Francesco: “No al suicidio assistito, la vita è sempre sacra”

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La malattia è aggravata dalla carenza di umanità. La vita è sacra e appartiene a Dio, pertanto è inviolabile e indisponibile”, avverte il Papa. Il documento è firmato “Francesco, dal Vaticano, 3 gennaio 2020, Memoria del Santissimo Nome di Gesù“.E' l'intenso e accorato messaggio del Pontefice, reso noto oggi e scritto in occasione della 28° Giornata mondiale del malato, che come di consueto ricorre l’11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes

Per le strade di Galilea

“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”, dice Gesù e, secondo il Papa, “queste parole indicano il misterioso cammino della grazia che si rivela ai semplici e che offre ristoro agli affaticati e agli stanchi: esprimono la solidarietà del Figlio dell’uomo, Gesù Cristo, di fronte ad una umanità afflitta e sofferente. Quante persone soffrono nel corpo e nello spirito!”. Egli chiama tutti ad andare da Lui, “venite a me”, e promette loro sollievo e ristoro. “Quando Gesù dice questo, ha davanti agli occhi le persone che incontra ogni giorno per le strade di Galilea: tanta gente semplice, poveri, malati, peccatori, emarginati dal peso della legge e dal sistema sociale oppressivo– evidenzia Jorge Mario Bergoglio-.Questa gente lo ha sempre rincorso per ascoltare la sua parola – una parola che dava speranza. Nella 29° Giornata mondiale del malato, Gesù rivolge l’invito agli ammalati e agli oppressi, ai poveri che sanno di dipendere interamente da Dio e che, feriti dal peso della prova, hanno bisogno di guarigione. Gesù Cristo, a chi vive l’angoscia per la propria situazione di fragilità, dolore e debolezza, non impone leggi, ma offre la sua misericordia, cioè la sua persona ristoratrice”. E, aggiunge, Francesco, Gesù guarda l’umanità ferita. “Egli ha occhi che vedono, che si accorgono, perché guardano in profondità, non corrono indifferenti, ma si fermano e accolgono tutto l’uomo, ogni uomo nella sua condizione di salute, senza scartare nessuno, invitando ciascuno ad entrare nella sua vita per fare esperienza di tenerezza”.

Forme gravi di sofferenza

“Perché Gesù Cristo nutre questi sentimenti?”, si chiede Jorge Mario Bergoglio. “Perché Egli stesso si è fatto debole, sperimentando l’umana sofferenza e ricevendo a sua volta ristoro dal Padre- spiega il Pontefice- Infatti, solo chi fa, in prima persona, questa esperienza saprà essere di conforto per l’altro. Diverse sono le forme gravi di sofferenza: malattie inguaribili e croniche, patologie psichiche, quelle che necessitano di riabilitazione o di cure palliative, le varie disabilità, le malattie dell’infanzia e della vecchiaia”. In queste circostanze, secondo il Papa, “si avverte a volte una carenza di umanità e risulta perciò necessario personalizzare l’approccio al malato, aggiungendo al curare il prendersi cura, per una guarigione umana integrale”. Nella malattia la persona “sente compromessa non solo la propria integrità fisica, ma anche le dimensioni relazionale, intellettiva, affettiva, spirituale; e attende perciò, oltre alle terapie, sostegno, sollecitudine, attenzione, insomma, amore”. Inoltre, “accanto al malato c’è una famiglia che soffre e chiede anch’essa conforto e vicinanza”.

