Catanzaro, ecco come 41 medici evitavano di andare al lavoro durante il lockdown

Al momento, i 41 medici sono indagati per truffa e/o falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:17

La guardia di finanza di Catanzaro ha eseguito un decreto di sequestro preventivo per oltre 46mila euro nei confronti di 13 medici del servizio di emergenza del 118 che, durante il primo lockdown, si assentavano dal lavoro grazie a falsi certificati di malattia. Al momento 41 medici sono indagati per truffa e/o falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

Patologie riportate nei certificati del tutto inesistenti

A segnalare la situazione alle autorità è stato il dirigente del Servizio 118. Le indagini delle fiamme gialle hanno poi permesso di accertare che le patologie riportate nei certificati erano del tutto inesistenti e che numerosi medici compiacenti si erano prestati a diagnosticarle ai colleghi senza alcuna visita ma solo a seguito di richiesta telefonica.

Nello specifico un gruppo di medici si è accordato per dare luogo a una ritorsione ai danni dell’A.S.P. dopo la sospensione, e al contestuale recupero, di una speciale indennità, che sarebbe stata illegittimamente riconosciuta per anni anche in corrispondenza delle giornate di ferie.

I operatori del 118 hanno quindi creato un gruppo WhatsApp, dove si scambiavano messaggi lamentandosi della situazione e protestando, con la speranza che i disservizi provocati dalla loro azione potessero indurre a un ripristino dell’indennità.

Alcuni sanitari hanno, invece, deciso di assentarsi dal lavoro per il timore di contrarre il Covid-19, ovvero di trasmetterlo ai propri familiari, sottraendosi così ai propri doveri nel primo periodo di massima diffusione della pandemia. Diversi medici che si sono assentati dal lavoro hanno però continuato ad esercitare l’attività professionale privata.

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