E’ positivo, ma mostra un falso referto per costringere i dipendenti a tornare a lavoro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:06

Ha manomesso un referto e lo ha mostrato ai suoi dipendenti per convincerli che era negativo al coronavirus e quindi farli tornare al lavoro. E’ questo il motivo per cui un 50enne è stato denunciato dalla polizia a Roma.

Cosa è successo

La vicenda ha come teatro un’azienda del quartiere Aurelio/Monteverde gestita da due soci. Uno dei due è risultato positivo al coronavirus e – come da protocollo – l’altro titolare e i dipendenti si sono immediatamente sottoposti al tampone.

I dipendenti, risultati tutti negativi, hanno chiesto al titolare di conoscere l’esito del suo test. Dopo un po’ di titubanza, l’uomo ha inviato loro, tramite Whatsappa, la foto di un referto che lo dichiarava negativo. L’azienda, quindi, ha riaperto i battenti e i dipendenti hanno continuato a lavorare a stretto contatto con l’uomo.

Le indagini

Sulla vicenda, però, hanno indagato gli investigatori del Distretto Aurelio, diretto da Alessandro Gullo. I poliziotti hanno acquisito presso una vicina struttura sanitaria il vero referto del tampone dell’uomo, cioè quello che ne confermava la positività al Covid-19, ed il relativo consenso informato sottoscritto dal 50enne che, tra le altre cose, lo obbligava all’isolamento domiciliare.

Il documento era in tutto e per tutto identico a quello che l’uomo aveva mostrato ai suoi dipendenti, tranne che nella parte manomessa. Il titolare è stato denunciato in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria. I dipendenti hanno ripetuto il tampone ed uno tre ora è risultato essere positivo al coronavirus.

Lucrare sulla salute altrui

E’ veramente ignobile il comportamento dell’uomo che, oltre ad aver messo in pericolo la sua salute, ha compromesso anche quella di un suo dipendente. Non si sa quali potranno essere le conseguenze di questo gesto né come sarà il decorso della malattia del dipendente. In questo periodo così delicato e pericoloso per la salute e la tenuta sociale ed economica del Paese, ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte per cercare di bloccare i contagi da coronavirus. Ma se non verranno prese seriamente le responsabilità a cui siamo chiamati e si continuerà a lucrare sulla salute altrui pur di tenere aperte le attività, sarà difficile anche solo pensare di poterne uscire molto presto.

 

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