Stanchi e oppressi 

“Cari fratelli e sorelle infermi, la malattia vi pone in modo particolare tra quanti, “stanchi e oppressi”, attirano lo sguardo e il cuore di Gesù- afferma il Pontefice-. Da lì viene la luce per i vostri momenti di buio, la speranza per il vostro sconforto. Egli vi invita ad andare a Lui: “Venite”. In Lui, infatti, le inquietudini e gli interrogativi che, in questa “notte” del corpo e dello spirito, sorgono in voi troveranno forza per essere attraversate. Sì, Cristo non ci ha dato ricette, ma con la sua passione, morte e risurrezione ci libera dall’oppressione del male. In questa condizione avete certamente bisogno di un luogo per ristorarvi”. La Chiesa, prosegue Francesco, “vuole essere sempre più e sempre meglio la “locanda” del Buon Samaritano che è Cristo, cioè la casa dove potete trovare la sua grazia che si esprime nella familiarità, nell’accoglienza, nel sollievo: in questa casa potrete incontrare persone che, guarite dalla misericordia di Dio nella loro fragilità, sapranno aiutarvi a portare la croce facendo delle proprie ferite delle feritoie, attraverso le quali guardare l’orizzonte al di là della malattia e ricevere luce e aria per la vostra vita”. E, evidenzia Francesco, “in tale opera di ristoro verso i fratelli infermi si colloca il servizio degli operatori sanitari, medici, infermieri, personale sanitario e amministrativo, ausiliari, volontari che con competenza agiscono facendo sentire la presenza di Cristo, che offre consolazione e si fa carico della persona malata curandone le ferite“. Ma, avverte il Pontefice, “anche loro sono uomini e donne con le loro fragilità e pure le loro malattie. Per loro in modo particolare vale l'affermazione che “una volta ricevuto il ristoro e il conforto di Cristo, siamo chiamati a nostra volta a diventare ristoro e conforto per i fratelli, con atteggiamento mite e umile, ad imitazione del Maestro”.

L'appello del Papa agli operatori sanitari 

“Cari operatori sanitari, ogni intervento diagnostico, preventivo, terapeutico, di ricerca, cura e riabilitazione è rivolto alla persona malata, dove il sostantivo “persona”, viene sempre prima dell’aggettivo “malata”– sottolinea Jorge Mario Bergoglio-. Pertanto, il vostro agire sia costantemente proteso alla dignità e alla vita della persona, senza alcun cedimento ad atti di natura eutanasica, di suicidio assistito o soppressione della vita, nemmeno quando lo stato della malattia è irreversibile“. Infatti, puntualizza Francesco, “nell’esperienza del limite e del possibile fallimento anche della scienza medica di fronte a casi clinici sempre più problematici e a diagnosi infauste, siete chiamati ad aprirvi alla dimensione trascendente, che può offrirvi il senso pieno della vostra professione: la vita va accolta, tutelata, rispettata e servita dal suo nascere al suo morire“. Lo richiedono contemporaneamente “sia la ragione sia la fede in Dio autore della vita“, avverte il Papa. In certi casi, “l’obiezione di coscienza è per voi la scelta necessaria per rimanere coerenti a questo “sì” alla vita e alla persona. In ogni caso, la vostra professionalità, animata dalla carità cristiana, sarà il migliore servizio al vero diritto umano, quello alla vita”. E “auando non potrete guarire, potrete sempre curare con gesti e procedure che diano ristoro e sollievo al malato”.

La giusta autonomia

“Purtroppo, in alcuni contesti di guerra e di conflitto violento sono presi di mira il personale sanitario e le strutture che si occupano dell’accoglienza e assistenza dei malati– osserva il Papa-. In alcune zone anche il potere politico pretende di manipolare l’assistenza medica a proprio favore, limitando la giusta autonomia della professione sanitaria. In realtà, attaccare coloro che sono dedicati al servizio delle membra sofferenti del corpo sociale non giova a nessuno“. In questa 28° Giornata mondiale del malato, il Pontefice pensa “ai tanti fratelli e sorelle che, nel mondo intero, non hanno la possibilità di accedere alle cure, perché vivono in povertà“. Si rivolge, pertanto, “alle istituzioni sanitarie e ai governi di tutti i Paesi del mondo, affinché, per considerare l’aspetto economico, non trascurino la giustizia sociale“. Auspica che, “coniugando i principi di solidarietà e sussidiarietà, si cooperi perché tutti abbiano accesso a cure adeguate per la salvaguardia e il recupero della salute”. Ringrazia di cuore “i volontari che si pongono al servizio dei malati, andando in non pochi casi a supplire a carenze strutturali e riflettendo, con gesti di tenerezza e di vicinanza, l’immagine di Cristo Buon Samaritano”. E, conclude il Pontefice, “alla Vergine Maria, Salute dei malati, affido tutte le persone che stanno portando il peso della malattia, insieme ai loro familiari, come pure tutti gli operatori sanitari. A tutti con affetto assicuro la mia vicinanza nella preghiera e invio di cuore la Benedizione Apostolica“. 

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