Appello di Aiuto alla Chiesa che Soffre per la liberazione del missionario Macalli

La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre esorta a rompere il silenzio su quello che rischia di essere considerato un rapimento di serie B

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05

Sono trascorsi due anni dal sequestro di Padre Pier Luigi Maccali, missionario italiano della Società delle Missioni Africane rapito da jihadisti nella sua parrocchia di Bomoanga, diocesi di Niamey, in Niger. “Non si tratta di un evento isolato- afferma la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre-. I gruppi terroristici affiliati alla galassia islamista si stanno spostando dal Maghreb al Sahel. L’Isis sta riducendo la sua attività in Libia e Algeria mentre la incrementa, fra l’altro, in Niger. In quest’ultima nazione, a partire dal 2017, anche Al-Qaeda ha aumentato la propria azione criminale”.

Missionario in ostaggio

“Nella parte sud-orientale del Paese si sono registrate anche frequenti incursioni di Boko Haram, in particolare ad opera della fazione denominata Islamic State West Africa Province– prosegue Acs-. A ciò si aggiunga una situazione di diffusa povertà, che almeno in una certa misura può favorire il reclutamento di giovani da parte delle organizzazioni terroristiche. Nella nazione africana, composta per il 95,7% da musulmani, vi è un forte consenso sociale all’ipotesi di applicazione della sharia, la legge islamica. Per tutti questi motivi le piccole minoranze religiose, in particolare quella cristiana, sono particolarmente minacciate“. Aiuto alla Chiesa che Soffre, “considerato il quasi totale oblio che vergognosamente circonda il sequestro di padre Maccalli“, ricorda che “il nostro connazionale è tuttora drammaticamente disperso e chiede al governo italiano un rinnovato e sollecito impegno affinché sia quanto prima liberato in condizioni di sicurezza“.

Fratelli cristiani

Acs non si limita alla pubblica denuncia. “In Niger quest’anno stiamo sostenendo 104 fra sacerdoti diocesani, religiosi e religiose– riferisce la fondazione pontificia-. A tutela della loro sicurezza, eccezionalmente, a sottolineare quanto sia pericolosa la realtà per i nostri fratelli cristiani, non possiamo comunicare la diocesi di appartenenza. Padre Maccalli non deve essere considerato un cittadino-rapito di serie B. Per il solo fatto di essere un missionario cristiano che ha speso la vita per l’evangelizzazione in una nazione in cui dilaga la persecuzione”.

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