Francesco, il Papa che da giovane voleva diventare “medico delle anime”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:00

Nel marzo scorso il rettore dell'Università di Salerno, Aurelio Tommasetti, aveva annunciato che avrebbe voluto conferire a Papa Francesco una laurea ad honorem in Medicina in quanto “medico delle anime”.

Rifiuntando il riconoscimento, il Pontefice avrà forse ripensato a quando era giovane; a quando, in Argentina, aveva detto a sua madre che sarebbe voluto diventare “dottore”. Quell'episodio lo ricorda oggi Maria Elena Bergoglio, sorella del Santo Padre, nel libro “L'altro Francesco. Tutto quello che non vi hanno mai detto sul Papa” (ed. Cantagalli, 2017), curato dalla vaticanista Deborah Castellano Lubov.

Il volume, di recente uscita, racconta la figura di Papa Francesco attraverso le voci di personalità della Curia Romana e della Chiesa Cattolica mondiale, parenti e amici di Jorge Mario Bergoglio. Tra questi spicca appunto la sorella del Vescovo di Roma, che abita ancora oggi a Buenos Aires.

Racconta che quando il giovane Jorge Mario annunciò a sua madre che sarebbe voluto diventare dottore, quest'ultima gli liberò una stanzetta della casa, per concedergli di studiare in tutta tranquillità. “Un giorno entrò nella stanza per fare le pulizie – prosegue ancora Maria Elena Bergoglio – e trovò solo libri di filosofia, teologia e latino e allora lo costrinse a dare subito delle spiegazioni”. La mamma sospettò che il figlio le avesse mentito, ma il futuro Papa rispose candidamente: “Mamma, non ti ho mentito, vorrei studiare Medicina per le anime“.

In tutto sono quattordici le interviste di cui si compone il libro. Il ritratto del Papa che ne emerge è vivido e variegato. Non fa difetto a questo lavoro lo spazio dedicato alla schiettezza. Parlando del rapporto con l'Islam, il Patriarca emerito di Gerusalemme dei latini, Fouad Twal, ammette che è stato “sorprendente” ascoltare da papa Francesco, in occasione del suo viaggio in Polonia, che “che la violenza esiste in tutte le religioni, cattolicesimo compreso”, suggerendo così che “esista una 'violenza cattolica'”. “Forse questo è sbagliato”, rileva Twal, perché “non c’è nessuna prova che testimoni l’esistenza di fondamentalisti cattolici all’opera in giro per il mondo”.

La prefazione del libro è affidata a Pietro Parolin, cardinale segretario di Stato vaticano. Il porporato invita il lettore a non sorprendersi del fatto che molti degli intervistati, alcuni dei quali ricoprono “cariche di alta responsabilità nell’organizzazione ecclesiale”, raccontano il “grande stupore” con il quale hanno vissuto il personale incontro con il Papa, “sentendosi accolti da uno sguardo – quello di Francesco – carico di affetto e di misericordia, sentimenti che fondano e costituiscono l’esperienza che l’uomo fa della sua dignità”.

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