“Lavorare per la pace e la riconciliazione”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:44

Desideri pace? Lavora per la pace“. E' l'invito che rivolge Papa Francesco ai 400 mila fedeli accorsi al Parco O'Higgins di Santiago del Cile, dove il Pontefice preside la Santa Messa, la prima di questo Viaggio Apostolico in Sud America. Al suo arrivo nella spianata, il Santo Padre viene accolto dalla folla festante. Francesco saluta i pellegrini con un giro del Parco a bordo della papamobile aperta, acclamato a gran voce tra canti corali e uno sventolio di bandierine del Cile e del Vaticano. Commentando il Vangelo proclamato nel corso della celebrazione, osserva: “di fronte alla rassegnazione che come un ruvido brusio mina i nostri legami vitali e ci divide, Gesù ci dice: beati quelli che si impegnano per la riconciliazione. Felici quelli che sono capaci di sporcarsi le mani e lavorare perché altri vivano in pace. Felici quelli che si sforzano di non seminare divisione”. In questo modo, aggiunge, “la beatitudine ci rende artefici di pace; ci invita ad impegnarci perché lo spirito della riconciliazione guadagni spazio fra noi. Vuoi gioia? Vuoi felicità? Felici quelli che lavorano perché altri possano avere una vita gioiosa“.

Un cuore “esperto” di ricostruzioni

Con un indiretto riferimento ai tanti disastri naturali e ai terremoti che hanno colpito il Paese, il Pontefice esclama: “Com'è esperto il cuore cileno di ricostruzioni e di nuovi inizi! Come siete esperti voi del rialzarsi dopo tanti crolli! A questo cuore fa appello Gesù; per questo cuore sono le beatitudini!”. Poi prosegue: “Le beatitudini nascono dal cuore compassionevole di Gesù che si incontra con il cuore di uomini e donne che desiderano e anelano a una vita beata; di uomini e donne che conoscono la sofferenza, che conoscono lo smarrimento e il dolore che si genera quando 'trema la terra sotto i piedi' o 'i sogni vengono sommersi' e il lavoro di tutta una vita viene spazzato via; ma che ancora di più conoscono la tenacia e la lotta per andare avanti; ancora di più conoscono il ricostruire e il ricominciare“. 

Francesco cita Neruda

Proseguendo la sua riflessione, sulle Beatitudini, il Pontefice cita un passo del poeta cileno Pablo Neruda: “Le beatitudini non nascono da atteggiamenti di facile critica né dagli 'sproloqui a buon mercato' di coloro che credono di sapere tutto ma non vogliono impegnarsi con niente e con nessuno, e finiscono così per bloccare ogni possibilità di generare processi di trasformazione e di ricostruzione nelle nostre comunità, nella nostra vita. Le beatitudini nascono dal cuore misericordioso che non si stanca di sperare”. “E sperimenta – aggiunge – che la speranza 'è il nuovo giorno, lo sradicamento dell'immobilità, lo scuotersi da una prostrazione negativa'“.

Il ricordo di mons. Henriquez

Il Papa ricorda poi “quel grande Pastore che ebbe Santiago, il quale in un Te Deum disse: 'Se vuoi la pace, lavora per la giustizia'. E se qualcuno ci domanda: 'Cos'è la giustizia?', o se per caso pensa che consista solo nel 'non rubare', gli diremo che esiste un'altra giustizia: quella che esige che ogni uomo sia trattato come uomo'”. Queste parole furono pronunciate dal cardinal Raul Silva Henriquez, in occasione di un Te Deum Ecumenico, celebrato il 18 settembre del 1977, quando in Cile vigeva la dittatura.

Seminare la pace

Infine, l'invito a “seminare la pace a forza di prossimità, a forza di vicinanza!“. E prosegue: “A forza di uscire di casa e osservare i volti, di andare incontro a chi si trova in difficoltà, a chi non è stato trattato come persona, come un degno figlio di questa terra. Questo è l'unico modo che abbiamo per tessere un futuro di pace – spiega -, per tessere di nuovo una realtà che si può sfilacciare”. Poi aggiunge: “L'operatore di pace sa che molte volte bisogna vincere grandi o sottili meschinità e ambizioni, che nascono dalla pretesa di crescere e 'farsi un nome', di acquistare prestigio a spese degli altri“. Cita poi San Alberto Hurtado: “L'operatore di pace sa che non basta dire: non faccio del male a nessuno, perché, 'Va molto bene non fare il male, ma è molto male non fare il bene'“. E conclude: “Costruire la pace è un processo che ci riunisce e stimola la nostra creatività per dar vita a relazioni capaci di vedere nel mio vicino non un estraneo, uno sconosciuto, ma un figlio di questa terra“.

Il vescovo di Osorno presente alla Messa del Papa

Tra i vescovi presenti alla celebrazione al Parco O'Higgins di Santiago, anche mons. Juan Barros, il discusso vescovo della diocesi cilena di Osorno. Le immagini televisive mostrano Barros nella tribuna d'onore riservata ai vescovi. A causa dei suoi presunti rapporti con il sacerdote Fernando Karadima, condannato sia dallo Stato che dalla Chiesa per abusi sessuali, è da tre anni che fedeli della sua diocesi chiedono la sua rimozione. Questa mattina, nell'incontro con le autorità, il Pontefice ha espresso “vergogna e dolore” per il male fatto dai ministri della Chiesa ai bambini; al termine del discorso, il presidente della Camera dei Deputati cilena, Fidel Espinoza, ha consegnato al Pontefice una lettera di questi fedeli, attraverso il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin. Alla vigilia del Viaggio Apostolico, la stampa cilena aveva pubblicato una lettera confidenziale, inviata da Papa Bergoglio alla Conferenza Episcopale locale due anni fa, nella quale il Pontefice discuteva la possibilità di chiedere le dimissioni di Barros

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