“Un mostro con l’apparecchio”, sui social insulti choc contro Yara Gambirasio

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Poteva essere la figlia di tutti, non sono stato io ad uccidere Yara“, si era difeso Massimo Bossetti, condannato anche in appello all’ergastolo per l’omicidio della giovane Yara Gambirasio. Una vicenda, quella dell’omicidio della tredicenne, che ha sconvolto l’opinione pubblica fin dal 2011, quando il copro della piccola atleta venne ritrovato senza vita nelle campagne di Bergamo, che non è passata in osservata sui social network.

Il post su Facebook

La figlia di tutti? Io un mostro così non lo vorrei manco morta“. Così un’utente di Facebook ha commentato senza pietà le vicende legate all’udienza del processo per Bossetti.  A notare i terribili commenti su Facebook, è stata la nota psicologa e criminologa Roberta Bruzzone che li ha fotografati per poi pubblicarli sul suo profilo. “Una che scrive tali bestialità contro una bambina assassinata e contro la sua famiglia non può certo passare ‘inosservata’…” ha scritto la Bruzzone. E in effetti i commenti della donna su Yara sono diversi e davvero agghiaccianti. “Una bambina brutta come Uga Fantozzi – scrive – voi non sapete nemmeno che razza di bastardo è il padre…” La donna non ha fatto marcia indietro nemmeno di fronte ai commenti di altri utenti che le hanno risposto indignati, ma anzi, ha continuato ad ironizzare sull’aspetto fisico e sull’apparecchio della tredicenne assassinata.

La condanna di Bossetti

Una camera di consiglio durata 15 ore quella della Corte d’Assise d’appello di Brescia. Un’attesa infinita al termine della quale, proprio allo scoccare della mezzanotte e mezza, è arrivata la sentenza: il verdetto dei giudici ricalca quello del primo grado e l’ergastolo per il muratore 47enne, accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio, è confermato. Il verdetto, emesso dopo un consulto iniziato alle 9:30 del mattino, è stato letto dal presidente della Corte, Enrico Fischetti.

L’omicidio di Yara

Una vicenda, quella della piccola Yara, che ha sconvolto l’opinione pubblica italiana, fin da quel freddo 26 febbraio del 2011, quando il corpo senza vita della tredicenne venne ritrovato privo di vita nelle campagne della provincia di Bergamo. La giovanissima ginnasta era scomparsa il 26 novembre precedente, mentre tornava dalla palestra dove svolgeva i suoi quotidiani allenamenti: tre mesi di paura, angoscia e apprensione per la famiglia di Yara che, in breve, si trasformano in un incubo. Dal fermo del marocchino Mohamed Fekir, avvenuto il 5 dicembre 2010 per presunte connessioni con il delitto ma con successiva archiviazione per la sua totale estraneità ai fatti, fino al ritrovamento del corpo, massacrato a colpi di coltello e abbandonato, ancora in vita, al gelo della notte lombarda, in un campo di Chignolo d’Isola, nei pressi di Brembate.

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