanza dei legami familiari, dell’amicizia e della benevolenza tra gli uomini e verso la natura. Così si rivelano 'l’anima' del vostro popolo e quei tratti peculiari che lo contraddistinguono, lo costituiscono e gli permettono di resistere con coraggio e abnegazione alle molteplici avversità e difficoltà che deve affrontare quotidianamente”. Un principio imprescindibile per un Paese che, dopo l'indipendenza, “aspira alla stabilità e alla pace, attuando un’alternanza democratica positiva che attesta il rispetto della complementarità degli stili e dei progetti”.

Lottare per i più deboli

Alle autorità del Madagascar, Papa Francesco ha ricordato che “la funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida continua per coloro che hanno la missione di servire e proteggere i propri concittadini, in particolare i più vulnerabili, e di favorire le condizioni per uno sviluppo dignitoso e giusto, coinvolgendo tutti gli attori della società civile”. Da qui, l'incoraggiamento a “lottare con forza e determinazione contro tutte le forme endemiche di corruzione e di speculazione che accrescono la disparità sociale e ad affrontare le situazioni di grande precarietà e di esclusione che generano sempre condizioni di povertà disumana”. Con una necessità: “Introdurre tutte le mediazioni strutturali che possano assicurare una migliore distribuzione del reddito e una promozione integrale di tutti gli abitanti, in particolare dei più poveri”. Inevitabile, in questo senso, un'attenzione “alla nostra casa comune” perché “non si tratta solo di trovare gli strumenti per preservare le risorse naturali” ma, ha spiegato citando la Laudato Sì, “di cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale“.

Il rischio ecologico

Azioni volte a tutelare un'isola come il Madagascar “ricca di biodiversità vegetale e animale“, minacciata però “dalla deforestazione eccessiva a vantaggio di pochi; il suo degrado compromette il futuro del Paese e della nostra casa comune. Come sapete, le foreste rimaste sono minacciate dagli incendi, dal bracconaggio, dal taglio incontrollato di legname prezioso. La biodiversità vegetale e animale è a rischio a causa del contrabbando e delle esportazioni illegali. È vero che, per le popolazioni interessate, molte di queste attività che danneggiano l’ambiente sono quelle che assicurano per il momento la loro sopravvivenza. È dunque importante creare occupazioni e attività generatrici di reddito che siano rispettose dell’ambiente e aiutino le persone ad uscire dalla povertà”.

Un compito di tutti

Un impegno che non riguarda solo i malgasci ma l'intera Comunità internazionale: “Molti suoi rappresentanti sono presenti oggi. Bisogna riconoscere che l’aiuto fornito da queste organizzazioni internazionali allo sviluppo del Paese è grande e che rende visibile l’apertura del Madagascar al mondo. Il rischio è che questa apertura diventi una presunta 'cultura universale' che disprezza, seppellisce e sopprime il patrimonio culturale di ogni popolo”. Per questo, ha spiegato, “dobbiamo prestare un’attenzione e un rispetto particolari alla società civile locale, al popolo locale. Sostenendo le sue iniziative e le sue azioni, la voce di coloro che non hanno voce sarà resa più udibile, così come le varie armonie, anche contrastanti, di una comunità nazionale che cerca la propria unità”.

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