Pedofilia: Polizia postale, nel 2020 +110% dei reati online

La Polizia postale nel 2020 ha anche bloccato 38mila siti web contro il terrorismo e scoperto 98mila casi di truffe online

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:19

Nel 2020 si è registrato un aumento di circa il 110% dei reati relativi allo sfruttamento sessuale e dell’adescamento di minori online, per i quali sono stati eseguiti 69 arresti e denunciate 1.192 persone.

E’ uno dei dati emersi dal resoconto annuale della Polizia postale che sottolinea il proprio “ruolo centrale” nella lotta a queste attività criminali attraverso il Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online.

Il rapporto annuale della polizia postale

Dall’inizio della pandemia di coronavirus, la Polizia postale ha intensificato il monitoraggio della rete. Con la sospensione delle attività scolastiche e la conseguente attivazione della didattica a distanza, spiega un comunicato, molteplici sono state le segnalazioni relative a episodi di intrusione nelle piattaforme dedicate alla formazione degli studenti. La Polizia postale ha svolto “un assiduo monitoraggio anche sulle applicazioni di messaggistica istantanea, al fine di individuare i responsabili degli accessi non autorizzati, accertando la presenza di gruppi dedicati”.

Terrorismo: 36mila siti web monitorati nel 2020 contro la jihad

Sono circa 36mila gli spazi web monitorati nel 2020 per contrastare il proselitismo e la prevenzione dei fenomeni di radicalizzazione, e sono stati rimossi diversi contenuti inneggianti alla jihad.

E’ uno dei dati contenuti nell’annuale bilancio di attività della Polizia postale che, con i suoi investigatori, ha collaborato con altri organi di Polizia e di intelligence alla prevenzione e al contrasto dei fenomeni di eversione e terrorismo, a livello nazionale e internazionale, attraverso l’utilizzo di strumenti informatici e di comunicazione telematica.

Nell’ultimo anno, spiega un comunicato, sono proseguite le attività all’interno dei tavoli di lavoro internazionali per il contrasto del Cyberterrorismo, con il coordinamento di Europol e con il coinvolgimento di tutte le Forze dell’ordine degli Stati membri, nonché dei rappresentanti dei maggiori Internet Service Provider.

Fra questi, Telegram è il fornitore di servizi online che ha ricevuto la maggior parte delle richieste di rimozione e che ha allontanato dalla propria piattaforma una parte significativa degli attori chiave all’interno della rete di diffusione della propaganda dello Stato islamico.

Truffe: 98mila casi online nel 2020, molti su Dpi anti Covid

E’ arrivato a quota 98mila casi nel 2020 il fenomeno delle truffe online, come descritto dal bilancio dell’attività della Polizia postale che nei primi mesi dell’anno passato, in piena emergenza coronavirus, ha riscontrato “numerosi” episodi relativi alla vendita di dispositivi di protezione individuale, mascherine, guanti, liquidi igienizzanti, attraverso la proliferazione di numerosi siti di e-commerce truffaldini.

Come spiega il comunicato, riportato da Ansa, sono state anche raccolte molte segnalazioni e avviate altrettante attività d’indagine su false raccolte fondi avviate attraverso siti web apparentemente riconducibili ad enti ospedalieri o accreditate da falsi patrocini di istituzioni o enti pubblici.

Altre tipologie di truffe

Per quanto riguarda il falso trading online, la Polizia postale ha trattato 358 casi con oltre 20 milioni di euro di danno, e sono significativi anche i dati di altri fenomeni come il revenge porn (126 casi e 59 denunciati), la diffamazione on line (2.234 casi e 906 denunciati), lo stalking (143 casi, 7 arresti e 73 denunciate) e la cosiddetta ‘sextortion’ (636 casi una persona arrestata e 36 denunciate).

Particolarmente complessa, nota la Polizia postale, è stata l’attività di indagine sull’hate speech, con la trattazione di numerose segnalazioni di utenti attraverso il Commissariato di Polizia online, e un monitoraggio delle piattaforme social, con particolare attenzione per gli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.